I numeri del bilancio preventivo 2026 dell’Azienda Ospedaliera di Terni rivelano un fenomeno preoccupante: l’ospedale “Santa Maria” sta diventando meno attraente per i pazienti fuori regione. I ricavi dalla mobilità attiva extra-regionale - prevalentemente dai territori di Rieti e Viterbo - subiscono una contrazione netta di 754.566 euro (-3,6%). Un calo che il Collegio Sindacale, pur approvando i conti, definisce “palese” e che impone un monitoraggio trimestrale straordinario sulla gestione economica. L’equilibrio di bilancio, spiegano i sindaci, è raggiunto “mediante equivalente contrazione dei costi”, non per crescita solida.
Il bilancio preventivo 2026 dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni fotografa una perdita di appeal. I ricavi per prestazioni sanitarie verso pazienti extra-regione scendono da 20,9 milioni di euro nel 2025 a 20,15 milioni nel 2026. Se si isola la voce dei ricavi da soggetti pubblici extra-regione, il calo è di 572.066 euro (-2,78%). Questo dato segnala una riduzione dell’attrattività del presidio nel bacino del Lazio, storicamente cruciale.
Insomma, nel dibattito sulla realizzazione del nuovo ospedale di Terni si innestano dati che segnalano un arretramento della capacità di appeal della struttura ospedaliera più veccchia dell'Umbria. La necessità di agire presto anche sul versante infrastrutturale, piuttosto che scegliere percorsi con scarsa visibilità dei cronoprogrammi e della fattibilità, diventa di conseguenza ogni giorno più urgente.
A questo si aggiunga che, a fronte di ricavi in calo, i costi del personale salgono da 98,2 a 102,6 milioni di euro (+4,41%). Un aumento trainato dal comparto sanitario e da quello tecnico. Contestualmente, gli acquisti di beni sanitari crollano di 6,8 milioni di euro (-17%), ma non per scelta strategica: la Regione Umbria ha imposto tetti di spesa vincolanti per farmaci e dispositivi medici.
Il Collegio Sindacale, presieduto da Vittorio Piacenti D’Ubaldi con Marina Fronda e Goffredo Maria Copparoni, ha espresso parere favorevole ma con un linguaggio che tradisce allerta. Nella relazione si sottolinea che “la palese contrazione dei ricavi ha comportato, in sede di previsione, una equivalente contrazione dei costi preventivati”. È la certificazione che l’equilibrio economico è raggiunto per compressione.
I sindaci annunciano un piano di vigilanza straordinario: *“Il Collegio monitorerà sin dal primo bilancio di periodo al 31/03/26 la presenza dell’equilibrio economico e della disponibilità finanziaria”*. Un monitoraggio trimestrale che segnala una fiducia limitata nella tenuta della gestione. Viene anche notato con preoccupazione il balzo degli interessi passivi su anticipazioni di tesoreria, da 7.000 a 30.000 euro, definito “il timore dell’Azienda di dover accedere ad anticipazioni”.
Mentre i ricavi calano, la voce di spesa più corposa, il personale, aumenta sensibilmente. L’incremento di 4,3 milioni di euro è dovuto in parte al comparto sanitario e a quello tecnico. A questo si aggiunge una posta non negoziabile: 1,95 milioni di euro sono stati accantonati solo per i futuri rinnovi contrattuali della dirigenza medica, sulla base di un algoritmo ministeriale.
Il dirigente della Struttura complessa Economico-Finanziaria, Simone Sodano, che ha curato la proposta di bilancio, e il Direttore Amministrativo Doriana Sarnari, hanno dovuto operare in uno scenario di vincoli stringenti. Il Direttore Generale Andrea Casciari e il Direttore Sanitario Domenico Montemurro sono consapevoli che la carenza di personale sanitario e l’aumento dei pensionamenti sono sfide strutturali.
La programmazione economica dell’ospedale è fortemente condizionata dagli indirizzi regionali. La Regione Umbria ha fissato tetti di spesa vincolanti per l’azienda: 13,35 milioni di euro per gli acquisti diretti di farmaci e 17,06 milioni per i dispositivi medici. Sono soffitti invalicabili che spiegano il crollo degli acquisti di beni sanitari nel bilancio 2026.
Il Collegio Sindacale prende atto che “le previsioni dei principali costi tengono conto dei tetti di spesa aziendali”. La contrazione dei costi, quindi, non è una scelta discrezionale di efficientamento, ma un adeguamento obbligato. La stessa nota illustrativa del bilancio ammette che il documento è “caratterizzato dalla fisiologica parzialità delle assegnazioni regionali”.
La Direzione Generale, insomma, si muove in un contesto ad altissima pressione.

Il bilancio preventivo 2026 dell'Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni fotografa una gestione in precario equilibrio, costruita su ipotesi conservative e prudenziali (indice di buona amministrazione, ndr) e vincoli stringenti. La stabilità nominale del finanziamento regionale (51,8 milioni di euro, invariati) rappresenta un pilastro, ma non basta a compensare le pressioni ascendenti. La crescita della spesa per il personale (+4,4%), trainata da rinnovi contrattuali e carenze di organico, comprime ulteriormente le già ridotte risorse per beni e servizi, il cui acquisto è in calo del 16,8% a causa dei tetti di spesa regionali.
La contrazione della mobilità attiva dal Lazio, oltre a essere un dato economico rilevante, è un segnale di allarme sulla perdita di attrattività del presidio. L'ospedale, il più vetusto dell'Umbria, si trova a competere con le province di Rieti e Viterbo, che stanno investendo in ampiamenti moderni delle proprie strutture e in nuove integrazioni con l'Università di Roma. In questo scenario, il piano di investimenti triennale da 71,5 milioni di euro, seppur ambizioso e finanziato da fonti statali e regionali, diventa cruciale non solo per l’adeguamento strutturale e tecnologico, ma per riposizionare strategicamente l’Azienda nell’immaginario dei cittadini e nella geografia sanitaria del centro Italia. Ma fa anche comprendere che per rendere il vecchio ospedale competitivo occorrono continue iniezioni di investimenti economici, su una struttura che la Regione intenderebbe abbandonare.