17 Feb, 2026 - 19:20

Perugia, caso di meningite fulminante: decesso di una bambina di 5 mesi

Perugia, caso di meningite fulminante: decesso di una bambina di 5 mesi

Un fulmine a ciel sereno che ha squarciato il cuore di Perugia. Una corsa disperata al pronto soccorso, la speranza aggrappata alle cure intensive, poi il silenzio più doloroso. Una bambina di appena cinque mesi è morta per una meningite fulminante da Neisseria meningitidis, il batterio noto come meningococco. Una tragedia che ha sconvolto l’intera comunità e acceso nuovamente i riflettori su una delle infezioni batteriche più aggressive e temute.

Perugia, caso di meningite fulminante: decesso di una bambina di 5 mesi

Secondo quanto comunicato dalla Direzione aziendale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, i genitori si erano presentati nella tarda mattinata del 17 febbraio al pronto soccorso pediatrico per un quadro febbrile comparso nella notte. Le condizioni della piccola, tuttavia, sono precipitate in modo rapidissimo. I medici hanno disposto l’immediato trasferimento in Terapia intensiva neonatale, ma nonostante la tempestività dell’intervento e gli sforzi del personale sanitario, la situazione è degenerata fino al decesso.

La stessa Direzione sanitaria ha espresso “profondo cordoglio” e ha attivato immediatamente tutte le procedure previste in questi casi, inoltrando la notifica obbligatoria al servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Usl Umbria 1 per avviare l’indagine epidemiologica e le misure di profilassi. L’azienda ospedaliera, insieme alla direzione regionale e alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha manifestatosincero e sentito cordoglio e vicinanza ai genitori e ai familiari in questo momento di grande dolore, nel pieno rispetto della loro riservatezza”.

Cos’è la Neisseria meningitidis e perché può essere così pericolosa

La Neisseria meningitidis (pronuncia: /meninˈʤitidis/), conosciuta comunemente come meningococco, è un batterio Gram-negativo aerobio che colonizza esclusivamente l’essere umano. È l’agente eziologico della meningite batterica e di gravi forme di setticemia, definite meningococcemia, condizioni che possono evolvere in modo fulminante e mettere a rischio la vita in poche ore.

Scoperto nel 1880 da Giovanni Battista Ughetti e successivamente isolato e coltivato in vitro nel 1887 da Anton Weichselbaum, il meningococco rappresenta una delle poche forme di meningite batterica in grado di provocare epidemie su larga scala, in particolare nella cosiddetta “cintura della meningite” tra Asia e Africa. Non esiste un serbatoio animale: il batterio infetta esclusivamente l’uomo e si trasmette per via aerea attraverso secrezioni nasali e faringee, tramite goccioline di saliva.

Dal punto di vista microbiologico, la Neisseria meningitidis si presenta come un diplococco, cioè due batteri accoppiati con una tipica forma a chicco di caffè. In condizioni normali può essere presente nel rinofaringe di circa il 5-15% degli adulti sani, che diventano così portatori asintomatici. In questi casi il microrganismo convive senza provocare sintomi, comportandosi come un saprofita innocuo. Tuttavia, in determinate circostanze – legate a fattori immunitari, ambientali o genetici – può oltrepassare le barriere mucose, entrare nel circolo sanguigno e raggiungere le meningi.

Uno degli elementi chiave della sua pericolosità è la capsula polisaccaridica, che svolge un ruolo antifagocitario e consente al batterio di eludere il sistema immunitario. Esistono 13 sierogruppi differenti, ma quelli maggiormente responsabili di malattia invasiva sono A, B, C, Y e W135. Il sierogruppo B, in particolare, è stato a lungo difficile da contrastare con il vaccino a causa della somiglianza molecolare tra la sua capsula e alcune strutture presenti nelle cellule umane. Solo negli ultimi anni si è arrivati a una copertura vaccinale efficace anche contro questo ceppo.

Il meningococco possiede inoltre diversi fattori di virulenza: fimbrie e proteine di adesione che gli permettono di legarsi alle cellule epiteliali, proteine della membrana esterna (OMP), il lipo-oligosaccaride (LOS), una tossina potente capace di innescare una risposta infiammatoria sistemica, e un enzima chiamato IgA1-proteasi che neutralizza una parte degli anticorpi presenti nelle mucose. Una volta penetrato nel sangue, può diffondersi rapidamente e provocare danni multisistemici.

Dal punto di vista diagnostico, il “gold standard” è rappresentato dall’isolamento del batterio da liquido cerebrospinale (tramite puntura lombare) o da sangue, con successiva coltura in terreni specifici come agar-sangue o agar-cioccolato, in atmosfera arricchita con il 5% di CO₂. L’esame microscopico con colorazione di Gram e le analisi biochimiche consentono di confermare l’identificazione.All’esterno dell’organismo umano, la Neisseria meningitidis è fragile: è sensibile alle radiazioni UV, all’essiccamento e alle basse temperature. Questo spiega perché la trasmissione avvenga prevalentemente in contesti di stretta convivenza.

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Lorenzo Farneti
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