03 May, 2026 - 10:19

Perugia, allarme degrado al Bosco didattico di Ponte Felcino: incendi, cantieri fermi e assenza di vigilanza

Perugia, allarme degrado al Bosco didattico di Ponte Felcino: incendi, cantieri fermi e assenza di vigilanza

Un incendio che avrebbe interessato oltre cento metri del canale di adduzione della centrale idroelettrica, segni evidenti di fuochi accesi all’interno dell’area, cantieri aperti ma ancora incompleti, manutenzione carente e vigilanza ritenuta insufficiente.

È un quadro fortemente critico quello tracciato da Claudio Bazzarri, ex assessore del Comune di Perugia e storico ideatore del Bosco didattico di Ponte Felcino, che con una lunga e dettagliata segnalazione pubblicata sui social è tornato a puntare l’attenzione sullo stato di una delle realtà ambientali ed educative più significative del territorio perugino.

Secondo quanto evidenziato dall’ex amministratore, la situazione attuale imporrebbe una riflessione immediata e un intervento rapido per evitare che un patrimonio costruito nel tempo possa subire un progressivo impoverimento strutturale e funzionale.

L’incendio lungo il canale: il primo campanello d’allarme

A destare maggiore preoccupazione è il recente episodio che avrebbe interessato la parte terminale del canale di adduzione dell’acqua alla centrale idroelettrica.

A ricostruire l’accaduto è lo stesso Bazzarri. “L'altro giorno qualcuno ha incendiato per oltre cento metri la parte finale del canale di adduzione di acqua alla centrale idroelettrica”. Un episodio che, se confermato, rappresenterebbe un fatto di particolare gravità non soltanto per il danno arrecato all’ecosistema del Bosco, ma anche per le potenziali conseguenze che un incendio sviluppatosi in quell’area avrebbe potuto provocare.

Secondo l’ex assessore, le condizioni ambientali presenti avrebbero favorito il propagarsi delle fiamme. “Le fiamme hanno avuto vita facile poiché in questi 7/10 giorni hanno fiorito i pioppi nero i quali non sono stati potati da quattro anni, e hanno rilasciato un'ingente quantità di lanugine, altamente infiammabile, che è rimasta bloccata all'interno del canale dove è presente tanto bambù e dove è stata inesistente da qualche anno nessuna manutenzione”.

Parole che riportano al centro il nodo della manutenzione ordinaria, ritenuta da Bazzarri insufficiente rispetto alle necessità di un’area ad alta complessità ambientale.

Fuochi improvvisati e utilizzo improprio dell’area

L’incendio del canale non sarebbe, secondo quanto denunciato, un caso isolato.

L’ex assessore segnala infatti la presenza di ceneri in più punti del Bosco didattico, ritenute tracce di fuochi accesi da visitatori per cucinare durante picnic e soste all’interno dell’area. “In più punti del Bosco didattico ci sono ceneri a testimonianza che qualcuno per i suoi picnic ha acceso il fuoco per cuocere alimenti”. Un comportamento che, oltre a risultare incompatibile con la natura del luogo, rappresenterebbe un elemento di rischio concreto in un contesto caratterizzato dalla presenza di vegetazione infiammabile.

La segnalazione evidenzia una questione più ampia: quella del controllo e del corretto utilizzo di uno spazio pubblico che, proprio per la sua fragilità ambientale, richiederebbe una regolamentazione stringente e una presenza costante.

Il nodo della vigilanza

Tra i passaggi più critici della denuncia vi è quello relativo all’assenza di sorveglianza nelle fasce orarie e nei giorni di maggiore afflusso. Bazzarri punta il dito contro una presenza ritenuta insufficiente del personale incaricato. “La presenza dell'operatore presente e stabilito da una convenzione mi sembra sia in ogni giorno lavorativo misurato in ore sei. Purtroppo, tutti i pomeriggi di tutti i giorni, tutti i sabati, tutte le domeniche e tutte le festività di calendario e tempo di ferie presso il nostro Bosco didattico non c'è custodia e vigilanza”.

A questo si aggiunge, secondo quanto riferito, una progressiva riduzione della presenza del volontariato. “Anche l'Associazione Amici e volontari pur con compiti diversi con l'andare del tempo è sempre meno presente”. Una criticità che, se confermata, porrebbe interrogativi sulla sostenibilità gestionale dell’area e sulla capacità di garantirne tutela e fruizione in sicurezza.

Cantieri aperti, lavori al rallentatore

Altro tema centrale è quello legato ai numerosi interventi di riqualificazione avviati o annunciati nell’area. Bazzarri elenca una lunga serie di opere: “Recinzione del Bosco didattico, Molino della Catasta, Rimessa degli attrezzi, Anfiteatro, Recinzioni per animali, Percorsi interni, Serra subtropicale, Sistemazione sponde del canale, Sistemazione del canale a monte della centrale idroelettrica, Sistemazione fognatura Ostello, La nuova piazza tra il Molino della Catasta, l'anfiteatro e l'area di ingresso al Bosco didattico”.

Il problema riguarderebbe però i tempi di esecuzione. “Nessuno di questi lavori é avviato e non è concluso. Ognuno può constatare che si va a rilento e che per giorni e giorni in questi cantieri non c'è nessuno”. Una situazione che, secondo Bazzarri, starebbe penalizzando la piena fruibilità del Bosco e limitando pesantemente le attività.

Le attività didattiche compromesse

Il Bosco didattico non è soltanto un’area verde. Negli anni ha rappresentato un vero laboratorio permanente di educazione ambientale. Proprio su questo punto si concentra una delle osservazioni più significative dell’ex assessore.

“Anche le attività educative e formative che nell'anno 2024 avevano coinvolto oltre 8000 ragazzi e ragazze e che i corsi di potatura dei fruttiferi, dell'ulivo, del giardinaggio non si sono potuti svolgere a causa delle recinzioni dei vari cantieri”. Un dato che certifica l'importanza dell’area per il sistema educativo cittadino e che evidenzia le ricadute dirette delle criticità infrastrutturali.

Gli interventi ritenuti necessari

Bazzarri individua anche una serie di azioni prioritarie per il recupero e il rilancio del Bosco. “Alcuni spazi erbacee perenni, acidofile avrebbero bisogno di una rivisitazione. Così come è necessaria una rivisitazione del materiale vegetale in serra e quello che si è via via perduto. È necessario anche il recupero di spazi che si stanno inselvaticando. È stata posta in risalto anche una nuova cartellinatura degli alberi e cespugli esistenti”.

Si tratta di interventi che riguardano non soltanto il decoro, ma la stessa funzione scientifica, didattica e divulgativa dell’area.

La critica all’amministrazione comunale

La parte finale del messaggio è rivolta direttamente al Comune di Perugia, che secondo Bazzarri non starebbe prestando sufficiente attenzione alla situazione del Bosco didattico. “L'Amministrazione Comunale, che poteva contare su un importante e qualificato spazio di biodiversità, è purtroppo assente e non si preoccupa minimamente di quanto sta avvenendo. Sarà il caso che in breve tempo si faccia il punto della situazione e decidere il da farsi”.

Un passaggio che chiama in causa in modo esplicito Palazzo dei Priori e che rilancia il tema della gestione complessiva del Bosco didattico, al di là del singolo episodio. La vicenda, infatti, rimette al centro la questione più ampia della tutela e della valorizzazione degli spazi pubblici a forte vocazione educativa e ambientale.

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Francesco Mastrodicasa
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