Assisi, 4 ottobre 2025. Sulla piazza della Chiesa Inferiore della Basilica c'è una folla riunita per le celebrazioni in onore di San Francesco nella città che gli ha dato i natali e che ne custodisce le spoglie. Poco dopo le 11.30 dalla Loggia del Sacro Convento, alla presenza tra gli altri della premier Giorgia Meloni e del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è arrivato un annuncio che è risuonato come uno spartiacque: l'ostensione al pubblico, in occasione dell'Ottavo Centenario dalla morte del Poverello, delle sue spoglie mortali, per la prima volta in otto secoli e per un periodo prolungato, un mese intero dal 22 febbraio al 22 marzo 2026. Un evento solenne dalla portata storica e di immenso valore spirituale per i fedeli che da quando si è aperta la venerazione, ogni giorno e da ogni parte del mondo, arrivano per compiere il pellegrinaggio davanti a quella teca che conserva l'impronta terrena del Santo.
La partecipazione all'ostensione è gratuita e la prenotazione obbligatoria. Due le modalità previste per la visita: in modo autonomo oppure accompagnati da un frate. In entrambi i casi i posti a disposizione sono andati sold out nel giro di poco raggiungendo le 400mila prenotazioni. In media da quando si è aperta l'ostensione ad Assisi arrivano 100mila pellegrini a settimana, più di 14mila ogni giorno. Dietro si cela una macchina organizzativa impressionante dove nessun dettaglio è lasciato al caso e dove non ci si limita alla "sola" gestione dei flussi, ma al contrario, si viene genuinamente accolti e guidati.
I frati del Sacro Convento una volta effettuata la prenotazione per l'ostensione - ormai lo scorso ottobre - hanno inviato comunicazioni periodiche puntuali con un prontuario contenente tutte le informazioni utili per preparasi al meglio a prendere parte all'ostensione. Anche questo un modo virtuale ma non per questo meno reale, per coltivare presenza, legami e relazioni nell'esempio dello spirito francescano. Chi scrive ha scelto di partecipare all'ostensione con la guida del frate.
Assisi, 3 marzo 2025. Il punto di ritrovo è la piazza della Basilica Inferiore dove è stato predisposta un'ampia tensostruttura con molte sedie all'interno, in attesa ci sono persone di ogni età. Qui si fa il check-in mostrando il QR Code rilasciato al momento della prenotazione e a tutti viene consegnato un opuscolo con spiegazioni, preghiere e approfondimenti sull'evento e i saluti dei frati del Sacro Convento. È il 'Libro del Pellegrino - Come il seme', quest'ultima l'immagine simbolo che caratterizza il percorso dell'ostensione e che tornerà a più riprese. All'interno del libretto, anche un piccolo foglio a parte per scrivere una preghiera personale a San Francesco da lasciare sulla sua tomba.

I gruppi partono a intervalli di dieci minuti che è il tempo durante il quale si svolgerà l'itinerario all'interno della Basilica. La prima tappa è la cappella di Santa Caterina, di fronte all'ingresso, dove il frate ha fatto una breve introduzione sul senso della venerazione ispirata alla parabola evangelica del seme. Dopodiché si viene guidati attraverso la navata centrale, sotto ai suggestivi affreschi trecenteschi, invitati al silenzio e alla preghiera. Seguendo il flusso ordinato si arriva nel giro di poco davanti alla teca di vetro che contiene le spoglie mortali di San Francesco, collocata di fronte all'altare. A ogni pellegrino è concesso avvicinarsi per pochi istanti per contemplare e venerare le spoglie del Santo la cui intera esistenza è stata un inno alla pace, alla fratellanza e all'amore, per Dio e per ogni sua manifestazione. "Ossa consumate" quelle di San Francesco, così le ha definite il direttore dell'ufficio comunicazione del Sacro Convento fra Giulio Cesareo, perché lui "non si è risparmiato". Ed è vero.
Ma al di là dell'aspetto materico, è il messaggio che quelle spoglie trasmettono che ha mantenuto intatta la sua forza gentile attraverso i secoli e che, con attualità sorprendente, continua a diffondersi e ad essere d'ispirazione. I resti del corpo di San Francesco affermano la sua presenza, celebrano la sua vita e il suo significato più profondo.
Una volta superata la teca, si viene condotti nella Cappella di San Bonaventura dove vengono rinnovate le promesse battesimali e impartita la benedizione. A conclusione di questa immersione nella storia e nella fede, a ogni pellegrino viene fatto un nuovo dono. Non un oggetto casuale ma il simbolo tangibile di questa visita: un vasetto con un chicco di grano, da far germogliare e di cui prendersi cura. "Se il chicco di grando caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto", questa la citazione dal Vangelo secondo Giovanni (12, 24) che reca la piccola confezione, completamente biodegradabile e sostenibile. San Francesco, è bene ricordarlo, è anche il patrono dell'ecologia integrale.
Usciti da qui, chi lo desidera può confessarsi. L'itinerario si conclude con l'apposizione del timbro del pellegrino sul proprio libretto. Un ricordo, anche grafico, di questa esperienza.