Una decisione che suona come una condanna all’attesa. La mozione di Laura Pernazza (Forza Italia) per costringere la Giunta regionale umbra a scegliere l’area del nuovo ospedale di Terni entro tre mesi è stata bloccata sul nascere.
La maggioranza di centrosinistra l’ha dichiarata “non urgente”, escludendola dall’ordine del giorno del Consiglio regionale. Un tentativo di disinnescare la protesta di Bandecchi e di larga parte dell'opinione pubblica cittadina che non fa altro che confermare, implicitamente, che i tempi del Piano socio-sanitario e di una decisione sono destinati ad allungarsi. Insomma, non un bel messaggio per una città che sull’emergenza sanitaria ha costruito un senso di abbandono, e che ora vede il rischio concreto di un rinvio permanente.
Intanto però, dietro al fallimento di questo tentativo istituzionale, emergono però due voci che rimescolano le carte in tavola. Da un lato, l’appello trasversale di Alessandro Gentiletti, ex consigliere di Senso Civico e avvocato, che dalla sinistra rompe gli schemi e chiama a raccolta tutta la politica ternana. Dall’altro, l’affondo di Valeria Alessandrini, consigliera del ministro Valditara ed ex senatrice della Lega Umbria, che punta il dito sul paradosso finanziario: i soldi delle nuove tasse regionali non andranno al nosocomio ternano.
Nel silenzio imbarazzato di una parte della politica cittadina, a prendere la parola con toni inusitati è Alessandro Gentiletti, ex consigliere comunale di Senso Civico. Pur non sedendo più in Consiglio, la sua presa di posizione è un atto d’accusa chiaro. Non contro il confronto, ma contro le assenze. “Il forte e acceso confronto di oggi a livello istituzionale fra Terni e la Regione sul nuovo ospedale è un fatto positivo”, scrive.
Per l’ex consigliere, “andare a battere i pugni e discutere pubblicamente sui tavoli regionali è importantissimo”. La sua critica è tagliente verso chi, a Terni, ha deciso di non partecipare alla protesta, lasciando “il protagonismo politico a una sola parte”. Il suo è un monito che supera ogni appartenenza. “Non avrei certamente mancato l'appuntamento e la protesta di oggi, neanche e soprattutto se la giunta regionale fosse stata del mio colore politico”, afferma, perché “ci sono temi e questioni che vengono prima della parte politica”. Una chiamata alla responsabilità che Gentiletti rivolge soprattutto alla sinistra ternana di opposizione, esortandola a non sottrarsi alla battaglia per la città. “Le forze politiche che preferiscono seguire le logiche di partito e anteporle a Terni, poi non pretendano di essere autorevoli e credibili per la città”, avverte. La posta in gioco, per lui, è una sola: “dignità e giustizia per il nostro territorio”.
Se Gentiletti scuote le coscienze sul metodo, Valeria Alessandrini concentra il fuoco sui soldi, o meglio, sulla loro assenza. La consigliera del ministro Valditara e esponente di Lega Umbria incrocia i due dossier che infiammano il dibattito regionale: gli aumenti fiscali voluti dalla giunta Proietti e il cantiere fantasma del nuovo ospedale di Terni. La sua denuncia è diretta: “Anche i cittadini ternani pagano gli aumenti di tasse e IRPEF voluti dalla sinistra che governa la Regione”. Eppure, aggiunge, “la stessa presidente Proietti ha dichiarato che nemmeno una parte dei soldi derivanti dalla manovra fiscale verrà utilizzata per realizzare il nuovo ospedale di Terni”. Un paradosso che per l’ex senatrice è intollerabile e rappresenta l’emblema di un rapporto logoro tra Terni e Palazzo Donini. “La domanda sorge spontanea: PERCHÉ? I cittadini ternani non sono umbri?”, si chiede, in una domanda retorica che suona come un’accusa di marginalizzazione.
Mentre la maggioranza regionale frena sui tempi con il blocco della mozione Pernazza, Alessandrini ricorda che manca anche la volontà di destinare le nuove risorse. Un doppio freno che rischia di trasformare il nuovo ospedale nel simbolo di una promessa non mantenuta. Intanto, l’esponente di Forza Italia Laura Pernazza constata il fallimento del suo tentativo. “Dire che non è urgente significa continuare a rinviare”, osserva amareggiata. La risposta della Regione, per ora, è solo un muro. E il cantiere che non c’è continua a gravare sulla sanità e sulla fiducia dei cittadini.