La sua fuga si è chiusa tra i controlli di frontiera e i lampeggianti delle forze dell’ordine. All’Aeroporto Internazionale dell'Umbria San Francesco d'Assisi, a Perugia, è stato arrestato un cittadino albanese di 38 anni appena atterrato con un volo di linea proveniente dall’estero. Su di lui pendeva un provvedimento definitivo di carcerazione: una pena complessiva di 10 anni e 54 mesi emessa lo scorso 17 giugno dalla Procura generale presso la Corte di Appello di Firenze.
Un rientro in Italia che si è trasformato in un fermo immediato. I controlli documentali hanno fatto emergere la posizione dell’uomo, destinatario di una condanna importante e ormai esecutiva. Per lui si sono aperte direttamente le porte del carcere di Perugia.
L’operazione si è svolta nell’ambito delle attività di controllo presso lo scalo umbro. Una volta atterrato, il 38enne è stato sottoposto alle verifiche di rito. È in quel momento che è emerso il provvedimento di carcerazione a suo carico, legato a una condanna complessiva di 10 anni e 54 mesi, emessa il 17 giugno dalla Procura generale presso la Corte di Appello di Firenze.
Il sistema informatico delle forze dell’ordine ha segnalato immediatamente la presenza del titolo esecutivo. Da lì, il fermo e la notifica dell’ordine di carcerazione. Non si è trattato dunque di un arresto frutto di un inseguimento o di un’indagine sul campo, ma dell’esecuzione di una condanna già definitiva, che attendeva solo di essere resa operativa.
Dagli accertamenti effettuati, è emerso inoltre che il 38enne è gravato da numerosi precedenti penali, in particolare per reati in materia di stupefacenti. Un profilo giudiziario che ha inciso sulla quantificazione complessiva della pena e che racconta di un percorso criminale già segnato da precedenti condanne.
Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato accompagnato presso il carcere di Perugia, dove resta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria competente. Una procedura standard, ma dal forte impatto simbolico: l’arrivo in aeroporto come ultimo atto di una fuga o comunque di una fase di irreperibilità, chiusa con l’ingresso in istituto penitenziario.
I numerosi precedenti penali emersi a carico del 38enne delineano una recidiva che, nel sistema penale italiano, può incidere sia sulla determinazione della pena sia sulle modalità di esecuzione della stessa. La recidiva, infatti, è una circostanza che può comportare un aumento della sanzione e rendere più difficoltoso l’accesso a benefici penitenziari.
Ora la posizione dell’uomo entra nella fase esecutiva: la condanna non è più oggetto di giudizio, ma deve essere scontata. Il trasferimento nel carcere di Perugia rappresenta l’avvio concreto dell’espiazione della pena.
La possibilità che al 38enne possano essere aggiunti ulteriori anni da scontare dipende esclusivamente dall’esistenza di altri procedimenti penali pendenti o da eventuali nuove condanne definitive che dovessero intervenire. Nel sistema giuridico italiano, infatti, una volta che una sentenza diventa definitiva, la pena deve essere eseguita così come stabilito, salvo che vi siano ulteriori processi in corso per fatti diversi e non ancora giudicati in via definitiva.
Se l’uomo fosse imputato in altri procedimenti per reati differenti o commessi in tempi diversi rispetto a quelli già giudicati, e qualora tali processi si concludessero con una condanna definitiva, le nuove pene potrebbero sommarsi a quella già in esecuzione. In questi casi si procede al cosiddetto “cumulo delle pene”, un meccanismo attraverso il quale l’autorità giudiziaria unifica le diverse condanne in un unico provvedimento esecutivo, determinando la pena complessiva da scontare.
Il cumulo può essere materiale o giuridico. Nel cumulo materiale le pene si sommano aritmeticamente, mentre nel cumulo giuridico il giudice può applicare criteri più favorevoli al condannato entro determinati limiti previsti dalla legge. Esistono soglie massime di pena detentiva che non possono essere superate, anche in presenza di più condanne.
Un altro aspetto rilevante riguarda eventuali reati commessi durante la detenzione o l’evasione. Se una persona condannata commette ulteriori illeciti mentre sta scontando la pena o durante un periodo di latitanza, le nuove condanne si aggiungono a quelle precedenti, con possibile aggravamento della posizione complessiva.