l confronto sul nuovo ospedale di Terni entra in una fase più aspra. Dopo le audizioni dei capigruppo comunali in Terza commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Alternativa Popolare accusa la Regione Umbria di immobilismo e di continui rinvii, mascherati da ulteriori approfondimenti tecnici. Sullo sfondo, una città che attende risposte e un progetto parallelo, quello dell’ospedale Narni-Amelia, che invece procede.
A farsi portavoce della posizione del partito è Massimo Francucci, capogruppo di Alternativa Popolare in Consiglio comunale a Terni, che al termine dell’audizione non nasconde la preoccupazione. “Dal confronto in Commissione esce un quadro quantomeno allarmante per il futuro sanitario della nostra città”, afferma, “abbiamo chiesto certezze sul nuovo ospedale di Terni, ma usciamo dall’incontro con gli stessi dubbi, senza alcuna indicazione concreta”.
Secondo quanto riferito da Francucci, la decisione sulla localizzazione del nuovo ospedale verrebbe rimessa al Piano sanitario regionale, la cui elaborazione è prevista entro la fine del 2026. Una scelta che, nei fatti, sposta in avanti di almeno dieci mesi qualsiasi passaggio operativo.
“Ci è stato detto che il tema del nuovo ospedale di Terni è sul tavolo da oltre 25 anni e che quindi non si può avere fretta oggi”, prosegue il capogruppo di Alternativa Popolare, “ma questo significa rinviare ancora, senza indicare né il sito né le risorse economiche necessarie, perché il costo dipenderà dalla localizzazione”.
Una posizione che il partito di maggioranza a Palazzo Spada giudica inaccettabile, soprattutto alla luce delle condizioni in cui versa l’attuale ospedale. “Come rappresentanti della maggioranza dei cittadini di Terni chiediamo rispetto nei confronti della città”, sottolinea Francucci.
Nel corso dell’audizione, spiega Alternativa Popolare, sarebbe invece arrivata una conferma chiara su un altro fronte: quello dell’ospedale spoke di Narni-Amelia, che andrà avanti con un finanziamento a carico della Usl Umbria 2.
Un elemento che rafforza le critiche del partito. “In attesa dell’ospedale hub di Terni, si procede con Narni-Amelia”, osserva Francucci, “con un impatto rilevante sul bilancio della Usl Umbria 2 e una probabile ricaduta sui servizi erogati”. Una dinamica che, secondo Alternativa Popolare, rischia di penalizzare l’intero sistema sanitario ternano.
Ad alimentare ulteriormente la polemica interviene Maria Elena Gambini, portavoce del presidente della Provincia di Terni e sindaco Stefano Bandecchi, che mette nel mirino due temi tornati improvvisamente al centro del dibattito: ZES e IRCCS.
“C’è una domanda che non può più essere evitata: ZES e IRCCS sono davvero opportunità oppure scuse utili a prendere tempo?”, osserva Gambini, sottolineando il tempismo con cui questi argomenti emergono all’indomani dell’audizione in Commissione che avrebbe dovuto chiarire dove e quando costruire il nuovo ospedale.
Sul tema della Zona economica speciale, Gambini ricorda come fosse già noto alla Regione e ai consulenti incaricati di individuare i siti idonei. “Perché allora la ZES diventa un tema solo oggi?”. Ancora più netto il giudizio sul capitolo IRCCS. “Dietro la parola eccellenza si nasconde una realtà che nessuno ha il coraggio di dire chiaramente”, afferma, “l’IRCCS significherebbe la rinuncia definitiva di Terni alla propria azienda ospedaliera, con decisioni prese altrove e specialità spostate”.
Sul tema della localizzazione interviene anche Riccardo Corridore, vicesindaco di Terni, commentando le interviste della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, secondo la quale il sito di Colle Obito non sarebbe stato ancora definitivamente scartato e la scelta sul luogo del nuovo ospedale resterebbe aperta.
Una posizione che, secondo Corridore, lascia però inevasa la questione centrale. “Sarebbe stato opportuno spiegare chiaramente cosa si intende per Nuovo Ospedale a Colle Obito”, osserva il vicesindaco, richiamando una progettualità già esistente.
Nel mirino finisce in particolare il secondo progetto di project financing legato proprio all’area di Colle Obito. “Nello specifico – sottolinea – si sarebbe dovuto far analizzare quel progetto e i suoi costi, decisamente più contenuti rispetto all’ipotesi di rifare tutto ex novo”. Un approfondimento che, secondo l’amministrazione comunale, avrebbe consentito un confronto basato su dati concreti e non su dichiarazioni generiche.
Il giudizio finale è netto. “Purtroppo, ancora una volta, siamo di fronte a parole”, conclude Corridore, rafforzando l’accusa di rinvii che attraversa l’intero fronte critico sul dossier del nuovo ospedale.