18 Jan, 2026 - 10:00

Orvieto, fissata la camera di consiglio del Tar sul parco eolico Phobos. Polemiche tra Regione e Comune

Orvieto, fissata la camera di consiglio del Tar sul parco eolico Phobos. Polemiche tra Regione e Comune

La battaglia giudiziaria intorno al controverso parco eolico “Phobos” sull’altopiano dell’Alfina si inasprisce, trascinando con sé un pesante scontro istituzionale. Il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria ha infatti disposto un differimento, fissando ora per martedì 27 gennaio la camera di consiglio dedicata alla trattazione cautelare del ricorso presentato da Rwe Renewables Italia. La società ha impugnato il diniego della conferenza dei servizi regionale all’autorizzazione unica per costruire e gestire l’impianto. Il rinvio, deciso “al fine di assicurare il rispetto nei confronti di tutti i soggetti evocati”, secondo quanto riporta il Comune di Orvieto, non placa però le acque. Anzi, getta una luce ancora più cruda sulla spaccatura tra l’amministrazione guidata dalla sindaca Roberta Tardani e la Giunta regionale, con reciproche accuse di inadempienza e strumentalizzazione politica.

Al centro del conflitto, esploso a colpi di comunicati stampa, c’è un nodo procedurale che per le parti assume un valore simbolico sostanziale: la mancata costituzione in giudizio della Regione Umbria nella fase cautelare dinanzi al Tar. Una scelta che dal palazzo comunale di Orvieto viene interpretata come un pericoloso abbandono del fronte difensivo, mentre da Palazzo Donini a Perugia viene giustificata come una scelta tecnica, legittima e anzi più efficace.

Il Comune accusa: "Regione assente in un passaggio cruciale"

Parco eolico Phobos, il Comune di Orvieto si è costituito in giudizio al Tar

La sindaca Roberta Tardani e l’assessore all’Ambiente Andrea Sacripanti non usano mezzi termini. Dopo aver sottolineato, con un precedente comunicato, l’assenza della Regione nell’udienza del 13 gennaio, si sono visti ribattere dall’assessore regionale Thomas De Luca di diffondere “fake news” e cercare visibilità. Ora, alla luce dell’ordinanza di rinvio del Tar, replicano con durezza. “Come si evince nero su bianco dall’ordinanza del Tar e come era stato già chiaro nell’udienza del 13 gennaio – affermano Tardani e Sacripanti – la Regione Umbria non si è costituita in giudizio nella fase cautelare del procedimento. Il tono è di chi chiede conto di un fatto, più che di una polemica. “Siamo stati accusati dall’assessore De Luca di essere dei bugiardi. Con la stessa foga ci attendiamo ora che quantomeno l’assessore chieda pubblicamente scusa”.

Per il Comune, la presenza della Regione in questa fase non è un tecnicismo, ma un’esigenza strategica per “dare maggiore forza alle istanze già sostenute dal Comune di Orvieto a difesa del territorio”. Pur evidenziando che nelle ultime ore ci sono stati contatti tra le avvocature per definire una strategia comune, l’amministrazione orvietana lancia un appello: il differimento al 27 gennaio offre “una seconda possibilità per costituirsi in giudizio anche nella fase cautelare cosa che noi ci auguriamo vivamente”. Sullo sfondo della disputa, pesa la sentenza del Consiglio di Stato che ha riaperto i giochi sul progetto, un provvedimento che Sacripanti definisce “molto preoccupante”. “Quanto sarebbe stato utile e fondamentale che la Regione fosse intervenuta per difendere ciò che la stessa Regione attraverso i suoi uffici aveva sottolineato nell’ambito della conferenza dei servizi?”, si chiede l’assessore.

La replica della Regione: "Strategia chiara, il Comune strumentalizza"

La posizione della Regione Umbria, espressa attraverso l’avvocatura e direttamente dall’assessore Thomas De Luca, è diametralmente opposta e si regge su un assunto: la scelta di non costituirsi in sede cautelare è stata ponderata e non pregiudica l’impegno a contrastare il progetto. La Giunta, spiega l'avvocatura , con una deliberazione dello scorso 30 dicembre, si è già formalmente costituita in giudizio sul merito. La sentenza del Consiglio di Stato, secondo la ricostruzione regionale, avrebbe reso “superfluo ed inutile il passaggio sulla sospensiva cautelare in sede di Tar”. “La Regione ha scelto di costituirsi direttamente nel merito della questione, essendo l’unica autorità competente a dare esecuzione a quanto stabilito dal Consiglio di Stato”, si legge in un comunicato.

L'assessore De Luca, chiamato in causa personalmente, alza il tiro e ribalta l’accusa di inerzia sul Comune e sul Governo. “È paradossale che chi oggi grida all’abbandono sia parte di quella stessa area politica che, a livello di Governo nazionale, ha firmato il decreto per dare il via libera all’impianto Phobos nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura”, sottolinea, riferendosi al decreto a firma del Presidente Giorgia Meloni del giugno 2023. “L’attuale Giunta regionale è stata l’unica istituzione a concludere l’iter autorizzativo con un esito negativo”. L’assessore conclude con un monito alla sindaca: “Eviti dunque di cercare visibilità politica su una questione così complessa e stia tranquilla che la Regione non arretrerà di un millimetro”.

Il nodo della legge regionale e la battaglia sul territorio

La controversia si intreccia con un altro tassello normativo: la legge regionale n. 7 del 2025 sulle aree idonee per le rinnovabili, impugnata dal Governo. Secondo De Luca e alcune opposizioni locali, questa impugnazione aprirebbe la strada al progetto Phobos. Una tesi che Andrea Sacripanti smonta punto per punto, in una replica dettagliata che aggiunge un ulteriore strato di conflitto. L’assessore spiega che il Comune di Orvieto, coinvolto nella redazione del piano, aveva proposto vincoli più stringenti, estendendo a 7 km dalla Rupe l’area non idonea per l’eolico. Tuttavia, “tutto questo non è stato minimamente recepito nella legge regionale 7 del 2025”, che nell’area dell’Alfina “riporta i criteri già esistenti in precedenza”. Pertanto, l’impugnazione del Governo “è irrilevante rispetto al fatto che il progetto Phobos possa vedere la luce sull’altopiano dell’Alfina”.

“Non siamo più disposti ad accettare queste panzane – ha concluso Sacripanti perché qui rischiamo uno scempio vero e proprio del nostro territorio e tutte le parti in causa dovrebbero andare nella stessa direzione”. La frustrazione dell’amministrazione comunale è palpabile. Pur riconoscendo che la sentenza del Consiglio di Stato ha chiuso una fase procedurale sfavorevole, l’assessore vede una speranza nel fatto che il Tar abbia deciso di procrastinare ed entrare nel merito. “Non tutto è perduto”, afferma, ricordando come il Comune sia stato presente “dall’inizio alla fine” in tutte le vicende giudiziarie. La richiesta finale a De Luca è diretta: “Risponda sul fatto e sul perché la Regione non si sia costituita all’udienza del 13 gennaio. Perché le dichiarazioni hanno un senso, i fatti un altro”.

Mentre gli avvocati si preparano per la nuova data del 27 gennaio, la lite istituzionale rischia di offuscare la posta in gioco principale: il destino di un territorio conteso e la coesione di un fronte che, almeno a parole, tutti dichiarano di voler tenere unito contro il progetto della multinazionale tedesca. La camera di consiglio del Tar dovrà occuparsi della cautelare, ma il vero nodo da sciogliere potrebbe essere politico.

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Federico Zacaglioni
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