Non è più il caso di chiedersi se Terni avrà un nuovo ospedale. Quello, almeno a parole, è dato per scontato da tutti. La contrapposizione, oggi, si gioca sul come. Da una parte il Comune, con l’assessore Sergio Anibaldi, rivendica un percorso “integralmente ancorato al Codice degli Appalti” e accusa la Regione Umbria di procedure “irrituali” sulla scelta dell’area. Dall’altra, il Patto Avanti - dove convergono Movimento 5 Stelle e Partito Democratico - pur dichiarandosi favorevole all’opera, critica il sindaco Stefano Bandecchi per la “politica degli annunci” e contesta l’uso dell’Accordo di programma. Sullo sfondo, il dossier tecnico su Colle Obito, il Docfap e i fondi ex articolo 20.
L’assessore Sergio Anibaldi ha illustrato in una relazione tecnica la posizione del Comune sulla procedura da seguire. Secondo Anibaldi, la realizzazione di un ospedale è un “intervento di edilizia sanitaria” e deve sottostare al Codice degli Appalti. “La realizzazione di un’opera pubblica viene fatta e scelta e definita in base alle previsioni del codice degli appalti. Punto”, ha affermato.
Anibaldi ha distinto tra programmazione sanitaria (contenuta nel Piano Sanitario Regionale) e realizzazione fisica dell’opera, che segue le regole del Codice. Ha criticato il metodo utilizzato dalla Regione per individuare l’area, definendolo “irrituale”. Secondo l’assessore, la valutazione delle alternative progettuali, inclusa la localizzazione, deve avvenire all’interno del Docfap (Documento di fattibilità delle alternative progettuali), alimentato dal Quadro Esigenziale. Anibaldi ha ricordato che il Quadro Esigenziale è stato affidato all’Università di Firenze e approvato dalla Regione.
“L’attività regionale volta alla ‘individuazione dell’area idonea’ attraverso convegni o studi generici non esiste nelle procedure del codice degli appalti”, ha dichiarato Anibaldi. Ha inoltre reso noto che in passato era stato avviato un Docfap (seppur non completato) che indicava l’area di Colle Obito come la migliore. Per cambiare area, secondo Anibaldi, "la Regione dovrebbe deliberare formalmente che quel documento non è più idoneo e ricominciare l’iter del Docfap". Partecipando a Terni all'inaugurazione di un nuovo ambulatorio e di un nuovo laboratorio all'Azienda ospedaliera, invece, la presidente della giunta regionale Stefania Proietti aveva ribadito che "la Regione sta lavorando alla scelta dell'area più idonea per ospitare il nuovo ospedale".
Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, insieme nel Patto Avanti, hanno spiegato il loro voto contrario alla proposta di Accordo di programma con la Regione. In una nota congiunta, i due gruppi hanno dichiarato: “Il nostro voto contrario non nasce da una opposizione all’opera, che consideriamo strategica e necessaria per il territorio, ma dai metodi finora adottati dal Sindaco Bandecchi nella gestione dell’azione amministrativa”.
I gruppi hanno elencato le criticità: “Il sindaco non è riuscito a realizzare la clinica privata più volte evocata, non ha posto neanche il primo mattone per il nuovo ospedale promesso in tempi brevissimi appena eletto, né è stato presentato alcun progetto reale del famoso ospedale da 180 milioni, che avrebbe dovuto essere scritto in soli trenta giorni, nonostante l’impegno preso davanti ai giornalisti in Regione, dichiarato più di un mese fa”.
Il Patto Avanti ha contestato l’approccio: “A fronte di ciò, riteniamo che la politica degli annunci, priva di contenuti verificabili e di un percorso amministrativo solido, non possa essere il metodo con cui affrontare un tema cruciale come quello della sanità”. I gruppi hanno ribadito la disponibilità a sostenere iniziative fondate su “atti concreti e condivisi”.
Dopo il voto contrario di M5S e Pd sulla proposta di Accordo di programma, il sindaco Stefano Bandecchi aveva definito la posizione delle opposizioni “ipocrita”. “Ipocrita il no del PD e del M5S all’accordo di programma sul nuovo ospedale”, aveva dichiarato Bandecchi, aggiungendo: “Hanno scelto di non disturbare la Regione a scapito della città”.
A stretto giro, il Patto Avanti ha replicato. Vale la pena sottolineare che lo strumento dell’Accordo di programma è stato utilizzato in passato proprio dalle amministrazioni di centrosinistra per realizzare i nuovi ospedali in Umbria, e che il ricorso a questo istituto non è mai stato considerato di per sé un ostacolo. “L’accordo di programma non è in discussione”, hanno chiarito, “quello che contestiamo è l’uso che se ne vuole fare: un’operazione di propaganda priva di atti concreti, in continuità con una gestione fatta solo di annunci”. I gruppi hanno quindi respinto l’accusa di ipocrisia, ribadendo che il loro voto è stato motivato dalla mancanza di un percorso amministrativo solido e dalla volontà di non avallare un metodo che, a loro dire, finora non ha prodotto risultati.