09 Jun, 2026 - 11:51

Morte di Sabjan Ballici, la famiglia chiede chiarezza: esposto in Procura per accertare eventuali responsabilità sanitarie

Morte di Sabjan Ballici, la famiglia chiede chiarezza: esposto in Procura per accertare eventuali responsabilità sanitarie

A quattro mesi dalla morte di Sabjan Ballici, il giovane di 24 anni deceduto all'ospedale di Foligno dopo una malattia che si è manifestata e aggravata nell'arco di pochi mesi, la vicenda approda all'attenzione della magistratura. I familiari del ragazzo hanno deciso di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Spoleto per chiedere che venga fatta piena luce sulle tappe che hanno preceduto il decesso.

Attraverso gli avvocati Luca Maori e Luca Valigi è stata depositata una denuncia-querela accompagnata da una consulenza medico-legale di parte. L'obiettivo non è soltanto ricostruire la sequenza degli eventi clinici che hanno interessato il giovane, ma anche verificare se vi siano state eventuali omissioni o ritardi nella diagnosi che possano aver inciso sull'evoluzione della patologia.

Il fascicolo presentato alla magistratura ripercorre dettagliatamente gli ultimi mesi di vita del ventiquattrenne, una successione di accertamenti, accessi ospedalieri e sintomi che, secondo la famiglia, non avrebbero trovato una risposta adeguata fino alla scoperta della malattia in fase ormai avanzata.

Dai primi sintomi alla diagnosi: sette mesi segnati da esami e accessi in ospedale

La storia clinica riportata nella denuncia inizia nell'estate del 2025. I primi segnali sarebbero comparsi nel mese di luglio, quando il ragazzo iniziò a soffrire di una tosse persistente accompagnata dalla presenza di tracce di sangue.

Un quadro che lo portò a sottoporsi a diversi accertamenti. Tra questi una radiografia toracica, che non evidenziò particolari anomalie, e una fibrorinoscopia dalla quale emerse l'ipotesi di un reflusso gastroesofageo. Nonostante gli esami effettuati, i disturbi continuarono a manifestarsi.

Con il trascorrere delle settimane il quadro clinico avrebbe mostrato ulteriori elementi di preoccupazione. Nel mese di ottobre comparve infatti una tumefazione nella zona inguinale, successivamente sottoposta a ecografia.

La situazione avrebbe registrato una svolta il 27 dicembre, quando una Tac al torace evidenziò un ingrossamento dei linfonodi. Un risultato che convinse il giovane a recarsi al pronto soccorso dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, accompagnato da una cugina infermiera.

Secondo quanto riportato nell'esposto depositato in Procura, dopo una lunga attesa il ventiquattrenne avrebbe lasciato il pronto soccorso senza essere visitato, scegliendo di fare ritorno a casa.

Poche settimane più tardi, il 19 gennaio, un nuovo peggioramento delle condizioni lo spinse a tornare in ospedale. In questo caso il ricovero venne richiesto direttamente dal medico di famiglia a causa della persistenza della tosse.

Durante quel secondo accesso il ragazzo fu preso in carico dai sanitari ma, secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, venne dimesso dopo alcune ore con l'indicazione di sottoporsi a una broncoscopia, effettuata successivamente il 27 gennaio.

È proprio in questa fase che emerge uno degli aspetti evidenziati dai familiari. Nell'atto depositato dai legali viene infatti riportato che uno pneumologo avrebbe riferito al giovane che la sua situazione "era dovuta all'uso abituale di sostanze stupefacenti". Due giorni dopo la broncoscopia, il 29 gennaio, Ballici si presentò nuovamente al pronto soccorso perugino. Anche in quella circostanza trascorse una notte in osservazione prima di essere dimesso. A quel punto la famiglia decise di rivolgersi a un'altra struttura sanitaria.

Il ricovero a Foligno e i dubbi dei consulenti: "Una diagnosi tempestiva avrebbe potuto rallentare la patologia"

La scelta cadde sull'ospedale di Foligno, dove il giovane venne ricoverato il 6 febbraio. Qui arrivò la diagnosi che avrebbe cambiato definitivamente il corso della vicenda: tumore allo stomaco. Secondo quanto ricostruito dagli stessi familiari, il decesso sopraggiunse appena quarantotto ore dopo la comunicazione della diagnosi.

Proprio questa successione temporale rappresenta uno dei punti centrali della denuncia presentata alla Procura di Spoleto. I legali della famiglia sostengono infatti che il mancato riconoscimento della patologia durante i precedenti accessi ospedalieri avrebbe compromesso la possibilità di avviare trattamenti terapeutici specifici.

Nella consulenza medico-legale allegata all'esposto viene evidenziato come la mancata individuazione del tumore avrebbe "impedito di fatto qualsiasi trattamento chemioterapico".

Il consulente incaricato dalla famiglia sottolinea inoltre che "anche se non abbiamo la garanzia che una diagnosi tempestiva avrebbe salvato la vita del paziente sicuramente avrebbe potuto almeno rallentare l’evoluzione della patologia, allungare la vita del paziente quantomeno di mesi e ridurre le sue sofferenze".

Un'analisi che prosegue con un'ulteriore considerazione riportata negli atti depositati alla magistratura. Secondo il medico legale, infatti, "se tale percorso fosse stato anticipato è del tutto plausibile che il paziente avrebbe avuto maggiori chanche di vita anche se fosse stato per tempi limitati e con minori sofferenze".

Spetterà ora agli inquirenti esaminare la documentazione sanitaria, acquisire eventuali ulteriori elementi e valutare se sussistano profili di responsabilità. La Procura dovrà ricostruire l'intero iter clinico seguito dal giovane nei mesi precedenti alla diagnosi, verificando se tutte le procedure siano state eseguite secondo i protocolli previsti.

Per la famiglia di Sabjan Ballici si apre così una nuova fase, quella della ricerca della verità giudiziaria, con la speranza di ottenere risposte sui dubbi che accompagnano una morte arrivata a soli 24 anni e dopo una malattia che si è sviluppata in tempi estremamente rapidi.

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Lorenzo Farneti
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