È stata sorpresa mentre tentava di introdurre sostanza stupefacente all’interno della casa di reclusione di Orvieto, occultandola nelle parti intime, durante un colloquio con il marito detenuto. Protagonista della vicenda una donna, giunta in istituto accompagnata dalle tre figlie minorenni, arrestata in flagranza di reato dalla polizia penitenziaria.
L’episodio si è verificato nella giornata di ieri e si è concluso in serata con il trasferimento della donna nel carcere di Perugia, a disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Determinante, oltre all’attività di controllo del personale in servizio, anche il contributo delle unità cinofile del Corpo, che hanno consentito di individuare il quantitativo di droga, pari a circa 50 grammi di hashish, successivamente sequestrato.
A rendere noto l’accaduto è stato il Sappe, Sindacato autonomo polizia penitenziaria, che ha espresso soddisfazione per l’operazione portata a termine dal personale in servizio nella struttura umbra. Il sindacato parla di "vivo apprezzamento per l'ennesima brillante operazione condotta dal personale di polizia penitenziaria in servizio nell'istituto umbro, che ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di hashish (circa 50 grammi) e all'arresto in flagranza di reato" della donna.
Un risultato che, secondo il Sappe, rappresenta un’ulteriore conferma dell’efficacia dei controlli interni e della costante attività di vigilanza svolta dalla polizia penitenziaria nel contrasto all’introduzione di sostanze stupefacenti negli istituti di pena. Un fenomeno che, sottolinea il sindacato, continua a costituire una delle principali criticità del sistema carcerario, con ripercussioni dirette sulla sicurezza, sull’ordine interno e sulla stessa funzione rieducativa della detenzione.
Sul tema è intervenuto il segretario regionale del Sappe per l’Umbria, Fabrizio Bonino, che ha sottolineato come “Questo ennesimo sequestro e il conseguente arresto pongono ancora una volta all'attenzione dell'opinione pubblica la pericolosità intrinseca dello spaccio all'interno degli istituti penitenziari. Un fenomeno che genera veri e propri traffici, sopraffazione e un clima di illegalità inaccettabile, con alcuni detenuti che approfittano della loro posizione per sottometterne altri più deboli”.
Parole che richiamano l’attenzione sulle conseguenze interne alla popolazione detenuta, dove la disponibilità di droga può alimentare dinamiche di potere, violenze e forme di pressione nei confronti dei soggetti più fragili.
Il sindacato chiede un intervento deciso da parte dell’amministrazione penitenziaria. Nella nota, il Sappe sollecita "con forza alla direzione del carcere di Orvieto e al Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria di adottare provvedimenti esemplari. È necessario sanzionare pesantemente i detenuti ai quali era destinata la droga e disporre il loro immediato trasferimento dall'istituto di Orvieto, che ricordo essere un carcere a trattamento intensivo".
Un passaggio che richiama la specificità della casa di reclusione di Orvieto, struttura destinata a un regime trattamentale intensivo, dove il percorso rieducativo dovrebbe rappresentare un elemento centrale della permanenza in carcere.
Sempre Bonino ha aggiunto: "Ad un certo punto l'Amministrazione deve avere il coraggio di distinguere. Deve individuare e limitarsi a contenere, privandoli di tutti i benefici di legge, quei soggetti che continuano imperterriti a delinquere anche dietro le sbarre".
Nel commentare l’operazione, il segretario regionale del Sappe ha voluto rivolgere un riconoscimento formale al personale impegnato nell’intervento, sottolineando lo sforzo operativo richiesto dall’attività di controllo e dalle successive procedure.
"Il nostro plauso più sentito - afferma ancora - va ai colleghi del carcere di Orvieto che hanno concluso tutte le operazioni alle 2 di notte senza smontare dal servizio dalla mattina. Non possiamo dimenticare che questi brillanti risultati vengono ottenuti da donne e uomini afflitti da una carenza organica ormai cronica e insostenibile".
Un richiamo alla condizione degli organici della polizia penitenziaria, tema ricorrente nel confronto sindacale e istituzionale. La carenza di personale, più volte segnalata dalle rappresentanze di categoria, viene indicata come una criticità strutturale che incide sui carichi di lavoro, sulla turnazione e sulle condizioni complessive di servizio.