Quando i Carabinieri dell’aliquota presso la Procura della Repubblica hanno varcato la soglia dell’appartamento, non cercavano un arsenale - almeno non in quei termini. Erano partiti da un’indagine sulla prostituzione e sul possibile spaccio di stupefacenti, seguendo le tracce digitali e i movimenti sospetti di una coppia ecuadoriana e di un italiano che, secondo gli inquirenti, faceva da intermediario tra clienti, prostitute e fornitori di droga. Le perquisizioni, disposte dalla Procura di Perugia, riguardavano abitazioni, persone e dispositivi informatici - smartphone, pc, tablet - per dare corpo ai sospetti di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
È stato dentro quelle stanze che l’indagine ha cambiato scala. Oltre ai telefoni, al portatile, al tablet e alla documentazione ritenuta utile, i militari si sono trovati davanti più di 240 armi bianche: katane, asce, coltelli di ogni dimensione, fino a un apparecchio da mattazione completo di munizionamento, un inventario da collezione oscura più che da casa privata. Alla fine di quella giornata, due uomini e una donna del posto sono stati denunciati in stato di libertà per detenzione abusiva di armi e per i reati legati allo sfruttamento della prostituzione, mentre l’intero materiale finiva sotto sequestro negli uffici della Procura.

L’inchiesta, delegata all’Aliquota Carabinieri e coordinata dal Procuratore Raffaele Cantone, prende le mosse da un’informativa consegnata nei giorni scorsi. I militari del Comando Compagnia di Perugia avevano raccolto riscontri fattuali su un giro di prostituzione gestito da una coppia di origine ecuadoriana, con il supporto di un cittadino italiano. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione, svolgeva un duplice ruolo: trasportava clienti e prostitute e, su richiesta, forniva sostanze stupefacenti. Le utenze cellulari e i movimenti sospetti avevano già convinto la Procura a disporre perquisizioni mirate.
Ma nessuno, in Procura, si aspettava di incrociare i dati dell’indagine con un carico bellico. Quando i carabinieri hanno aperto armadi e ripostigli, la mole di acciaio è apparsa subito fuori scala. Oltre un centinaio di lame, alcune delle quali lunghe oltre mezzo metro, erano stipate insieme ad asce da lancio e coltelli da caccia. L’apparecchio da mattazione, solitamente impiegato per l’abbattimento del bestiame, è risultato funzionante e corredato di cartucce a proiettile captivo. Un dettaglio che ha fatto scattare l’aggravante della disponibilità di munizionamento.
“Non è frequente imbattersi in una concentrazione simile di armi bianche in contesti abitativi privati”, ha commentato il Procuratore Raffaele Cantone. “L’operazione dimostra come i traffici illeciti siano spesso intrecciati: la stessa abitazione può diventare luogo di sfruttamento e deposito di un potenziale arsenale. Ora dovremo capire se quelle armi fossero destinate alla vendita, a un uso personale o costituissero una garanzia nell’ambito di altri affari illeciti.”

Nel verbale di sequestro, gli investigatori hanno elencato con precisione ogni singolo pezzo. Accanto a katane di fattura artigianale e coltelli a serramanico di grosse dimensioni, spiccavano asce bipenne e repliche di armi storiche. L’apparecchio da mattazione, strumento vincolato a specifiche autorizzazioni di pubblica sicurezza, è stato rinvenuto in un vano accessorio insieme a una scatola di munizioni. I dispositivi informatici - tre smartphone, un computer portatile e un tablet - sono ora all’esame della polizia giudiziaria per estrarre chat, fotografie e contatti che possano ricollegare il nucleo familiare alla gestione della prostituzione o a eventuali cessioni di stupefacenti.
I tre indagati, difesi di fiducia, non hanno opposto resistenza al momento della perquisizione. La coppia ecuadoriana e l’uomo italiano risultano incensurati, sebbene alcuni precedenti amministrativi emergano per uno di loro. Le accuse, al momento, restano circoscritte al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e alla detenzione abusiva di armi. L’ipotesi di spaccio, pur presente nell’informativa iniziale, non ha ancora trovato riscontri diretti; gli investigatori non escludono, però, che dai dispositivi sequestrati possano emergere elementi utili anche su quel fronte.
L’intera operazione, conclusa nella tarda mattinata di oggi, sarà ora al vaglio del giudice per le indagini preliminari. Il fascicolo, ancora aperto, potrebbe allargarsi ad altre persone qualora dalle tracce digitali affiorassero connessioni con ambienti della criminalità comune o del collezionismo clandestino. Per ora, la città si interroga su come un’ordinaria perquisizione per prostituzione abbia potuto trasformarsi in una scoperta da oltre duecento lame. E su cosa, esattamente, accadesse in quell’appartamento oltre al traffico di corpi e, forse, di polvere.