Nuova richiesta di scarcerazione per Yassin Amri, accusato dell'omicidio di Hekuran Cumani ma per i giudici del Tribunale del riesame di Perugia, li 21enne deve restare in cella perchè "incline alla violenza e portatore abituale di armi da taglio e uscendo da carcere potrebbe provare a influenzare le testimonianze di amici e conoscenti".
L'avvocato di Yassin Amri, il 21enne rinchiuso a Capanne con l'accusa di omicidio volontario, ha presentato una nuova richiesta di scarcerazione nel ricorso in Cassazione.
L'arma del delitto è uno degli elementi su cui punta l'avvocato Vincenzo Bochicchio nel ricorso: per la difesa, la lama ripescata nel Tevere ha una larghezza che non coincide con quella della ferita mortale sul corpo di Cumani.
Le motivazioni, depositate dal Tribunale del riesame di Perugia, rigettano questa richiesta riprendendo l'ordinanza di custodia cautelare scritta dal Gip. "Yassin Amri non può uscire perché - si legge nelle motivazioni del Tribunale del Riesame - incline a commettere azioni violente anche con l'utilizzo di armi da taglio che porta abitualmente con sé".
"In questa fase - proseguono i giudici - c'è il rischio che l'indagato eserciti pressioni sulla cerchia di amici che hanno fornito agli inquirenti le dichiarazioni su cui si regge il quadro accusatorio".
La difesa, intanto, attende anche i risultati della scientifica sui vestiti di Cumani: se dovessero essere trovate tracce ematiche di Mohamed Abid, il 18enne che ha scatenato la rissa e che restain carcere per minacce aggravate e porto di oggetti atti ad offendere, la sua posizione potrebbe complicarsi.
"Il suo sangue sui vestiti della vittima - sostiene l'avvocato Bochicchio - indicherebbe un contatto diretto tra i due: Simo (Mohamed Abid, ndr) aveva perso molto sangue dopo il pestaggio".
Yassin Amri si era sempre professato innocente, anche di fronte ai giudici del Riesame, sottolineando di non aver mai visto il coltello a serramanico che gli inquirenti ritengono possa essere l'arma del delitto consumatosi nel parcheggio del dipartimento di Matematica dell'Università di Perugia.
La testimonianza del 21enne, però, stonava rispetto a una telefonata del 10 novembre dal carcere alla sorella. Attraverso le intercettazioni, gli inquirenti hanno potuto sentire le frasi in arabo alla sorella: “Ma il coltello ce l’hai messo tu lì?”.
La sorella gli rispose: “Yassine ma che hai? Sei impazzito a parlare in questo modo al telefono? Simo (Mohamed Abid, ndr) ha detto che tu quella sera non avevi un coltello”.
Hekuran Cumani, aveva 23 anni, e viveva a Fabriano, in provincia di Ancona. È stato ucciso, al termine di una lite, a Perugia, in un parcheggio davanti al Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università degli Studi di Perugia.
Un luogo abitualmente frequentato da studenti e giovani, che all’alba di oggi si è trasformato in scena di un delitto. Intorno alle 4.30, una lite tra due gruppi di ragazzi è degenerata in pochi istanti: una coltellata ha raggiunto Cumani al torace. Inutile l’intervento dei soccorsi. Il giovane è morto sul posto. La vittima, Hekuran Cumani, è stata colpita da un’unica coltellata al petto, risultata mortale, come confermato dall’autopsia disposta dalla Procura.