16 Jun, 2026 - 11:30

Perugia, abiti di lusso sottratti e rivenduti online: denunciata una coppia, sequestrati capi per oltre 63mila euro

Perugia, abiti di lusso sottratti e rivenduti online: denunciata una coppia, sequestrati capi per oltre 63mila euro

Un'ingente quantità di capi di abbigliamento appartenenti a una nota azienda del settore moda del Perugino, un valore commerciale superiore ai 63mila euro e oltre 10mila euro in contanti ritenuti dagli investigatori possibile provento dell'attività illecita. Sono questi gli elementi al centro dell'indagine che ha portato i Carabinieri a denunciare in stato di libertà due coniugi perugini, ritenuti presunti responsabili dei reati di furto aggravato e ricettazione in concorso.

L'attività investigativa, coordinata dall'Autorità Giudiziaria e sviluppata dai militari dell'Arma, ha consentito di ricostruire un presunto sistema che avrebbe permesso la sottrazione di numerosi capi destinati alla vendita nel settore della moda di lusso. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, gli indumenti sarebbero stati progressivamente sottratti dall'azienda e successivamente immessi sul mercato attraverso piattaforme di e-commerce.

L'operazione si è conclusa con il recupero della merce e con il deferimento della coppia alla Procura della Repubblica di Perugia. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo delle responsabilità nelle sedi competenti.

Come è nato il sistema: il ruolo del dipendente e la scoperta dei Carabinieri

L'inchiesta ha preso avvio dopo la denuncia presentata dal legale rappresentante di una nota realtà imprenditoriale del comparto dell'abbigliamento operante nel territorio perugino. L'azienda aveva infatti rilevato nel tempo ammanchi ripetuti di capi destinati alla commercializzazione, una situazione che aveva generato sospetti e richiesto approfondimenti.

Le verifiche interne, unite agli accertamenti svolti dai Carabinieri, hanno consentito di delineare un quadro investigativo ben preciso. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'uomo denunciato avrebbe approfittato del ruolo ricoperto all'interno dell'azienda per impossessarsi progressivamente di numerosi articoli di abbigliamento.

La presunta attività illecita non si sarebbe limitata alla sola sottrazione della merce. Gli investigatori ritengono infatti che i capi venissero successivamente immessi sul mercato attraverso canali di vendita online, sfruttando piattaforme di e-commerce capaci di raggiungere una vasta platea di potenziali acquirenti. L'obiettivo, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stato quello di ottenere un profitto economico attraverso la rivendita degli articoli sottratti.

Per verificare la consistenza degli elementi raccolti, l'Autorità Giudiziaria ha disposto una perquisizione domiciliare presso l'abitazione dei due coniugi. È proprio durante questa fase che gli investigatori hanno rinvenuto la parte più significativa della merce oggetto degli accertamenti.

Nel corso delle operazioni sono stati infatti trovati 219 capi di abbigliamento riconducibili all'azienda denunciante. Il valore complessivo della merce recuperata supera i 63mila euro, una cifra che evidenzia la rilevanza economica dell'intera vicenda.

Una volta concluse le verifiche necessarie, tutti gli articoli recuperati sono stati restituiti al legittimo proprietario.

Gli accertamenti non si sono fermati ai soli capi di abbigliamento. Nel corso della stessa attività i militari hanno sequestrato anche 10.400 euro in contanti. Secondo gli investigatori, la somma potrebbe rappresentare il provento delle presunte vendite effettuate attraverso i canali online utilizzati per la commercializzazione degli articoli sottratti.

L'insieme degli elementi raccolti - dalla denuncia iniziale al recupero della merce, passando per il denaro sequestrato - ha portato i Carabinieri a contestare ai due coniugi le ipotesi di reato di furto aggravato e ricettazione in concorso.

Per questo motivo la coppia è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia, che valuterà gli sviluppi dell'indagine e l'eventuale esercizio dell'azione penale. L'operazione rappresenta inoltre un segnale di attenzione verso un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti: la rivendita online di beni provenienti da attività illecite. Le piattaforme digitali hanno ampliato enormemente le possibilità di commercializzazione, rendendo però più complessa l'individuazione di eventuali condotte illegali e richiedendo attività investigative sempre più specializzate.

Furto aggravato e ricettazione: cosa prevede la legge e quando i due reati possono convivere

Dal punto di vista giuridico, il rapporto tra furto aggravato e ricettazione rappresenta uno degli aspetti più delicati del diritto penale italiano. La normativa prevede infatti una regola fondamentale: chi partecipa al furto non può essere contemporaneamente punito per la ricettazione della medesima refurtiva.

Il principio trova fondamento nell'articolo 648 del Codice Penale, che disciplina il reato di ricettazione attraverso una specifica clausola di riserva: "fuori dei casi di concorso nel reato". In sostanza, il legislatore ha voluto evitare che una stessa persona venga sanzionata due volte per la medesima condotta criminosa.

Quando un soggetto prende parte alla sottrazione del bene, oppure contribuisce materialmente o moralmente alla realizzazione del furto - ad esempio pianificando l'azione, fornendo indicazioni o agevolando gli autori - risponde esclusivamente del reato di furto aggravato. In questa situazione, il successivo possesso della refurtiva o la sua vendita rappresentano una naturale prosecuzione dell'azione criminosa e non danno luogo a un'autonoma contestazione di ricettazione.

Diversa è invece la posizione di chi entra in contatto con il bene soltanto dopo che il furto è stato consumato. In questo caso può configurarsi il reato di ricettazione, che punisce chi acquista, riceve, occulta o comunque trae vantaggio da beni provenienti da un delitto, pur non avendo partecipato alla fase esecutiva del reato originario.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione sottolinea inoltre un aspetto decisivo: affinché si possa parlare di ricettazione, non deve esistere alcun accordo preventivo tra chi commette il furto e chi successivamente riceve la refurtiva. Se tale accordo fosse dimostrato, il soggetto verrebbe considerato concorrente nel furto stesso.

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Lorenzo Farneti
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