31 Mar, 2026 - 17:00

Perugia, arresto minorenne per terrorismo. Parla la madre: "Si è rovinato la vita per ideali non suoi"

Perugia, arresto minorenne per terrorismo. Parla la madre: "Si è rovinato la vita per ideali non suoi"

Non è solo la cronaca di un arresto, è il fermo immagine di una deriva che corre sui fili invisibili della rete, trasformando una cameretta in provincia di Perugia in un potenziale avamposto del terrore. Un ragazzo di soli diciassette anni, pescarese di nascita ma umbro d'adozione, è stato prelevato ieri dai Carabinieri e trasferito in un istituto penale minorile. Le accuse pesano come macigni: propaganda e istigazione a delinquere per discriminazione razziale, etnica e religiosa, aggravate dal possesso di materiale finalizzato al terrorismo.

Non si parla di semplici "bravate" digitali, ma di un archivio dell'orrore meticolosamente organizzato. I militari hanno rinvenuto manuali tecnici per la costruzione di ordigni bellici, istruzioni per la fabbricazione di armi da fuoco e pericolosissimi vademecum su sostanze chimiche e batteriologiche. Il giovane era inserito nella "Werwolf Division", un gruppo Telegram intriso di ideologia neonazista e suprematismo ariano. Ma il dettaglio che fa gelare il sangue è l'obiettivo finale documentato dalle indagini: compiere una strage scolastica sulla falsariga del massacro della Columbine High School, per poi mettere fine alla propria vita. Un piano di morte covato nel silenzio di un borgo medievale, tra i libri di scuola e uno smartphone sempre acceso.

La verità di una madre tra sensi di colpa e il dubbio della "curiosità"

In questo scenario cupo, emerge la figura della madre del giovane, che in un’intervista rilasciata a La Repubblica cerca di ricomporre i pezzi di un figlio che non riconosce più nei verbali giudiziari. Le sue parole sono un misto di difesa estrema e amara rassegnazione, il ritratto di un genitore che si trova a combattere contro un nemico invisibile: l'algoritmo e le cattive compagnie virtuali. "Mio figlio non è un violento, rimarrò accanto a lui. Non accetto quello che ha fatto, si è rovinato il futuro per ideali che sono certa non sono i suoi", esordisce la donna, tentando di tracciare un confine netto tra le azioni del ragazzo e la sua reale natura.

La pressione investigativa non è stata un fulmine a ciel sereno. Già a luglio 2023 i Carabinieri avevano bussato alla loro porta per una prima perquisizione legata a fatti dell'anno precedente. Tuttavia, l'epilogo di questa mattina ha avuto un sapore diverso, più definitivo: "Stamani invece sono piombati alle 6 con i cani molecolari per cercare l'esplosivo, non c'era niente. È tutto sul cellulare che già avevano sequestrato". Nel racconto della madre c'è il momento straziante del distacco, quel silenzio carico di tensione mentre i militari setacciavano la casa: "Ha trattenuto le lacrime, come me. È rimasto in camera durante la perquisizione. Già in estate mi aveva detto: 'mamma vedrai che mi arrestano'. Ed è successo".

Il cuore della difesa materna risiede nell'ipotesi che il giovane sia rimasto incastrato in un meccanismo più grande di lui, una sorta di gioco di ruolo finito male. La donna riferisce che il figlio le avrebbe confessato di aver scritto atrocità sui social per paura, simulando un'affiliazione che non sentiva propria per evitare ritorsioni: "Ha finto di essere uno di loro". Ma è sulla possibilità di un massacro reale che il dialogo si fa serrato. Alla domanda diretta se avesse davvero intenzione di sparare ai suoi coetanei, il diciassettenne avrebbe risposto: "Mamma no, mai. Era curiosità". La madre sceglie di credergli: "Io gli credo, spero possa emergere presto dalle indagini".

Eppure, i segnali di un disagio profondo c'erano. La donna non punta il dito contro l'istituzione scolastica, definita attenta, ma fa "mea culpa" sulla gestione della vita digitale del figlio: "Do delle colpe a me perché non l'ho controllato bene sui social, gli chiedevo cosa faceva e mi fidavo di lui". Quel "nascondersi in cameretta con il telefonino" era diventato un muro invalicabile: "Lui si arrabbiava, mi diceva che interrompevo i suoi video". Un isolamento che era iniziato già tempo prima con l'interesse per movimenti come CasaPound, a cui la madre aveva cercato di opporsi vietandogli la partecipazione alle manifestazioni. Un tentativo di argine che, purtroppo, non ha fermato la deriva verso l'estremismo più oscuro della rete. Infine, l'ultimo saluto con il figlio, prima di essere portato via dalle forze dell'ordine: "Mi ha detto che si è pentito e che ha vissuto nella paura in questi mesi perché aveva compreso che ormai era nei guai. "Ho fatto una cosa grave", mi ha detto e adesso non c'è più soluzione. Ci siamo lasciati oggi guardandoci negli occhi, spero che questo incubo finisca presto".

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Lorenzo Farneti
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