24 Aug, 2025 - 16:00

Perugia, arrestato 22enne albanese: violato il divieto di reingresso in Italia

Perugia, arrestato 22enne albanese: violato il divieto di reingresso in Italia

Il crepuscolo calava su San Sisto, quartiere a lungo considerato tra le aree più delicate della periferia perugina, quando i Carabinieri hanno fermato un giovane con atteggiamento sospetto. Pochi minuti di accertamenti e la scena ha preso i contorni di un copione già visto: il ragazzo, appena 22 anni, di origine albanese, era irregolare sul territorio nazionale. A suo carico risultava infatti un decreto di espulsione e un divieto di reingresso in Italia per cinque anni, emesso lo scorso marzo dal Prefetto di Perugia. La sua presenza sul suolo italiano costituiva dunque una violazione grave, prevista e sanzionata dal Testo Unico sull’Immigrazione.

Il giovane è stato immediatamente arrestato dal personale della Squadra di Intervento Operativo (S.I.O.) del Battaglione Carabinieri di Firenze, inviato in Umbria a supporto del Comando Provinciale. Dopo la convalida in tribunale, il provvedimento è stato confermato dall’Autorità Giudiziaria, che ha disposto una nuova espulsione dal territorio nazionale.

Un quartiere sotto osservazione

Non è un caso che l’arresto sia avvenuto a San Sisto. Negli ultimi anni questa zona del capoluogo umbro è stata spesso al centro delle cronache locali per episodi di violenza, degrado e microcriminalità. L’intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine, voluta dal Prefetto e dal Questore, risponde all’esigenza di garantire maggiore sicurezza ai residenti. La presenza della S.I.O., reparti altamente specializzati, rappresenta un segnale chiaro: lo Stato non intende abbassare la guardia.

I precedenti: espulsioni in Umbria

L’episodio si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la gestione della presenza di cittadini stranieri irregolari in Umbria. Solo lo scorso luglio, a Terni, un 30enne tunisino con precedenti per traffico di droga era stato rimpatriato. Dopo aver scontato la pena nel carcere di Sabbione, l’uomo era stato preso in consegna dall’Ufficio Immigrazione della Questura, diretto dal Sostituto Commissario Massimo Ruggeri, e accompagnato alla frontiera per l’espulsione immediata. Questi provvedimenti, che si stanno moltiplicando negli ultimi mesi, testimoniano l’impegno delle istituzioni nel contrastare la permanenza di soggetti che, oltre a trovarsi in posizione irregolare, rappresentano talvolta un rischio per l’ordine pubblico.

L’inquadramento giuridico: l’articolo 13 comma 13 del Testo Unico sull’Immigrazione

L’arresto del 22enne albanese non è stato un atto discrezionale, ma l’applicazione di una norma precisa. L’articolo 13, comma 13 del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998) stabilisce infatti che lo straniero che rientra in Italia nonostante un provvedimento di espulsione e un divieto di reingresso commette un reato. La disposizione prevede l’arresto obbligatorio e una condanna che può arrivare fino a quattro anni di reclusione.

L’articolo 13 del Testo Unico disciplina in maniera dettagliata le modalità con cui può essere disposta l’espulsione di un cittadino straniero irregolare, distinguendo tra misure amministrative e provvedimenti giudiziari. Il comma 13 rappresenta una delle norme più stringenti e punitive dell’intero impianto normativo: esso sanziona infatti la condotta dello straniero che, nonostante l’esistenza di un decreto di espulsione accompagnato dal divieto di reingresso, decida di rientrare nel territorio nazionale.

In questo caso, il legislatore ha voluto introdurre un meccanismo di tutela rafforzata per garantire l’effettività delle misure espulsive. Non si tratta solo di una violazione amministrativa, bensì di un vero e proprio reato. La norma stabilisce che il soggetto debba essere arrestato e tradotto davanti all’Autorità Giudiziaria per la convalida. Le pene previste oscillano da uno a quattro anni di reclusione, un arco che consente al giudice di graduare la risposta punitiva in base alla gravità del caso concreto e all’eventuale recidiva.

Va sottolineato che il comma 13 si applica soltanto quando lo straniero sia destinatario di un divieto di reingresso esplicito, indicato in anni, generalmente da tre a cinque. La finalità è chiara: scoraggiare chi, già raggiunto da un provvedimento, tenta di aggirarlo. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha più volte ribadito la centralità di questa norma, affermando che la violazione del divieto integra una responsabilità penale autonoma, distinta dal semplice soggiorno irregolare.

Dal punto di vista pratico, l’applicazione dell’articolo 13 comma 13 comporta due conseguenze immediate: l’arresto del trasgressore e la sua espulsione coatta. L’arresto garantisce una risposta immediata dello Stato, mentre l’espulsione mira a ripristinare la legalità violata. Non mancano, tuttavia, i dibattiti. Alcuni esperti sottolineano come la mera espulsione, se non accompagnata da accordi bilaterali solidi con i Paesi di origine, rischi di diventare inefficace. Altri, invece, evidenziano il valore deterrente della norma, che, proprio grazie alla previsione di pene detentive, scoraggia tentativi di rientro illegale.

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Lorenzo Farneti
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