Un calvario durato dodici mesi, fatto di ossessione, violenza psicologica e una morsa che non lasciava spazio alla libertà personale. A Perugia, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nei confronti di un uomo, classe 1993, accusato di aver trasformato la vita della sua ex compagna in una prigione a cielo aperto. Il provvedimento, emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia su richiesta della Procura della Repubblica, segna un punto fermo contro una condotta che aveva costretto la vittima a stravolgere radicalmente le proprie abitudini quotidiane per un persistente stato di ansia e terrore.
Secondo quanto emerso dall’attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile perugina, il rapporto, iniziato come una normale frequentazione sentimentale, ha iniziato presto a incrinarsi a causa di un’escalation di aggressività. La vittima, in sede di denuncia, ha descritto un quadro inquietante: offese costanti, minacce esplicite e un controllo asfissiante che l’uomo esercitava su ogni aspetto della sua quotidianità.
Pressioni psicologiche costanti e intimidazioni continue, alcune delle quali verificatesi anche in contesti pubblici, hanno logorato il tessuto della relazione, spingendo la donna a interrompere definitivamente il legame, convinta di poter finalmente ritrovare la propria serenità. Tuttavia, quella che doveva essere la fine di un capitolo doloroso si è rivelata l’inizio di un nuovo, ben più pericoloso, capitolo di persecuzione sistematica.
La separazione non è bastata a placare l’indole dell’indagato, che non ha accettato la decisione della donna. È scattato così un accanimento fatto di telefonate incessanti e una vera e propria raffica di messaggi che, in una singola occasione, hanno superato il muro dei cento invii. A questo si aggiungevano continui pedinamenti nei luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, una strategia del terrore studiata per isolare la donna e annullare ogni suo spazio di indipendenza.
“La condotta è stata caratterizzata da un tentativo costante di monitoraggio che ha ingenerato nella vittima uno stato perdurante di ansia e paura”, si legge tra le righe del provvedimento investigativo. Un comportamento che, secondo le risultanze della Procura, non ha lasciato scampo alla giovane, costretta a vivere nel perenne timore di un nuovo incontro o di una nuova incursione nella sua sfera privata, arrivando a modificare le sue abitudini di vita per tentare di sfuggire all’assediante.
Ravvisando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e la necessità di scongiurare il concreto pericolo di reiterazione del reato, il Gip ha emesso l’ordinanza di applicazione della misura degli arresti domiciliari. Particolarmente significativa è la decisione di accompagnare la misura cautelare con il monitoraggio mediante l’applicazione del braccialetto elettronico, strumento tecnologico ormai fondamentale per garantire la sicurezza della vittima e il controllo effettivo dell’indagato durante la detenzione domiciliare.
Gli agenti della Squadra Mobile di Perugia, acquisito il provvedimento, hanno rintracciato l’uomo e, dopo le attività di rito, lo hanno sottoposto alla misura cautelare. L’operazione si inserisce nell’ambito dell’incessante lavoro della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia nel contrasto ai reati da "codice rosso", un impegno finalizzato a intercettare precocemente le situazioni di vulnerabilità e prevenire, con interventi tempestivi e risolutivi, tragici epiloghi in vicende di maltrattamenti e atti persecutori. La vicenda rimane ora sotto la lente degli inquirenti, che proseguono il lavoro per cristallizzare le responsabilità in vista del prosieguo dell'iter giudiziario.