03 Apr, 2026 - 12:16

Terni, operazione Barber Shop: tre esercizi chiusi, lavoratori in nero e multe da 90mila euro

Terni, operazione Barber Shop: tre esercizi chiusi, lavoratori in nero e multe da 90mila euro

Non avevano né contratto né copertura assicurativa. Accudivano clienti in un esercizio del centro, tra forbici e poltrone, completamente invisibili per lo Stato. Sono i due lavoratori stranieri trovati dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Terni in uno dei sei negozi di servizi alla persona finiti nel mirino dell’operazione “Barber Shop”. Un nome in codice che ha scoperchiato un sistema diffuso di irregolarità nel settore dei servizi alla persona, portando al deferimento alla Procura della Repubblica di Terni di cinque titolari d’impresa - quattro stranieri e un italiano - con accuse che vanno dalle gravi violazioni in materia di sicurezza sul lavoro all’uso illecito di impianti di videosorveglianzaTre le attività sospese immediatamentesanzioni complessive superiori a 90 mila euro. E le indagini, coordinate dalla magistratura, non sono ancora chiuse.

Un sistema di irregolarità diffuso: lavoratori invisibili ed esercizi senza sicurezza

I controlli, condotti in modo coordinato tra Carabinieri del NIL, personale civile dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro e Polizia Locale, hanno preso di mira sei realtà commerciali dislocate in punti nevralgici di Terni. Quello che è emerso, spiegano gli investigatori, è uno scenario di violazioni sistematiche del D.lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I titolari deferiti avrebbero omesso adempimenti fondamentali: nessuna sorveglianza sanitaria, nessuna formazione o informazione per i dipendenti, nessuna gestione delle emergenze.

Il caso più grave, quello che ha portato alla sospensione immediata dell’attività per impiego di manodopera irregolare, riguarda appunto i due lavoratori “in nero”. Erano il 100% della forza lavoro effettivamente impiegata in quell’esercizio. Senza contratto, senza tutele, senza alcuna protezione in caso di infortunio. Un fenomeno, quello del sommerso, che i militari del NIL conoscono bene ma che continua a ripresentarsi con numeri preoccupanti anche nel cuore dell’Umbria.

Due ulteriori provvedimenti di sospensione sono invece scattati per le gravi carenze in materia di sicurezza: locali giudicati inidonei alla prosecuzione dell’attività, un rischio concreto non solo per i lavoratori ma anche per i clienti. Nel mirino sono finiti numerosi dipendenti, tutti di nazionalità straniera, a conferma di un settore - quello dei servizi alla persona - dove il fenomeno dello sfruttamento e dell’irregolarità trova purtroppo terreno fertile.

Videosorveglianza abusiva e violazioni amministrative: il ruolo della Polizia Locale

Non solo lavoro nero e sicurezza. Per due dei titolari deferiti è scattata anche una contestazione aggiuntiva: la violazione dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300/1970). I militari hanno accertato che avevano installato impianti di videosorveglianza senza alcuna autorizzazione, controllando i dipendenti in modo illecito. Un comportamento che, spiegano gli inquirenti, configura un ulteriore profilo di violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Parallelamente, la Polizia Locale ha svolto un lavoro minuzioso sulle attività dal punto di vista amministrativo e commerciale. Sono state contestate numerose irregolarità legate al Regolamento Comunale degli Acconciatori e alle norme sul commercio. Tra le più rilevanti: l’esercizio dell’attività in assenza del Direttore Tecnico, la mancata esposizione delle tariffe e degli orari al pubblico, l’assenza della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). In un caso è stata accertata anche la vendita abusiva di prodotti cosmetici senza la necessaria autorizzazione commerciale.

Il conto finale dell’operazione “Barber Shop” è pesante. Le sanzioni complessive superano i 90 mila euro, così suddivise: 63.680 euro per ammende relative alle violazioni penali in materia di sicurezza, 14.900 euro per sanzioni amministrative sul lavoro (inclusa la maxi-sanzione per il sommerso), e 12 mila euro per le violazioni contestate dalla Polizia Locale.

L’azione congiunta dei tre enti di controllo, sottolineano i vertici dell’Arma, conferma l’impegno incessante a tutela dei diritti dei lavoratori, della sicurezza negli ambienti di lavoro e del principio di leale concorrenza. A protezione, aggiungono, delle imprese che ogni giorno rispettano le regole e subiscono il danno economico di chi opera illegalmente. La Procura di Terni coordina ancora le indagini per accertare ulteriori responsabilità. Al momento, i cinque deferiti sono indagati in fase di preliminari e, come prevede la legge, vanno considerati innocenti fino a un’eventuale condanna irrevocabile.

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Federico Zacaglioni
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