06 Jan, 2026 - 17:30

Nuovo ospedale di Terni, l'ex assessore Andreani boccia la Regione: “Analisi insufficiente, Colle Obito archiviato con superficialità”

Nuovo ospedale di Terni, l'ex assessore Andreani boccia la Regione: “Analisi insufficiente, Colle Obito archiviato con superficialità”

Una bocciatura netta, tecnica e senza sconti. Francesco Andreani, architetto, coprogettista del Piano regolatore generale di Terni, già assessore all’Urbanistica del Comune di Terni nella giunta Di Girolamo e docente abilitato di Progettazione architettonica e urbana presso il MIUR, smonta punto per punto la relazione dello studio Binini & Partners sul nuovo ospedale di Terni, documento fatto proprio dalla Regione Umbria. Il giudizio è severo: l’analisi è “gravemente insufficiente”, priva di una visione urbanistica compiuta e incapace di affrontare con rigore l’ipotesi di rinnovo dell’ospedale di Colle Obito, archiviata con eccessiva superficialità nonostante, secondo Andreani, rappresenti la soluzione più concreta e sostenibile.

Il nodo non è solo architettonico, ma culturale e metodologico. “Il territorio non è solo lo spazio vuoto visibile”, scrive Andreani, “ma è storia, urbanistica, regole, cultura del proprio tempo, paesaggio e cultura dell’edificare”. Un richiamo diretto alla responsabilità della pianificazione pubblica, che non può limitarsi a individuare superfici libere senza interrogarsi sugli effetti a medio e lungo termine delle scelte.

Le nove ipotesi e il “criterio del riempimento”: edifici fuori scala e urbanistica assente

Secondo Andreani, la relazione muove da un presupposto debole: la ricerca di aree disponibili secondo un “criterio del riempimento”, privo di una vera strategia territoriale. “La ricerca di soluzioni muove individuando aree libere senza un criterio particolare che non sia quello del riempimento”, osserva, parlando di nove soluzioni che in più casi risultano “disarmanti” e costruite più per giustificare il numero che per risolvere il problema.

Particolarmente critico il passaggio sulle volumetrie e sulle altezze. “Edifici di dodici piani, mostri edilizi che sento il dovere di sottolineare e allontanare da ogni nostra possibilità”, scrive Andreani, evidenziando come tali soluzioni risultino incompatibili con il contesto urbano e paesaggistico ternano. A questo si aggiungono “omissioni consapevoli” su aspetti centrali come parcheggi e urbanizzazioni, che “si nascondono”, mentre il verde viene ridotto a “spruzzate ingenue su architetture massive che il territorio non vuole più conoscere”.

Nel mirino finiscono anche le affermazioni tecniche presentate come inoppugnabili. “Le dichiarazioni assertive di edilizia sanitaria dello studio Binini, come il corpo di fabbrica quintuplo, possono essere al massimo esperienze personali di lavoro”, osserva Andreani, sottolineando come tali impostazioni rischino di riportare indietro di decenni la disciplina dell’ingegneria civile e dell’architettura sanitaria.

Colle Obito, lo studio più debole: “È l’opzione più vicina, realista e sostenibile”

La critica più dura riguarda però lo studio sull’ipotesi di rinnovo dell’ospedale di Colle Obito, giudicato tecnicamente inadeguato e trattato con evidente fretta. Inserita tra le nove alternative, l’ipotesi viene liquidata con poche righe e con l’assunto che prevede la sostituzione completa dell’esistente, per poi essere definitivamente accantonata.

Un passaggio che Andreani definisce inaccettabile sul piano metodologico. “L’ipotesi di rinnovare l’ospedale di Colle Obito merita molto di più delle attenzioni disciplinari dello studio Binini”, scrive, spiegando che si tratta della soluzione più vicina alla città, più realistica dal punto di vista operativo, più sostenibile sotto il profilo dei costi e dei tempi e più funzionale per l’uso quotidiano da parte dei cittadini.

Sul piano tecnico, Andreani richiama alcuni punti centrali che avrebbero richiesto uno studio approfondito. In primo luogo il consumo di suolo, criterio non assoluto ma decisivo soprattutto quando è il pubblico a intervenire. “Ridurre il consumo di suolo è un principio di buon senso”, osserva, “soprattutto quando le nuove opere sono grandi e quelle che si abbandonano lo sono altrettanto e destinate al declino e all’incuria”.

C’è poi il tema della sicurezza strutturale, spesso evocato come ostacolo insormontabile. “Non esiste requisito di sicurezza strutturale che non si è in grado di garantire agli edifici esistenti”, sottolinea Andreani, richiamando l’esperienza umbra in materia di adeguamento e miglioramento sismico. A questo si aggiunge la posizione strategica dell’ospedale attuale, “sicuramente vicina al numero prevalente degli utenti, sia locali che territoriali”, elemento che incide direttamente sull’accessibilità e sull’efficienza del servizio sanitario.

Da qui l’invito a riaprire il dossier Colle Obito con una relazione dedicata, più rigorosa e scientificamente fondata, “magari nuovamente sottoscritta dalla Regione Umbria”, per affrontare con serietà temi come bacino di utenza, costi, tempi di realizzazione e impatto urbanistico.

Riqualificazione come progetto civile e urbanistico

Andreani propone infine un concorso pubblico di riqualificazione come unica strada per garantire trasparenza, qualità progettuale e pluralità di idee, indicando cinque assi strategici: accessibilità e parcheggi, nuova distribuzione interna, giardino dell’ospedale, riordino delle strutture complementari, sostenibilità energetica e ambientale. Un progetto che non sarebbe solo sanitario, ma civile, capace di restituire alla comunità un’infrastruttura moderna senza cancellare storia e urbanistica.

Anche l’ipotesi del nuovo ospedale in altra area viene giudicata parziale, perché ignora la progettazione urbanistica, con i suoi tempi lunghi, le varianti e le valutazioni ambientali. In questo quadro, Andreani segnala l’area di Gabelletta bassa, già pianificata e oggi sottoutilizzata, come possibile alternativa più coerente.

Il messaggio finale è chiaro: senza coraggio politico, rigore tecnico e visione urbanistica, il rischio è che il nuovo ospedale resti una bandiera agitata da anni. Colle Obito, conclude Andreani, non è un problema da rimuovere, ma una risorsa da ripensare seriamente.

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Federico Zacaglioni
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