Dentro, centinaia di balle avvolte nel cellophane, accatastate alla rinfusa fino a quattro metri d’altezza, molte già lacerate con il contenuto riverso sul pavimento. Fuori, una stuoia malferma a occultare la vista dalla strada e una copertura in amianto pericolante. È lo scenario che i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Perugia si sono trovati davanti durante un controllo mirato nelle campagne orvietane. Un capannone agricolo in fatiscenti condizioni di manutenzione trasformato in un deposito incontrollato di rifiuti tessili. La stima provvisoria dei militari parla di circa 700 tonnellate di materiale, stoccato in assenza di qualsiasi presidio di sicurezza igienico-sanitario e di prevenzione incendi. Una bomba ecologica collocata a ridosso di abitazioni, allevamenti e campi coltivati, in un’area già segnata in passato da un vasto incendio boschivo.
Di fronte al pericolo concreto e attuale per l’incolumità pubblica e l’ambiente, i Carabinieri del NOE hanno proceduto al sequestro preventivo d’urgenza, informando immediatamente la Procura della Repubblica di Terni. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale ternano, su richiesta della Procura, ha già convalidato il provvedimento. Ora gli investigatori sono al lavoro per ricostruire la filiera dello smaltimento illecito e individuare i responsabili di un traffico che, alla luce della recente normativa, rischia pene fino a cinque anni e sei mesi di reclusione.
L’attività rientra nei servizi di controllo del territorio svolti dal Nucleo Operativo Ecologico con l’obiettivo specifico di individuare immobili utilizzati per lo stoccaggio e l’abbandono illegale di rifiuti. Nel corso di una di queste ispezioni, i militari hanno notato un capannone agricolo in evidente stato di degrado, con ampia copertura in amianto, situato nelle campagne orvietane. A insospettirli, la presenza di una stuoia sistemata maldestramente per impedire la visuale dell’interno dall’esterno. Una volta spostato il riparo di fortuna, è emersa la reale natura del sito.
All’interno, i Carabinieri hanno trovato centinaia di balle confezionate con cellophane, ciascuna delle dimensioni di circa un metro cubo. Le balle erano ammassate fino a un’altezza di circa quattro metri, collocate alla rinfusa e in condizioni di precaria stabilità. Il capannone era totalmente privo di presidi di sicurezza igienico-sanitaria e di prevenzione incendi, un aspetto ritenuto gravissimo considerata l’elevata infiammabilità del materiale tessile stoccato. Numerose balle, esposte alle intemperie a causa delle condizioni della copertura, risultavano lacerate, con il contenuto riversato al suolo e rimasto a contatto con polvere, umidità, insetti e microrganismi.
Dall’apertura di alcuni sacchetti, del tipo comunemente utilizzato per la spesa, è stato possibile effettuare una prima analisi sulla natura dei rifiuti. All’interno sono stati rinvenuti capi di abbigliamento (guanti, sciarpe, cappelli), oggetti di pelletteria (borse, scarpe, cinture) e persino materiale estraneo all’attività di raccolta tessile, come peluche e giocattoli vari. Questa commistione di oggetti ha portato i militari a ipotizzare che i rifiuti tessili provenissero verosimilmente dallo svuotamento dei cassonetti stradali dedicati alla raccolta differenziata, senza aver subito alcun trattamento preliminare di selezione o sanificazione. Una discarica abusiva a tutti gli effetti, cresciuta sotto gli occhi di nessuno, o con la complicità di qualcuno.
La scelta di procedere con un sequestro d’urgenza, senza attendere l’autorizzazione preventiva della magistratura, è maturata dalla valutazione del pericolo immediato per il territorio circostante. Il capannone agricolo insiste infatti in una zona agricola confinante con abitazioni civili, allevamenti di ovini e bovini e campi destinati alla coltivazione di ortaggi. La presenza di una tale massa di rifiuti tessili, stoccati senza alcun criterio di sicurezza e sotto una copertura in eternit deteriorata, configurava un rischio elevatissimo di incendio.
A rendere la situazione ancora più critica è la memoria storica del luogo. In passato, la medesima zona era stata interessata da un vasto incendio boschivo che aveva coinvolto anche un altro capannone agricolo con copertura in amianto. La possibilità che un nuovo rogo, anche di natura accidentale, potesse svilupparsi all’interno del deposito clandestino ha spinto i Carabinieri del NOE ad agire con la massima celerità. Un incendio in quel contesto avrebbe potuto causare la compromissione dell’aria, del suolo, della flora e della fauna, con un rilascio di sostanze tossiche e fibre di amianto direttamente sulle aree residenziali e produttive limitrofe.
Dopo aver posto i sigilli e aver messo in sicurezza l’area, i militari hanno informato la Procura della Repubblica di Terni, che ha richiesto e ottenuto dal GIP la convalida del sequestro. Le indagini sono ora in corso per individuare i responsabili dell’abbandono in sito degli scarti tessili. L’ipotesi di reato è quella di smaltimento illecito di rifiuti, fattispecie per la quale è recentemente entrata in vigore una novella normativa dal forte impatto deterrente. Si tratta del Decreto Legge n. 116 dell’8 agosto 2025, il cosiddetto “Decreto Legge Terra dei Fuochi” , che ha inasprite in maniera considerevole le pene per questo genere di reati ambientali. In determinate circostanze, la normativa prevede ora la reclusione fino a un massimo di cinque anni e sei mesi. Un aggravio di pena che gli investigatori auspicano possa fungere da freno per una filiera dello smaltimento illecito che, come dimostra il caso di Orvieto, continua a lucrare sulla raccolta differenziata dei cittadini e sulla salute dei territori.