La partita sul futuro dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni torna al centro del dibattito pubblico. Il Comitato civico per la difesa e il rilancio dell’Azienda ospedaliera Santa Maria rilancia la mobilitazione e, attraverso una nuova presa di posizione diffusa sui social, rinnova le contestazioni sull’affidamento dello studio delle aree alla Binini & Partners srl di Reggio Emilia. Nel mirino non solo il merito delle conclusioni tecniche che spingono verso un ospedale completamente nuovo, ma anche una presunta incoerenza tra quanto sostenuto in Umbria e gli interventi che lo stesso studio segue in altre regioni, dove strutture ospedaliere più datate di quella ternana vengono riqualificate e ampliate. Sullo sfondo, la replica al PD di Terni e la rivendicazione di un metodo: confronto aperto, dati alla mano, scelte trasparenti.
Nel comunicato, il Comitato chiarisce innanzitutto il perimetro della propria iniziativa. “La nostra conferenza stampa aveva come interlocutore privilegiato le istituzioni - Regione e Comune di Terni - per il ruolo che svolgono sulla vicenda e per il percorso partecipativo promosso nel Consiglio comunale aperto dello scorso 13 ottobre, e non le singole forze politiche”, si legge nella nota. Un passaggio che non chiude la porta al dialogo politico, anzi. “Pur nella diversità di opinioni il Comitato rispetta la posizione del PD, ritenendola anch’essa un contributo importante al dibattito per scelte destinate a ricadere sugli interessi vitali della comunità cittadina”.
Il nodo, però, resta il merito delle argomentazioni. Il Comitato sottolinea come le proprie valutazioni siano state accompagnate da una documentazione dettagliata, composta da dati, fatti e materiali esplicativi, messi a disposizione sia in formato cartaceo sia attraverso immagini. “Nessuno di questi elementi concreti è stato ripreso e discusso nella nota del PD”, evidenziano i promotori, segnalando una distanza non tanto politica quanto metodologica.
Il cuore della contestazione riguarda l’affidamento dello studio alla Binini & Partners, che il 20 dicembre ha sostenuto come una ristrutturazione o un ampliamento dell’ospedale ternano non sia consigliabile, perché più costosa rispetto a una edificazione ex novo. Una posizione che il Comitato mette a confronto con altri interventi seguiti dallo stesso gruppo.
A richiamare l’attenzione è Gianni Giovannini, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera Santa Maria e animatore del Comitato, che torna a criticare la scelta della Regione Umbria di privilegiare l’ipotesi di un nuovo ospedale delocalizzato da Colle Obito. Il riferimento è a Reggio Emilia, città in cui ha sede la società di consulenza. L’Arcispedale Santa Maria Nuova ha celebrato nel 2015 i cinquant’anni dall’inaugurazione della sede attuale, avvenuta il 15 maggio 1965. Sul sito ufficiale della struttura si legge: “A distanza di 50 anni l’Arcispedale desidera celebrare l’anniversario con una serie di eventi, aperti a tutta la comunità, che raccontino i progressi compiuti ed i molti aspetti che distinguono oggi l’Ospedale dei reggiani”.
Un dato che, per il Comitato, apre più di una riflessione. L’ospedale di Terni ha superato da poco i cinquant’anni di vita ed è anagraficamente più giovane di circa dieci anni rispetto a quello reggiano. Eppure, mentre a Reggio Emilia si è scelto di investire in nuovi padiglioni - come il CORE, Centro Oncologico Reggio Emilia, progetto firmato proprio da Binini, e il futuro MIRE, Dipartimento Materno Infantile, in apertura nel 2026 - a Terni si valuta la “rottamazione” dell’attuale struttura.
Il Comitato parla senza mezzi termini di un doppio standard. “Mentre a Reggio Emilia si celebrano i 50 anni inaugurando nuovi padiglioni e a 60 anni si apre un nuovo dipartimento, a Terni al nostro ospedale impartiamo l’estrema unzione, consigliati sempre da Binini”, è la sintesi amara che emerge dalla presa di posizione. Un approccio, quello dell’ibridizzazione tra strutture esistenti e nuovi edifici, che lo studio emiliano applica anche fuori dall’Emilia Romagna, come nel caso del Policlinico Gemelli di Roma.
La domanda che il Comitato rilancia alle istituzioni è diretta: perché in Umbria questa strada non sarebbe percorribile? Da qui l’insistenza su un confronto pubblico esteso anche alle forze politiche. “Il confronto nel merito resta lo strumento più utile e trasparente per evitare contrapposizioni opache, che spesso nascondono i veri interessi in gioco, creando diffidenza nei cittadini rispetto ai contenuti del dibattito pubblico”, si legge nel comunicato conclusivo.
Con questo spirito, il Comitato conferma “la più ampia disponibilità a un confronto pubblico che permetta, con franchezza anche a chi si trova su posizioni distanti, di cercare una sintesi utile nell’interesse della comunità cittadina”. La sensazione è che la discussione sul futuro dell’ospedale Santa Maria di Terni sia tutt’altro che chiusa. E che, prima di arrivare a una decisione irreversibile, la città chieda una cosa semplice e insieme impegnativa: dati chiari, scelte motivate, trasparenza piena. In sanità, come in democrazia, la fiducia passa sempre dal merito.