È stato arrestato a Tirana un latitante di 39 anni, di origini albanesi, destinatario di un mandato di arresto emesso dalla Procura generale di Perugia per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Ricercato in ambito internazionale, l’uomo è stato individuato al termine di un’attività investigativa condotta in stretta cooperazione tra le autorità italiane, il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e gli organismi competenti esteri. Attualmente si trova in stato di custodia in Albania ed è in attesa delle procedure di estradizione verso l’Italia, dove dovrà scontare una condanna definitiva a cinque anni e undici mesi di reclusione.
Il fermo è stato eseguito in Albania, al termine di un’indagine transnazionale che ha permesso di localizzare il ricercato dopo mesi di irreperibilità. Il 39enne era destinatario di un mandato d’arresto emesso dalla Procura generale di Perugia ed era ricercato "in ambito internazionale". La cattura rappresenta l’esito di un’operazione coordinata, resa possibile grazie al costante scambio informativo con le autorità estere e all’attivazione dei canali di cooperazione giudiziaria.
Il procedimento giudiziario trae origine da un’attività di spaccio che, secondo le ricostruzioni investigative, si sarebbe svolta nel comune di Bastia Umbra tra il 2011 e il 2013. Come riportato nella nota diffusa dal procuratore Sottani, "il soggetto era coinvolto, insieme al fratello, in un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti che interessava numerosi acquirenti, ben sedici, tutti di nazionalità italiana".
Le cessioni riguardavano dosi di circa un grammo ciascuna, vendute al prezzo di 80 euro. Gli accertamenti condotti dagli inquirenti hanno permesso di ricostruire con precisione il perimetro dell’attività illecita, delineando le modalità di smercio, il bacino dei clienti e i ruoli dei soggetti coinvolti all’interno dell’organizzazione.
L'operazione è il risultato di un percorso investigativo definito dallo stesso procuratore come "lunga e complessa". La Procura generale di Perugia ha operato in sinergia con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e con le autorità straniere, attivando canali di scambio informativo e di assistenza giudiziaria per la ricerca del latitante.
Secondo quanto riferito dagli inquirenti, l’attività ha richiesto approfondimenti su contatti, spostamenti e interessi economici del ricercato, oltre a una serie di verifiche incrociate su basi dati e segnalazioni provenienti dall’estero.
Decisivo, ai fini della localizzazione del 39enne, è stato il riscontro di una sua presenza stabile in Albania. In particolare, gli accertamenti hanno consentito di individuare "la scoperta di un’attività commerciale da lui avviata a Tirana, operante nel settore dell’importazione, esportazione e vendita all’ingrosso e al dettaglio di prodotti zootecnici, agricoli, industriali, alimentari, bevande alcoliche e analcoliche".
Come specificato dalla Procura, tale elemento è stato "decisivo per localizzare il soggetto". L’individuazione dell’attività economica ha permesso agli investigatori di circoscrivere l’area di interesse e di attivare i contatti con le autorità locali, portando all’esecuzione del mandato di arresto.
Nella nota ufficiale la Procura ricorda che il fratello del 39enne - ritenuto complice nell’attività illecita - era già stato arrestato il 12 maggio 2025 a Santa Maria degli Angeli e tradotto presso il carcere di Capanne. Anche a suo carico erano emersi elementi di responsabilità connessi alla medesima vicenda di spaccio.
Il caso, dunque, non si configura come un episodio isolato: il procedimento si inserisce in un più ampio quadro investigativo che ha riguardato più soggetti e che, nel corso degli anni, ha visto l’esecuzione di diversi provvedimenti restrittivi.
Le misure adottate hanno consentito di ricostruire ruoli, complicità e rapporti operativi tra gli indagati, contribuendo a consolidare l’impianto probatorio e a delineare con maggiore chiarezza la rete di smercio oggetto dell’inchiesta.
Per il 39enne arrestato a Tirana è ora in corso la fase esecutiva: l’uomo è destinatario di una condanna definitiva a cinque anni e undici mesi di reclusione, che dovrà essere eseguita una volta completate le procedure di estradizione.
Attualmente è trattenuto in Albania in attesa che vengano formalizzate le richieste e le valutazioni previste dalle autorità giudiziarie competenti; la procedura comporterà la trasmissione formale degli atti di estradizione alle autorità albanesi e l’eventuale decreto di consegna per il trasferimento sul territorio nazionale.
Alla conclusione positiva dell’iter, il condannato sarà tradotto in un istituto penitenziario italiano per l’espiazione della pena stabilita con sentenza definitiva. La Procura di Perugia proseguirà il coordinamento dell’azione giudiziaria, operando "in raccordo con le autorità giudiziarie estere e con il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia", affinché il provvedimento venga eseguito nei termini di legge e con le garanzie procedurali previste.