06 Apr, 2026 - 14:30

Perugia, perseguita una giovane nonostante il braccialetto elettronico: scatta l’arresto per un 34enne

Perugia, perseguita una giovane nonostante il braccialetto elettronico: scatta l’arresto per un 34enne

Non c'è movente sentimentale, non c'è un passato comune, né l'ombra di una relazione finita male. C'è solo il vuoto pneumatico di un’ossessione unilaterale, quella che ha trasformato la vita di una commessa perugina in un incubo a occhi aperti. Il caso che ha scosso il capoluogo umbro nelle ultime ore non è la classica storia di stalking post-rottura, ma una forma ancora più subdola e inquietante di persecuzione: quella verso una perfetta sconosciuta. Un uomo di 34 anni, già gravato da precedenti e teoricamente "blindato" da un braccialetto elettronico, ha sfidato ogni limite imposto dalla legge pur di continuare a presidiare il marciapiede davanti al posto di lavoro della vittima. 

Il corto circuito della prevenzione: dal braccialetto elettronico alla fuga lungo la strada

La dinamica dei fatti racconta di un cortocircuito inquietante tra misure cautelari e spregiudicatezza criminale. L'indagato, un cittadino di origini nordafricane, aveva già ricevuto un provvedimento restrittivo chiaro: il divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla donna. Per garantire l'incolumità della vittima, il sistema giudiziario aveva predisposto il braccialetto elettronico, quel "guinzaglio digitale" che dovrebbe far scattare l'allerta non appena la distanza di sicurezza viene violata. La determinazione dell'uomo ha superato la tecnologia.

Stando ai rilievi delle forze dell'ordine, l'uomo si è letteralmente sfilato o ha manomesso il dispositivo, abbandonandolo lungo la strada come un inutile orpello, diventando così un fantasma per i radar della centrale operativa. La sua meta era sempre la stessa: l'esterno di quel negozio dove la donna lavora. La scena si è ripetuta con una puntualità agghiacciante: lei che esce dal turno di lavoro e si ritrova quegli occhi addosso, un'ombra che non avrebbe dovuto essere lì e che, in teoria, non poteva esserci. La prontezza della vittima nel chiamare il numero di emergenza ha permesso un intervento lampo della Polizia, che ha colto l'uomo in flagranza di reato, mettendo fine a una sequenza di appostamenti che stava logorando la sanità mentale e la sicurezza della lavoratrice.

Dalle misure blande al carcere: la risposta del Gip contro la sfida alle istituzioni

La decisione del Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) non si è fatta attendere e ha assunto i contorni di una risposta ferma non solo alla violenza privata, ma alla sfida lanciata alle istituzioni. Convalidando l'arresto, il magistrato ha disposto la custodia cautelare in carcere. Non si tratta solo di una misura punitiva, ma dell'unico strumento rimasto per garantire la sicurezza effettiva della vittima dopo che l'indagato ha dimostrato la totale inefficacia delle restrizioni domiciliari e tecnologiche.

Il passaggio dal monitoraggio elettronico alla cella evidenzia una criticità nel sistema delle tutele: quando lo stalker decide di "giocare a carte scoperte" rifiutando di obbedire ai segnali della tecnologia, solo le mura di una casa circondariale possono fungere da scudo reale. Per la donna, che per settimane ha vissuto nella paura di un uomo che non conosceva nemmeno per nome, finisce - almeno per ora - il tempo del terrore ad ogni fine turno. Resta però aperta la riflessione su come una persona con precedenti specifici possa riuscire a neutralizzare così facilmente un dispositivo di controllo, spingendo le autorità a riconsiderare i protocolli di gestione dei soggetti considerati ad alto rischio di recidiva nel breve termine.

La legge anti-stalking e il Codice Rosso: cosa rischia chi viola il divieto

Il quadro normativo che circonda questo caso è quello delineato dall'Articolo 612-bis del Codice Penale, che disciplina il reato di atti persecutori, e dalle successive integrazioni del cosiddetto Codice Rosso. La legge è stata pensata proprio per intervenire in quelle zone grigie dove la violenza non è necessariamente fisica, ma si manifesta come una pressione psicologica insostenibile. Chiunque cagioni un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero ingeneri un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto, rischia una pena che va da un minimo di un anno fino a sei anni e sei mesi di reclusione.

Nel caso specifico di Perugia, la posizione dell'indagato è aggravata sensibilmente da due fattori fondamentali. Il primo riguarda l'Articolo 387-bis c.p., introdotto per punire specificamente chi viola i provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Questa violazione porta con sé una pena autonoma che va dai sei mesi ai tre anni e mezzo di carcere. Il secondo fattore è la manomissione del braccialetto elettronico. Questo gesto non è solo un’aggravante morale, ma dimostra l’assoluta inidoneità di misure diverse dalla custodia cautelare in carcere, rendendo quasi automatico il passaggio al regime detentivo.

Inoltre, se lo stalking viene esercitato nei confronti di una persona con cui non vi era legame affettivo precedente, la giurisprudenza tende a essere particolarmente rigorosa nel valutare la pericolosità sociale del soggetto, poiché l'assenza di un pregresso relazionale indica un disturbo comportamentale o una criminalità predatoria che richiede un isolamento immediato. La combinazione di precedenti penali, violazione di misura cautelare e resistenza passiva alle prescrizioni del giudice delinea un profilo per il quale il legislatore prevede un cumulo di pene che, tra processo per stalking e per violazione dei divieti, può portare a una condanna definitiva di diversi anni di reclusione.

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Lorenzo Farneti
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