La seduta aperta del Consiglio comunale sul nuovo ospedale di Terni, fissata per il 12 gennaio, non si farà. Una decisione che segna un cambio di passo nel confronto sul nuovo ospedale e che punta a spostare il baricentro dalla discussione teorica alle scelte operative. A spiegare le ragioni dello stop è la presidente dell’Assemblea di Palazzo Spada, Sara Francescangeli, che rivendica il mandato politico conferito il 22 dicembre dai consiglieri: un ordine del giorno approvato a larga maggioranza che chiede alla Regione Umbria un confronto concreto su un sito preciso, un cronoprogramma con tempi e costi certi, le fonti di finanziamento, entro un arco temporale ragionevole. Sullo sfondo, le difficoltà quotidiane dell’ospedale Santa Maria, tra pronto soccorso sotto pressione e posti letto insufficienti, e una questione di metodo che chiama in causa le competenze istituzionali.

Presidente Francescangeli, perché ha deciso di annullare la seduta aperta del 12 gennaio?
“Perché il Consiglio comunale, il 22 dicembre, ha assunto una decisione politica chiara e condivisa che supera le ragioni per cui quella seduta era stata convocata. L’ordine del giorno approvato a larga maggioranza va oltre l’esame preliminare dello studio regionale sui possibili siti. L’Assemblea di Palazzo Spada ha chiesto di entrare nel merito: non un ventaglio di ipotesi, ma un luogo esatto, un cronoprogramma dettagliato, i tempi per eventuali espropri, l’ammontare delle risorse, i costi reali e le fonti di finanziamento. In questo quadro, la seduta aperta avrebbe rischiato di essere un passaggio ridondante".
C’è chi legge questa scelta come un arretramento sul piano del confronto pubblico.
“È l’opposto. Abbiamo scelto un approccio pragmatico, fattivo e collaborativo. Il confronto non si cancella, si qualifica. Oggi non serve prolungare un dibattito astratto sull’ubicazione, ma ottenere risposte puntuali dalla Regione su elementi indispensabili per avviare davvero l’opera".
Avete fissato anche dei tempi...
“Sì. Abbiamo indicato in due mesi un termine ragionevole per avere riscontri concreti. È una scadenza che tiene insieme serietà istituzionale e urgenza".

Quanto pesa l’attuale situazione del Santa Maria in questa scelta di metodo?
“Pesa moltissimo. Basta leggere la cronaca di questi giorni: il pronto soccorso è in affanno, i 450 posti letto non bastano a soddisfare le richieste di ricovero, l’ondata influenzale ha messo ulteriormente sotto pressione il sistema. Il nuovo ospedale non è un esercizio di pianificazione astratta, è un’esigenza sempre più pressante".
Da qui l’invito a stringere i tempi.
“Esattamente. Stringere i tempi significa fare scelte. Significa chiedere alla Regione non solo ‘dove’, ma ‘come’ e ‘con quali risorse’. Senza un piano finanziario definito e un cronoprogramma credibile, ogni discussione rischia di restare sospesa".
Il Consiglio chiede un’opera realizzabile in un arco temporale definito.
“Chiede certezze. E chiede che il percorso sia trasparente, sostenibile e coerente con le reali capacità di spesa".
Nel suo intervento ha richiamato anche i limiti giuridici del metodo adottato dalla Regione.
“È un punto dirimente. In un momento cruciale per il futuro della sanità, è doveroso riaffermare con chiarezza le competenze. Il Testo unicod egli enti locali, quindi la legge non certo una strumentalizzazione politica, attribuisce al Consiglio comunale l’adozione degli strumenti urbanistici e dei piani territoriali. Questo include la scelta del sito per opere strategiche come il nuovo ospedale".
Dunque la Regione non può decidere autonomamente la localizzazione.
“La Regione definisce la programmazione sanitaria attraverso il Piano socio-sanitario. Un atto fondamentale che, peraltro, non è stato ancora presentato nemmeno in bozza. Ma non può sostituirsi al Comune nella decisione sulla localizzazione specifica. Il Consiglio comunale è sovrano su questo punto e deve esercitare la propria potestà con responsabilità".

Come si inserisce in questo quadro la disponibilità del sindaco Stefano Bandecchi a valutare aree alternative?
“È una disponibilità espressa nell’interesse superiore della città. Il sindaco ha chiarito che l’obiettivo è avere una struttura nuova e adeguata alle moderne esigenze, capace di garantire standard elevati e di recuperare attrattività rispetto alla mobilità passiva. A questa apertura, sostenuta anche da una petizione con oltre 18mila firme, la risposta della Regione è stata, nei fatti, un’impostazione unilaterale".
Cosa contesta, in particolare?
“Il metodo. La pretesa di individuare aree idonee senza un reale coinvolgimento del Comune, rinviando di fatto un percorso che oggi non ha coperture finanziarie, progetti, cronoprogrammi e scelte definitive".

Qual è, allora, il messaggio che il Consiglio comunale invia alla Regione?
“Un messaggio di responsabilità istituzionale. Chiediamo un confronto vero, fondato su dati, tempi e risorse. Chiediamo che si riconosca il ruolo dell’Assemblea di Palazzo Spada e che si lavori insieme per arrivare a una decisione".
E ai consiglieri comunali?
“Li chiamo a un impegno concreto. Il Consiglio deve decidere il sito, nel rispetto delle norme e delle esigenze di Terni. È un passaggio che va affrontato senza scorciatoie e senza contrapposizioni pretestuose".
Il nuovo ospedale come banco di prova del rapporto tra istituzioni.
“Sì. È un’opera indispensabile e può diventare un esempio di collaborazione efficace tra livelli di governo. Ma solo se si parte da competenze chiare, obiettivi condivisi e tempi certi".
In questo perimetro, la scelta di annullare la seduta aperta del 12 gennaio non chiude il dibattito, ma lo incardina su basi operative. Perché, come sottolinea la presidente Sara Francescangeli, oggi a Terni non servono ipotesi, ma decisioni.