11 Feb, 2026 - 14:56

Nasce "Safe", il sistema integrato umbro per la tutela delle fragilità nei percorsi di accoglienza

Nasce "Safe", il sistema integrato umbro per la tutela delle fragilità nei percorsi di accoglienza

Sta prendendo forma Safe (Salute e accoglienza per le fragilità emergenti), il progetto finanziato dal Fondo Fami (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) 2021-2027, pensato per rafforzare in maniera strutturale e sistemica la tutela della salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale presenti nei centri di accoglienza umbri. L’iniziativa è rivolta in particolare ai soggetti più vulnerabili, tra cui i minori stranieri non accompagnati e le persone in condizioni di fragilità fisica e/o psichica, e si propone di superare approcci frammentari attraverso un modello integrato e stabile di presa in carico sociosanitaria.

Il progetto, che vede come soggetto capofila Usl Umbria 1 e come partner Usl Umbria 2, Anci Umbria, Cidis Impresa Sociale ets e Famiglia Nuova società cooperativa sociale, è stato presentato in due incontri distinti rivolti agli operatori delle aziende sanitarie regionali, svoltisi a Perugia e Terni. Le iniziative hanno segnato l’avvio operativo del percorso, costituendo il primo momento di condivisione del modello integrato di intervento e della governance territoriale multilivello che Safe intende costruire, ponendo le basi per un sistema coordinato tra sanità, servizi sociali, enti locali e terzo settore.

Governance integrata tra sociale e sanità

Al centro del progetto vi è la definizione di un modello uniforme di governance territoriale tra servizi sociali e sanitari, finalizzato a garantire una presa in carico coordinata, omogenea ed efficace delle persone accolte nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e nei progetti Sai (Sistema di accoglienza e integrazione).

Il progetto prevede l’attivazione di servizi dedicati al supporto dei processi di presa in carico, superando la frammentazione degli interventi e rafforzando il coordinamento tra enti locali, aziende sanitarie e terzo settore. In questa prospettiva, Safe si configura come una vera infrastruttura organizzativa e operativa del welfare sociosanitario regionale.

Équipe mobile e supporto operativo sul territorio

Tra gli strumenti centrali del progetto figura l’attivazione, a cura di Famiglia Nuova società cooperativa, di una équipe mobile multiprofessionale. Il team opererà sul territorio garantendo interventi di prevenzione, presa in carico, reinserimento e follow up, fornendo supporto diretto ai servizi e alle strutture di accoglienza.

L’équipe sarà chiamata a intervenire nelle situazioni più complesse, facilitando la gestione dei casi, il raccordo con i servizi sanitari e sociali, e l’accompagnamento delle persone nei percorsi di cura e integrazione. Si tratta di un dispositivo pensato per superare le criticità operative e le situazioni di impasse che spesso caratterizzano la presa in carico delle persone con fragilità multiple.

Ambulatori migranti e alfabetizzazione sanitaria

Un altro asse strategico del progetto Safe riguarda il rafforzamento della sanità territoriale dedicata ai migranti. In Umbria, fino all’avvio del progetto, era attivo un solo ambulatorio migranti, nel distretto del Perugino dell’Usl Umbria 1. Safe prevede il potenziamento di questo servizio e l’attivazione di due nuovi ambulatori nel territorio dell’Usl Umbria 2, uno a Terni e uno a Foligno.

Le azioni includono alfabetizzazione sanitaria, orientamento e accompagnamento ai servizi, presidio degli ambulatori migranti, unità di strada e supervisione educativa temporanea presso il domicilio prima della chiusura degli interventi. L’obiettivo è costruire un accesso facilitato e strutturato alla sanità pubblica per le persone accolte, riducendo le barriere linguistiche, culturali e organizzative.

Mediazione culturale e think-tank regionale

Cidis Impresa Sociale ha illustrato le attività di mediazione linguistico-culturale, formazione e orientamento dei servizi sanitari. Tra le iniziative previste figura la creazione di un think-tank regionale sul tema delle mutilazioni dei genitali femminili, affiancato da percorsi di alfabetizzazione sanitaria con laboratori formativi rivolti alle comunità accolte.

In continuità con progettualità precedenti, Anci Umbria ha attivato un servizio di consulenza antropologica e mediazione etnoclinica, destinato al supporto degli operatori sociali e sanitari. Il dispositivo interviene nei casi complessi, offrendo consulenza specialistica sulle principali criticità interculturali e rafforzando le competenze professionali degli operatori.

Il sistema umbro dell’accoglienza: dati e rete territoriale

Il sistema di accoglienza umbro si articola attraverso la rete del Sai e la presenza dei Cas sul territorio regionale, gestiti dalle Prefetture di Perugia e Terni. In Umbria sono attivi 16 progetti Sai: dieci per categorie ordinarie, cinque per minori stranieri non accompagnati e un progetto dedicato all’accoglienza delle vulnerabilità. I Comuni titolari sono 13: Castel Ritaldi, Corciano, Foligno, Gualdo Tadino, Gubbio, Magione, Massa Martana, Narni, Orvieto, Panicale, Perugia, Spoleto e Terni.

Al 15 gennaio 2026, nei Cas risultano accolti 2.411 migranti, mentre nei progetti Sai sono presenti 529 persone, per un totale complessivo di 2.490 migranti inseriti nelle strutture di prima e seconda accoglienza regionali (dati Ministero dell’Interno).

I Cict e la costruzione di standard regionali

Il progetto, di durata triennale, prevede cinque azioni principali, tra cui l’istituzione dei Cict (Comitati integrati di Coordinamento territoriali), incaricati di definire e adottare standard assistenziali e protocolli operativi sociosanitari condivisi. I Cict rappresentano lo strumento attraverso cui costruire un modello regionale stabile di presa in carico integrata, capace di garantire uniformità, qualità e continuità dei servizi.

Un’infrastruttura di welfare sociosanitario

Safe si configura così come una vera e propria infrastruttura di welfare sociosanitario, che integra sanità, servizi sociali, enti locali e terzo settore in un’unica architettura operativa. L’obiettivo è duplice: da un lato rafforzare la tutela delle persone più fragili, dall’altro sostenere i servizi pubblici attraverso modelli organizzativi più efficienti e coordinati.

Il progetto punta a rendere strutturale l’integrazione tra accoglienza e sanità pubblica, superando logiche emergenziali e frammentarie, e costruendo un sistema stabile capace di rispondere in modo organico alle fragilità emergenti, nel quadro di una governance territoriale condivisa e multilivello.

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Francesco Mastrodicasa
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