La Seconda commissione regionale ha varcato i cancelli dell’ex polo Isrim e ha visto con i propri occhi ciò che cambierà il volto della formazione ternana. Non un semplice restauro, ma un’operazione da oltre 20 milioni di euro che trasformerà l’area in un campus dove università e imprese si stringeranno la mano. La scommessa? Fare di Pentima un marchio, non solo un indirizzo.
Francesco De Rebotti, assessore regionale alle infrastrutture, parla di un progetto qualificante: “È un luogo strategico, che verrà trasformato in un’infrastruttura stabile per la formazione, la ricerca e l’innovazione, strettamente connessa al sistema produttivo”. Parole che trovano gambe in numeri altrettanto solidi: 17 milioni di euro dal Fondo Sviluppo e Coesione serviranno per il recupero strutturale dell’ex Isrim, mentre mensa e palestra - già rifinanziate con 1,5 e 4 milioni - sono in dirittura d’arrivo. Il cronoprogramma? Tira dritto fino al 2031, anno in cui l’ultimo stralcio di lavori dovrebbe consegnare alla città un pezzo di futuro.

Nel corso del sopralluogo, i tecnici regionali hanno aperto i dossier. A parlare è stato Paolo Gattini, dirigente regionale, coadiuvato da Francesca Pazzaglia e Vanessa Salvo. L’obiettivo non è soltanto ristrutturare, ma “trasformare un patrimonio importante, ma parzialmente degradato, in un polo universitario e professionale moderno, sicuro, funzionale e attrattivo”.
Il cuore dell’intervento batte negli spazi dell’ex Isrim, destinati a diventare laboratori multidisciplinari per Università, Its e Cfp. Ci saranno poi un C-lab, spazi di co-working, un’aula magna, segreterie e aule studio. Il tutto sotto l’egida di un nuovo marchio territoriale: “Pentima Campus”. Un nome che dovrà identificare un luogo unico dove pubblico e privato collaborano per rigenerare il futuro formativo della città. Non secondario l’aspetto della sicurezza e dell’efficienza energetica: l’area verrà portata agli standard NZEBB (edifici a energia quasi zero), con impianti rinnovabili e videosorveglianza.
La ripartizione finanziaria è chiara: 167mila euro per lo sgombero rifiuti (opere propedeutiche), 1,32 milioni per il primo stralcio (riqualificazione locali Arpal) e oltre 15,5 milioni per il secondo stralcio, quello dedicato al recupero strutturale dell’ex Isrim. Un’operazione che procederà per stralci coordinati, per non interrompere le attività già in corso e per rispettare le disponibilità di cassa. Gattini parla anche di un “condominio” con ruoli specifici, a sottolineare la necessità di una gestione condivisa tra i vari attori.
Non è la prima volta che si prova a rilanciare l’area. Ma De Rebotti è realista e punta dritto: “Non partiamo da zero, ma da una base reale, che oggi lavora al di sotto delle proprie potenzialità”. L’assessore parla chiaro e introduce un concetto che farà discutere: “Quella che si apre è una terza scommessa su Terni. La differenza rispetto al passato è che oggi conosciamo cosa non ha funzionato e possiamo costruire un modello più solido, fondato su accordi stabili, obiettivi misurabili e una chiara responsabilità istituzionale”.
Le tempistiche sono serrate e allo stesso tempo lunghe: dopo la programmazione e l’approvazione del DOCFAP nel 2025 (si parla di un lavoro già avviato), si passerà alla progettazione esecutiva e alla gara tra il 2025 e il 2027. Poi cinque anni di cantiere, dal 2027 al 2031, per concludere con la rendicontazione FSC nel secondo quadrimestre del 2031. Un orizzonte lontano, ma che la politica ternana vuole blindare. Presenti al sopralluogo anche il vice presidente Enrico Melasecche, l’assessore Fabio Barcaioli e i consiglieri Maria Grazia Proietti, Francesco Filipponi, Luca Simonetti e Paola Agabiti. Segno che l’operazione, almeno sulla carta, ha un fronte bipartisan.
Ma un campus senza studenti è solo un insieme di mattoni. A ricordarlo è Marco Mazzoni, in rappresentanza del magnifico rettore Massimiliano Marianelli: “Uno degli obiettivi del nuovo Rettore è non solo rafforzare la presenza presso Terni, ma creare un Dipartimento incentrato sui temi del benessere, della salute, dell’innovazione”. Gli investimenti su Pentima, spiega Mazzoni, permetteranno di sviluppare in futuro una maggiore offerta di corsi di laurea nella sede ternana.
Sergio Anibaldi, assessore del Comune di Terni, ha definito “importante il rapporto con Regione e Università”, benedicendo di fatto un’operazione che la città attendeva da anni. Non a caso, il progetto punta a un’integrazione forte con il tessuto produttivo locale. Siderurgia e manifattura sono i due pilastri su cui l’area di Terni regge da decenni. “Qui si concentra una parte rilevante della capacità produttiva dell’Umbria - ha ribadito De Rebotti - per questo è fondamentale costruire le competenze necessarie ad accompagnare questa fase di cambiamento”. Un riferimento esplicito alla transizione energetica e digitale, che impone nuove figure professionali e un dialogo più stretto tra aula e fabbrica.