'Braveheart' ovvero 'cuore impavido' e no, non è solo il film di Mel Gibson. A Perugia questo è il nome dell'operazione con cui si sta rendendo cardioprotetta la città. Un progetto importante per la salute pubblica nato con l'obiettivo di rafforzare e implementare la rete di cardioprotezione negli edifici comunali, negli spazi pubblici e sull’intero territorio cittadino. Un investimento concreto in termini di sicurezza, prevenzione e tutela della salute per far crescere la capacità di risposta della comunità in caso di emergenza.
Il progetto è stato proposto tempo fa tramite uno specifico ordine del giorno presentato dai consiglieri Fabrizio Ferranti, del gruppo Perugia per la Sanità Pubblica, e Federico M. Phellas, del gruppo Partito Democratico, con l’obiettivo di rendere Perugia una città sempre più sicura e pronta a rispondere alle emergenze sanitarie.
Attualmente in città sono stati già installati e attivati 18 nuovi defibrillatori, collocati in altrettante sedi comunali. Nei prossimi giorni sono previsti sopralluoghi tecnici per definire gli ulteriori aspetti autorizzativi con la Soprintendenza e l’allaccio all’alimentazione elettrica per altri 7 dispositivi, destinati a sedi comunali e che verranno posizionati all’esterno. Nel frattempo gli uffici sono al lavoro per definire nei dettagli il percorso tecnico-operativo necessario a completarne l’attivazione.
Un aspetto cruciale di 'Perugia Braveheart' sarà la formazione del personale comunale. In questi giorni infatti si procederà all'individuazione dei dipendenti disponibili a partecipare ai corsi di primo soccorso e all’utilizzo del defibrillatore. Il servizio verrà affidato e realizzato nel rispetto dei tempi tecnici necessari all’organizzazione di un’attività formativa di ampia partecipazione. Nell'ottica di implementare ulteriormente il progetto verrà inoltre coinvolto il terzo settore con le associazioni del territorio.
A spiegare in cosa consiste il progetto e gli ulteriori sviluppi sono stati i consiglieri Ferranti e Phellas da cui è partita la sollecitazione. "Perugia Braveheart è il risultato di una scelta politica precisa: investire sulla prevenzione e sulla salute come diritti fondamentali – ha affermato Ferranti –. Dotare la città di una rete diffusa di defibrillatori e formare il personale comunale significa rendere la comunità più consapevole, più preparata e più solidale. È un modello di sanità pubblica che mette al centro le persone e che vogliamo continuare a rafforzare, coinvolgendo anche il tessuto associativo e il terzo settore".
"Con Perugia Braveheart facciamo un passo avanti verso una città che si prende cura di sé in modo collettivo - ha dichiarato Phellas -. Non si tratta solo di installare strumenti salvavita, ma di costruire una vera cultura della prevenzione che attraversi uffici, scuole, quartieri e spazi pubblici. Il coinvolgimento del personale comunale e del terzo settore va esattamente in questa direzione: fare della cardioprotezione un patrimonio condiviso della nostra comunità".
Secondo i dati di Fondazione IRC (Italian Resuscitation Council) in Italia circa 60mila persone ogni anno sono colte da arresto cardiaco. Di queste sopravvivono soltanto 3.900. Un'emergenza sanitaria di fronte alla quale la tempestività dei soccorsi fa concretamente la differenza fra la vita e la morte.
In questo scenario, oltre a Perugia, anche altre città umbre stanno potenziando la rete della cardioprotezione. Recentemente, ad esempio, anche Orvieto ha varato un progetto specifico che prevede l'installazione di 12 nuovi defibrillatori, sia nel centro storico che delle frazioni oltre a corsi di formazione ad hoc, manutenzione e controlli periodici.
Rendere una città cardioprotetta con una rete capillare di defibrillatori facilmente accessibile e, parallelamente, formare i cittadini al loro utilizzo corretto, significa tutelare la salute pubblica promuovendo una cultura diffusa della prevenzione. Garantire la sicurezza sanitaria negli spazi pubblici è infatti un aspetto cruciale per la tutela del benessere nelle comunità.