Il nuovo ospedale di Terni è diventato un terreno di battaglia a colpi di miliardi annunciati, cifre “monstre” agitate nel dibattito politico e stime presentate come verità incontestabili. Da una parte il Patto Avanti, che ha sintetizzato in 2,3 miliardi il presunto costo complessivo del project financing bocciato dalla precedente amministrazione Tesei, sommando ai lavori di costruzione anche 25 anni di servizi non sanitari - come pasti, pulizie, energia, manutenzioni - e trasformando quella cifra in un totem polemico buono per delegittimare in blocco la finanza di progetto. Dall’altra, le valutazioni tecniche effettuate dallo studio Binini & Partners di Reggio Emilia per la Regione, che gli aveva chiesto di trovare le aree idonee a collocare un nuovo ospedale, che collocano l’investimento per il nuovo nosocomio in una forchetta compresa tra circa 550 e 770 milioni di euro, comprensivi di arredi e tecnologie, con tempi di realizzazione stimati tra i 7 e i 9 anni a seconda dell’area prescelta.
È in questo contesto che si inserisce l’interrogazione del capogruppo leghista Enrico Melasecche, che chiede alla presidente Stefania Proietti di “mettere a terra” numeri, coperture e cronoprogramma, denunciando un confronto “non omogeneo e fuorviante” tra la seconda proposta in project financing del raggruppamento di imprese RTI SALC SpA - ABP Nocivelli SpA - che il proponente quantifica in circa 280-300 milioni di lavori con realizzazione in cinque anni - e le stime più elevate oggi associate allo scenario pubblico guidato dallo studio Binini. Una richiesta di chiarezza che non riguarda solo la contabilità delle opere, ma il modo in cui dati selezionati e cifre iperboliche vengono utilizzati per orientare l’opinione pubblica su un bivio strategico: o un’operazione con costi certi, canone definito e tempi contenuti, oppure un percorso ancora tutto da finanziare, più lungo e più oneroso, mentre i territori confinanti costruiscono già gli ospedali che rischiano di attrarre l’utenza oggi in carico a Terni.

A oltre un anno dall’insediamento della giunta di centrosinistra, secondo il capogruppo della Lega, il dossier ternano sembra essersi impantanato in una palude di rinvii e analisi preparatorie. Melasecche non usa mezzi termini nel fotografare l’immobilismo: l’affidamento dell’analisi a Binini Partners viene letto dal leghista come un ennesimo espediente per guadagnare tempo, spendendo tra l’altro ulteriore denaro pubblico per un passaggio che il Codice degli Appalti non prescriverebbe. Un rinvio che, di fatto, sposta ogni decisione operativa alla fine del 2026, in coincidenza con il nuovo Piano Sanitario Regionale.
“Il Consiglio regionale - ricorda Melasecche - il 27 aprile 2021 ha sancito all’unanimità la necessità di realizzare il Nuovo Ospedale di Terni. Si tratta di un’urgenza non più rinviabile, riconosciuta da tutti, ma dopo oltre un anno di questa legislatura i risultati concreti dell’attuale maggioranza appaiono del tutto fumosi”.
L’accusa, tuttavia, non si ferma alla tempistica. Il vero nodo, per l’esponente della Lega, è la narrazione distorta dei costi che sarebbe stata messa in campo per spingere l’opinione pubblica verso una soluzione interamente pubblica, dipinta come l’unica moralmente accettabile. “È incredibile che solo all’ipotesi di project financing sono stati aggiunti artatamente ai costi reali di costruzione anche il costo dei servizi non sanitari per 25 anni, quindi milioni di pasti, pulizie, energia, manutenzioni, peraltro calcolati sulla nuova struttura più ampia e performante”, dichiara il capogruppo, sottolineando la strategia comunicativa. “Mettere a confronto dati non omogenei significa alterare la percezione della realtà per portare furbescamente, come suol dirsi, l’acqua al proprio mulino”.
Mentre la politica discute, intanto, i fondi precedentemente accantonati si assottigliano. L’interrogazione di Melasecche punta il dito anche contro l’utilizzo delle risorse esistenti, in particolare i fondi ex art. 20 e il cosiddetto “tesoretto” che si sta esaurendo in interventi di manutenzione straordinaria sulla struttura di Colle Obito. Una strategia del “rattoppo” che, per il leghista, è la chiara spia di una mancanza di volontà politica di costruire il nuovo ospedale .

Ma è sul confronto con le regioni vicine che Melasecche costruisce la sua argomentazione più politica e, per certi versi, più preoccupante per il futuro della sanità ternana. Mentre in Umbria si discute su aree e metodologie di finanziamento, Lazio innanzitutto, con Rieti e Viterbo, ed altre regioni limitrofe stanno correndo. E non si tratta di una mera questione di campanile: la mobilità sanitaria, ovvero lo spostamento dei pazienti verso strutture extraregionali, rischia di diventare un’emorragia difficile da fermare.
“Il tema centrale è duplice e lo sto ribadendo da sempre: certezza dei costi, più abbordabili possibili, e certezza dei tempi, seguendo come ad esempio la Toscana, regione peraltro rossa per eccellenza, le procedure tecnicamente più celeri fra quelle esistenti”, spiega Melasecche. “Perché, mentre in Umbria continuiamo a discutere, i territori confinanti stanno costruendo ospedali moderni condannando l’Umbria ad una irrecuperabile emigrazione sanitaria”.
La preoccupazione è che il nuovo ospedale di Terni, se mai vedrà la luce con i tempi lunghi prospettati dallo studio Binini (fino a 9 anni per l’ipotesi Colle Obito), potrebbe nascere già in ritardo, quando i bacini di utenza saranno stati fidelizzati da strutture più moderne e accessibili al di fuori dei confini regionali. Un paradosso per un ospedale, quello di Terni, che ha storicamente rappresentato un punto di forza per la mobilità attiva, attirando pazienti da fuori regione.

L’interrogazione a risposta immediata presentata da Melasecche non lascia spazio a interpretazioni. La richiesta alla Giunta è di fornire dati puntuali e disaggregati, sia sulla proposta in project financing che sulle stime dello studio Binini, per permettere un confronto che sia davvero tale. Nel dettaglio, si chiede di conoscere per la proposta del RTI SALC SpA - ABP Nocivelli SpA il costo complessivo di investimento voce per voce, le tempistiche di realizzazione, l’importo del canone annuo di rimborso e la durata del piano di ammortamento. Parallelamente, per lo studio Binini, si domanda di separare con chiarezza l’IVA, i costi per gli espropri, le dotazioni tecnologiche, gli arredi e le attrezzature sanitarie che sarebbero incluse nei 500-770 milioni stimati .
“L’ospedale di Colle Obito ha storicamente rappresentato un punto di forza per la mobilità sanitaria attiva regionale, ma oggi, di fronte a un saldo fra la mobilità attiva e passiva che con la giunta Proietti continua a peggiorare, servono scelte rapide, trasparenti, verificate con gara pubblica, fondate su numeri reali, non su slogan o contrapposizioni ideologiche con cifre assurde gettate in pasto alla pubblica opinione per ingannarla”, incalza il consigliere.
Senza coperture finanziarie chiare e senza un cronoprogramma credibile, avverte Melasecche, la certezza è quella di rinviare ancora per lustri un’opera strategica. Una prospettiva inaccettabile per una città che, nel frattempo, vede allontanarsi nel decenni la possibilità di dotarsi di una infrastruttura sanitaria moderna, mentre la giunta regionale sembra orientata a imporre una linea politica che rischia di lasciare Terni indietro, con la “sinistra ternana completamente succube” delle direttive di Palazzo Donini.