17 Mar, 2026 - 12:00

“Non hanno colpito me, hanno colpito Gubbio”: il sindaco Vittorio Fiorucci rompe il silenzio

“Non hanno colpito me, hanno colpito Gubbio”: il sindaco Vittorio Fiorucci rompe il silenzio

Non c’è spazio per interpretazioni attenuanti nella lettura che arriva dalla giunta comunale di Gubbio.

Il sindaco Vittorio Fiorucci ha definito quanto accaduto in Consiglio comunale non come una semplice difficoltà procedurale o una crisi fisiologica, ma come un fatto politico consapevole, con conseguenze dirette e rilevanti per la città.

Secondo quanto emerge, negli ambienti politici della maggioranza si ritiene che non si sia trattato di un incidente, bensì di una scelta precisa. Ogni tentativo di ridimensionare l’accaduto finirebbe infatti per nascondere una responsabilità politica evidente.

Dalla giunta viene inoltre sottolineato come la vicenda non riguardi esclusivamente gli equilibri interni della maggioranza, ma investa più profondamente il rapporto tra istituzioni e cittadini, minando la fiducia nel funzionamento democratico.

La ricostruzione: numero legale fatto mancare consapevolmente

Secondo la ricostruzione fornita dall’amministrazione, dopo la discussione e il voto su alcuni punti iniziali dell’ordine del giorno, una parte della maggioranza avrebbe scelto di non essere presente o di abbandonare l’aula. Questo comportamento avrebbe determinato il venir meno del numero legale, impedendo così al Consiglio comunale di proseguire i propri lavori.

Non si tratterebbe di una semplice questione tecnica, ma di una decisione politica assunta con piena consapevolezza. In particolare, viene evidenziato come fosse noto a tutti che restavano da affrontare temi rilevanti per la comunità, circostanza che rende ancora più grave la scelta di interrompere i lavori.

Dalla giunta si sottolinea infatti come non sia possibile parlare di leggerezza o casualità, ma piuttosto di un comportamento deliberato, i cui effetti erano prevedibili.

Non confronto democratico ma blocco dell’assemblea

Nella lettura del sindaco, ciò che è accaduto non rientra nella normale dialettica democratica. Viene ribadito come il dissenso politico sia legittimo e persino necessario, ma debba esprimersi attraverso il voto e la responsabilità pubblica.

In questo caso, invece, non si sarebbe verificato un voto contrario né una presa di posizione esplicita, bensì una scelta di non partecipazione che ha impedito all’organo consiliare di deliberare. Secondo Fiorucci, questo comportamento avrebbe prodotto una vera e propria paralisi dell’assemblea.

L’effetto più grave, viene osservato, è quello di svuotare la funzione concreta della democrazia, impedendo al Consiglio di svolgere il proprio ruolo decisionale.

Temi concreti rimasti senza risposta

Particolare rilievo viene dato ai contenuti rimasti sospesi. Dalla giunta si evidenzia come non si trattasse di questioni marginali, ma di provvedimenti direttamente collegati alla vita quotidiana dei cittadini.

Tra i temi non affrontati vi erano questioni legate all’accessibilità per le persone con disabilità, alla tutela del lavoro e della dignità salariale, alla salvaguardia del territorio, alla sicurezza urbana e alla qualità della vita nelle frazioni.

Secondo il sindaco, il venir meno del numero legale ha comportato non semplicemente l’interruzione di una seduta, ma il rinvio di risposte attese da cittadini che si trovano ad affrontare problemi concreti. Questo aspetto viene indicato come uno dei più critici dell’intera vicenda.

Interesse pubblico sacrificato a logiche interne

Nella valutazione politica espressa dall’amministrazione, emerge con forza l’idea che dinamiche interne alla maggioranza, legate a posizionamenti e tensioni, abbiano prevalso sull’interesse generale.

Il sindaco avrebbe sottolineato come il comportamento di chi ha scelto l’assenza o l’uscita dall’aula abbia inciso non tanto su singole figure politiche, quanto sull’istituzione nel suo complesso, compromettendone il funzionamento.

Secondo questa lettura, il Consiglio comunale sarebbe stato piegato a logiche di parte, con una conseguente rottura di un equilibrio che non è solo politico, ma anche civico.

Una frattura interna alla maggioranza

Dalla giunta emerge inoltre una valutazione particolarmente severa nei confronti di una parte della maggioranza, ritenuta responsabile di aver agito come fattore di logoramento interno.

Il comportamento tenuto in aula viene interpretato come un elemento che ha indebolito la tenuta dell’amministrazione e contribuito a proiettare all’esterno un’immagine di instabilità. In questo senso, si parla di una dinamica che ha finito per favorire l’opposizione e per accentuare la percezione di una maggioranza incapace di garantire continuità nell’azione amministrativa.

Il tema della responsabilità istituzionale

Uno dei punti centrali della posizione del'Amministrazione riguarda il concetto di responsabilità. Viene ribadito come essa debba tradursi nella partecipazione ai lavori consiliari e nell’assunzione pubblica delle proprie scelte.

L’assenza o l’abbandono dell’aula rappresentano una modalità che evita il confronto diretto e sottrae i consiglieri alla responsabilità di esprimere una posizione chiara davanti ai cittadini.

Questa linea di interpretazione segna una distinzione netta tra azione politica trasparente e comportamenti ritenuti elusivi.

Il ruolo della minoranza

Pur ribadendo che la responsabilità principale resta in capo a chi ha fatto mancare il numero legale, dalla giunta emerge anche una riflessione sul comportamento della minoranza.

Viene riconosciuto il pieno diritto dell’opposizione di contestare e contrastare l’azione della maggioranza. Tuttavia, si osserva come, in quella specifica circostanza, una parte della minoranza abbia finito per inserirsi nelle dinamiche interne della maggioranza, contribuendo di fatto a una situazione di paralisi istituzionale.

Secondo questa lettura, il limite sarebbe stato quello di non mantenere una netta distinzione tra confronto politico e funzionamento dell’assemblea.

Una perdita di credibilità per la politica

La vicenda viene interpretata anche in chiave più ampia, come un episodio che rischia di incidere negativamente sulla percezione della politica da parte dei cittadini.

Situazioni in cui le istituzioni vengono condizionate da logiche interne e tatticismi contribuiscono ad alimentare la distanza tra cittadini e politica, rafforzando un senso diffuso di sfiducia.

Viene ribadita la necessità che la politica torni a esercitare pienamente la propria funzione decisionale, evitando comportamenti che possano apparire come sottrazione di responsabilità.

“Non una crisi, ma una scelta consapevole”

Nella conclusione della sua valutazione, il sindaco respinge l’interpretazione dell’accaduto come una semplice crisi politica.

Secondo quanto espresso, il termine “crisi” rischierebbe di attenuare la portata di quanto avvenuto, facendo apparire la situazione come inevitabile. Al contrario, viene sottolineato come si sia trattato di una scelta precisa, che ha impedito al Consiglio comunale di svolgere il proprio ruolo.

La responsabilità davanti alla città

In chiusura, dalla giunta emerge una valutazione netta: chi ha determinato il venir meno del numero legale si assume una responsabilità chiara nei confronti della città.

Non solo per le conseguenze politiche immediate, ma anche per le decisioni non assunte e per le risposte rimaste sospese.

L’episodio rappresenta un passaggio critico che richiama tutti i soggetti istituzionali a una maggiore consapevolezza del proprio ruolo. Le istituzioni, viene sottolineato, non possono essere considerate un terreno di scontro interno, ma devono restare il luogo in cui si esercita la responsabilità pubblica.

Ed è proprio su questo piano che si misura la gravità dell’accaduto: non solo nell’interruzione dei lavori consiliari, ma nel segnale complessivo che ne deriva per la città e per la credibilità delle istituzioni.

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Mario Farneti
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