06 Jun, 2026 - 15:30

Osservatorio Vega, calano i decessi sul lavoro in Italia: in Umbria tre vittime e incidenza inferiore alla media nazionale

Osservatorio Vega, calano i decessi sul lavoro in Italia: in Umbria tre vittime e incidenza inferiore alla media nazionale

L’Umbria si conferma al di sotto della media nazionale per incidenza degli infortuni mortali sul lavoro, ma il bilancio dei primi quattro mesi del 2026 restituisce comunque un quadro che impone prudenza e attenzione. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, la regione rientra nella cosiddetta “zona gialla”, fascia che comprende i territori con un’incidenza di mortalità inferiore alla media italiana, pur senza raggiungere ancora i livelli più bassi di rischio.

Un dato che fotografa una situazione relativamente meno critica rispetto ad altre aree del Paese, ma che non può far passare in secondo piano il bilancio umano registrato nei primi quattro mesi dell’anno. Le tre vittime registrate in Umbria tra gennaio e aprile confermano infatti come il tema della sicurezza sul lavoro resti centrale anche nei territori caratterizzati da indicatori migliori della media nazionale, imponendo un impegno costante sul fronte della prevenzione, della formazione e della vigilanza.

Tre vittime in Umbria, tutte nella provincia di Perugia

Nel dettaglio, l’Osservatorio registra tre decessi in occasione di lavoro sul territorio regionale nel primo quadrimestre del 2026. Si tratta degli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, con esclusione quindi degli incidenti cosiddetti “in itinere”, verificatisi durante il tragitto tra abitazione e luogo di lavoro. L’elemento che emerge con maggiore evidenza riguarda la distribuzione territoriale dei casi. Tutte le vittime registrate in Umbria si concentrano infatti nella provincia di Perugia, mentre la provincia di Terni non ha fatto segnare alcun decesso in occasione di lavoro nel periodo preso in esame.

Un dato che contribuisce a mantenere alta l’attenzione sul fenomeno e che conferma come, anche in territori caratterizzati da indicatori complessivamente migliori rispetto alla media nazionale, il tema della sicurezza resti centrale.

L’Umbria sotto la media italiana, ma non tra le regioni più virtuose

L’analisi elaborata dall’Osservatorio Vega prende come riferimento l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. A livello nazionale il valore medio si attesta a 8,1 morti ogni milione di lavoratori. Sulla base di questo parametro vengono individuate diverse fasce di rischio. Le regioni con un’incidenza superiore di almeno il 25 per cento rispetto alla media nazionale vengono inserite nella cosiddetta “zona rossa”, mentre quelle con valori inferiori rientrano nelle fasce intermedie o a minor rischio.

L’Umbria si colloca in una posizione relativamente favorevole, insieme a regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Marche, mantenendosi sotto la soglia critica individuata dall’Osservatorio. Una collocazione che evidenzia una situazione meno grave rispetto ad altre aree del Paese, ma che non consente di abbassare la guardia.

Il quadro nazionale: Lombardia, Veneto e Sicilia le regioni con più vittime

A livello italiano, il primo quadrimestre del 2026 evidenzia numeri ancora rilevanti.

La Lombardia continua a registrare il maggior numero assoluto di decessi sul lavoro con 30 vittime, seguita dal Veneto con 26 e dalla Sicilia con 22. Nella parte bassa della graduatoria si collocano invece Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Calabria, con due vittime ciascuna, mentre Molise e Trentino-Alto Adige registrano un solo decesso.

L’Umbria, con tre vittime, si mantiene dunque tra le regioni con il minor numero assoluto di casi, pur continuando a fare i conti con un fenomeno che resta tutt’altro che marginale.

Rossato: “Il percorso per superare questa emergenza è ancora lungo e complesso”

A commentare i dati è stato il presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, Mauro Rossato, che ha invitato a leggere con prudenza il calo registrato a livello nazionale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Anche nel primo quadrimestre dell’anno si conferma una riduzione del numero di morti sul lavoro, ma con una tendenza molto inferiore rispetto alla rilevazione del mese precedente. Un segnale che dimostra quanto il percorso per superare questa emergenza sia ancora lungo e complesso”. Parole che evidenziano come il miglioramento registrato non possa essere interpretato come una soluzione del problema, ma piuttosto come un ulteriore richiamo a intensificare prevenzione e controlli.

Prevenzione, formazione e controlli: le priorità indicate dall’Osservatorio

Nel commentare il quadro nazionale, Rossato ha inoltre ribadito la necessità di intervenire in maniera strutturale sui fattori che continuano ad alimentare il fenomeno infortunistico.

Il presidente dell’Osservatorio ha sottolineato l’importanza di “investire nella prevenzione e nella formazione, così come è indispensabile poter contare su un maggior numero di controlli nei settori più esposti al rischio di infortuni”. Indicazioni che trovano particolare rilevanza nei comparti produttivi storicamente più esposti ai rischi professionali e nei quali si concentra una quota significativa degli incidenti mortali.

Costruzioni, trasporti e manifattura: i comparti più esposti

L’analisi dei dati nazionali conferma infatti che i settori maggiormente colpiti dagli infortuni mortali continuano a essere quelli delle Costruzioni, dei Trasporti e Magazzinaggio e delle Attività Manifatturiere. Ambiti produttivi nei quali la complessità delle lavorazioni, la presenza di mezzi e macchinari, l’esposizione a rischi operativi elevati e la necessità di rigorosi protocolli di sicurezza continuano a rappresentare fattori determinanti.

Oltre ai settori più esposti, l’Osservatorio richiama inoltre l’attenzione sulla situazione dei lavoratori stranieri, per i quali il rischio di morte sul lavoro risulta superiore di oltre tre volte rispetto a quello dei lavoratori italiani.

Il venerdì si conferma il giorno più critico

Tra gli elementi analizzati emerge anche la distribuzione temporale degli incidenti mortali. Secondo il rapporto, il giorno della settimana con il maggior numero di decessi continua a essere il venerdì, che concentra il 20,9 per cento degli infortuni mortali registrati a livello nazionale. Seguono il giovedì con il 20,4 per cento e il lunedì con il 19,9 per cento.

Dati che contribuiscono a delineare con maggiore precisione il fenomeno e che rappresentano un indicatore utile per orientare politiche di prevenzione sempre più mirate.

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Francesco Mastrodicasa
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