30 Nov, 2025 - 13:25

Omicidio-suicidio a Pò Bandino: Stefania Terrosi uccisa dal compagno Antonio Iacobellis. Lutto cittadino e sgomento nella comunità

Omicidio-suicidio a Pò Bandino: Stefania Terrosi uccisa dal compagno Antonio Iacobellis. Lutto cittadino e sgomento nella comunità

Una villetta trasformata in teatro di una tragedia

 

La villetta di via Sardegna, a Pò Bandino, frazione di Città della Pieve al confine tra Umbria e Toscana, è diventata il luogo di un dramma che ha scosso profondamente l’intera comunità. Nella tarda mattinata di ieri, intorno alle 11.30, sono stati rinvenuti i corpi senza vita di Stefania Terrosi, 59 anni, e del compagno Antonio Iacobellis, sottufficiale dell’Aeronautica in pensione.

Secondo la ricostruzione finora accertata dagli inquirenti, la donna sarebbe stata uccisa con un colpo di pistola al petto, esploso dall’uomo nel soggiorno dell’abitazione. Subito dopo, Iacobellis avrebbe rivolto l’arma contro se stesso, togliendosi la vita con un proiettile alla testa. L’ipotesi di femminicidio seguito da suicidio ha trovato nel corso delle ore successive ulteriori elementi di conferma.

Stefania Terrosi, originaria di Siena, lavorava come impiegata presso una cooperativa di pulizie. Condivideva la casa con il compagno da tempo. La relazione, tuttavia, secondo i primi riscontri, era segnata da difficoltà e tensioni.

I messaggi che hanno preceduto la tragedia

Un dettaglio particolarmente drammatico è emerso nelle fasi iniziali dell’indagine. Prima di impugnare la pistola, una Beretta semiautomatica, Antonio Iacobellis ha inviato due messaggi: uno a un conoscente residente fuori regione, l’altro al figlio della compagna. In entrambe le comunicazioni avrebbe preannunciato il gesto estremo, parlando esplicitamente di una “follia”.

I destinatari, allarmati dal contenuto dei messaggi, hanno immediatamente contattato i carabinieri. Quando il figlio trentaduenne di Stefania è giunto alla villetta, insieme ai militari, si è trovato davanti alla scena più tragica: la madre e il compagno ormai privi di vita, all’interno dell’abitazione.

Da quel momento è scattato il maxi intervento investigativo, con l’area isolata e presidiata dalle forze dell’ordine per consentire tutti gli accertamenti.

La dinamica e le indagini in corso

Le indagini sono condotte dai carabinieri della Compagnia di Città della Pieve, con il supporto del Reparto operativo del Comando provinciale di Perugia, sotto il coordinamento diretto della Procura della Repubblica di Perugia.

All’interno dell’edificio e nell’area circostante è stato eseguito un accurato sopralluogo tecnico-scientifico da parte dei militari della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo. Ogni dettaglio della scena è stato documentato per ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi.

Un punto ancora al vaglio degli investigatori riguarda la detenzione dell’arma. L’uomo, pur essendo un ex sottufficiale dell’Aeronautica, non avrebbe avuto un’arma d’ordinanza. Spetterà ora agli inquirenti chiarire come fosse entrato in possesso della pistola utilizzata per il delitto.

All’esito dei primi accertamenti del medico legale, le salme sono state trasferite all’Istituto di Medicina Legale di Perugia, dove verranno eseguiti gli ulteriori esami autoptici necessari.

Una relazione in crisi e un dramma annunciato

La coppia viveva insieme da tempo, ma il rapporto appariva ormai compromesso. Secondo quanto trapela dall’ambiente familiare, il figlio di Stefania avrebbe più volte suggerito alla madre di allontanarsi dal compagno, segnalando un clima relazionale deteriorato, seppur in assenza di denunce ufficiali o segnalazioni pregresse di violenze.

I vicini descrivono una coppia riservata, senza episodi che potessero far presagire un epilogo così estremo. Le discussioni non sarebbero apparse diverse da quelle di tante altre famiglie, rendendo il gesto ancora più imprevedibile e sconvolgente.

Un dramma che riporta con crudezza al centro dell’attenzione il tema della violenza sulle donne, troppo spesso consumata all’interno delle mura domestiche, lontano da occhi esterni.

Il dolore della comunità e le decisioni del sindaco

Il giorno successivo alla tragedia, a Città della Pieve e a Pò Bandino si respira un’atmosfera di sgomento e incredulità. Il sindaco Fausto Risini ha annunciato provvedimenti simbolici ma profondamente sentiti dalla popolazione.

«Il giorno dopo si respira un’aria di sgomento», ha dichiarato il primo cittadino all’ANSA, sottolineando lo shock che ha colpito l’intera comunità.

In memoria di Stefania Terrosi, il Centro antiviolenza e il Comune apporranno un nuovo nastro rosso su uno degli alberi di viale Vanni, dove già il 25 novembre scorso erano stati collocati quelli dedicati alle altre vittime di femminicidio. Un gesto che vuole essere insieme ricordo, denuncia e monito.

Il sindaco ha inoltre annunciato che in occasione dei funerali della donna sarà proclamato il lutto cittadino, e che l’amministrazione sta valutando l’organizzazione di una fiaccolata a Pò Bandino, per permettere alla popolazione di esprimere il proprio cordoglio in forma collettiva.

Una ferita che interroga tutti

La morte di Stefania Terrosi e Antonio Iacobellis lascia una ferita profonda che va oltre i confini della frazione e della stessa Città della Pieve. Ancora una volta una storia privata, segnata da fragilità e conflitti, si è trasformata in una tragedia irreversibile.

Mentre le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio, resta il dolore per due vite spezzate e per una comunità che si interroga su come prevenire drammi che troppo spesso esplodono nel silenzio. Un dolore che chiede non solo giustizia, ma anche attenzione, ascolto e prevenzione.

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Mario Farneti
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