Bilancio drammatico in una abitazione di Pò Bandino, frazione rurale di Città della Pieve, in provincia di Perugia; intorno alle 12 sono stati rinvenuti i corpi senza vita di un uomo e di una donna. Entrambi erano intorno ai sessant’anni. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è quella di un femminicidio-suicidio.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo — un pensionato ed ex sottufficiale dell'Aeronautica Militare — avrebbe sparato alla donna, sua convivente, 59enne, madre di un figlio, impiegata in una agenzia di pulizie poi si sarebbe tolto la vita.
L'uomo avrebbe attinto mortalmente la vittima al petto, con un colpo di arma da fuoco esploso con una pistola, su cui sono in corso accertamenti finalizzati a stabilirne la provenienza, per poi togliersi la vita, esplodendosi con la stessa arma un colpo in bocca.
I due cadaveri sono stati rinvenuti all’interno dell’abitazione in cui viveva la donna. Le attività investigative sono affidate ai carabinieri della Compagnia competente per territorio e al Reparto operativo del Comando provinciale di Perugia, sotto il coordinamento diretto della Procura della Repubblica di Perugia.
All’interno dell’edificio e nelle aree esterne immediatamente adiacenti, interessate dall’evento criminoso, è stato effettuato un minuzioso sopralluogo da parte del personale intervenuto e dei militari della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo di Perugia, che hanno proceduto ai rilievi tecnico-scientifici necessari alla ricostruzione dell’esatta dinamica dei fatti.
Al termine delle prime verifiche effettuate dal medico legale sul posto, le salme verranno successivamente trasferite presso l’Istituto di Medicina Legale di Perugia per lo svolgimento degli ulteriori accertamenti previsti nell’ambito dell’inchiesta.
A quanto emerge, l’uomo avrebbe inviato un messaggio o una comunicazione a una persona al di fuori della regione, annunciando di voler compiere «una follia». Sarebbe stato questo l’allarme che ha spinto la persona a contattare le forze dell’ordine.
Sul posto i carabinieri, che hanno accertato la scena: le morti sembrano avvenute senza la presenza di terzi estranei. A scoprire i cadaveri è stato il figlio della donna, che non era in casa al momento dei fatti. I militari stanno verificando tutti i dettagli: arma, dinamica, tempistiche.
Tra gli elementi da chiarire c’è il possesso dell’arma da parte dell’uomo: secondo le prime ricostruzioni, non risultava avere un’arma d’ordinanza. Pertanto gli inquirenti intendono capire come abbia reperito la pistola.

La frazione di Pò Bandino — come riportano fonti locali — è un piccolo centro del perugino, al confine tra Umbria e Toscana, dove la vita quotidiana è scandita da ritmi tranquilli.
La notizia ha immediatamente scosso la comunità: un dramma che risveglia interrogativi sulla violenza di genere e sul disagio personale. Dopo il caso di gennaio a Gualdo Tadino — quando una guardia giurata uccise sua moglie e si suicidò — la tragedia di Pò Bandino riporta in primo piano la fragilità dei rapporti e la necessità di prevenzione.
Le indagini sono agli inizi. Le ipotesi principali — femminicidio-suicidio — restano in piedi sulla base degli elementi raccolti: arma da fuoco, presenza nella casa della donna, dichiarazioni dell’uomo precedente la tragedia.
Le forze dell’ordine stanno aspettando gli esiti dell’autopsia per stabilire con esattezza dinamica, orari e movente. In particolare si dovrà chiarire se vi siano stati segnali o precedenti di violenza o tensioni, e come l’uomo si sia procurato l’arma, non essendo in possesso di un’arma d’ordinanza.
Al momento, non risultano altri indagati. Le fonti compresa una persona fuori regione, che ha segnalato le minacce dell’uomo, viene ascoltata come testimone.
La tragica vicenda di Pò Bandino — come molte altre registrate in Umbria e nel Paese negli ultimi anni — riafferma quanto la violenza di genere resti un problema urgente e complesso. Come in altri casi recenti nella regione, siamo chiamati a riflettere sui segnali di sofferenza, sulla fragilità delle relazioni e sull’importanza di percorsi di supporto per chi vive situazioni difficili.
Le autorità investigative invitano chiunque avesse informazioni o avesse notato comportamenti sospetti a farsi avanti: ogni dettaglio può essere utile per ricostruire le vicende e definire, oltre che la dinamica, il movente del grave fatto di sangue.
Al momento non esistono conferme ufficiali su moventi, e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Le notizie diffuse sono quelle esplicitate nelle prime relazioni investigative: ritrovamento dei corpi, arma da fuoco, precedente annuncio di “follia”.
Nessuna voce conferma tensioni familiari pubbliche o precedenti denunce di violenza: la caution è totale. La tragedia resta avvolta nel dolore e nel mistero, in attesa degli esami scientifici e delle testimonianze che sapranno ricostruire la verità.

Il paesino di Pò Bandino, la comunità di Città della Pieve e l’intera zona al confine tra Umbria e Toscana vivono un momento di profonda commozione. In molti si domandano come sia stato possibile arrivare a un gesto tanto tragico e definitivo.
Al dolore per le vittime si unisce la responsabilità di riflettere come società sui segnali di disagio, sulle relazioni fragili, sul sostegno alle persone in difficoltà. Perché ogni storia tragica — quando possibile — potrebbe essere evitata.