Si torna in aula per il processo per la morte di Andrea Prospero, ai danni del giovane romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio del giovane studente di Lanciano, trovato senza vita nel gennaio del 2025 in un bed and breakfast del centro storico di Perugia. Il processo resta nel capoluogo umbro ed è stata respinta la nuova richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa.
Nonostante la nuova richiesta di patteggiamento, la Corte d'assise di Perugia, nell'udienza odierna, ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa (pur più severa della precedente) a tre anni di reclusione ma senza il consenso dei pubblici ministeri e quindi nemmeno esaminata dai giudici.
Il processo resta a Perugia, essendo stata respinta anche un'eccezione di incompetenza territoriale avanzata dalla difesa, ed è stato rinviato al 22 aprile prossimo per sentire i primi testimoni della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone.
Il collegio presieduto da Carla Giangamboni, riporta l'Ansa, ha ritenuto che il processo vado svolto a Perugia, dove Prospero decedette, e non a Roma, la città di residenza dell'imputato, che non ha preso parte all'udienza.
Niente patteggiamento, quindi, per il diciannovenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio nel caso della morte di Andrea Prospero, con la famiglia della giovane vittima che ha chiesto una pena giusta e proporzionata.

Michele Prospero, padre di Andrea, al termine dell’udienza in Corte d’Assise, del 22 gennaio, aveva ribadito il desiderio della famiglia: "Da questo processo ci aspettiamo una vera giustizia e speriamo di averla. Oltre alla giustizia vorremmo anche sapere la verità su quello che è accaduto, e non so se se avrò mai questa fortuna".
"Abbiamo fiducia nella giustizia e torneremo sempre in tutte le udienze - ha aggiunto Michele Prospero - in tutti i casi, per poter arrivare a una conclusione di una vera giustizia e verità su quello che è successo. I magistrati vogliono arrivare a un accordo con noi e con gli avvocati per evitare il prosieguo della causa. Vedremo che cosa succederà. Mi state chiedendo se ho mai visto l’imputato? Sì, una volta sola, alla prima udienza c’è stato. Con lui non ci ho mai parlato, non si è neanche permesso di girarsi a guardarci. È rimasto imperterrito a guardare di fronte. Una volta solo ha tentato di girarsi e l’avvocato gli ha detto di non farlo".

Andrea Prospero aveva 19 anni ed era uno studente universitario originario di Lanciano (Chieti). Andrea frequentava il primo anno di Informatica all’Università di Perugia e viveva presso l’Ostello Don Emilio Bromuri.
Lo scorso 24 di gennaio era sparito per poi essere trovato senza vita, cinque giorni dopo, nella camera di un B&B nel centro storico, presa in affitto nonostante alloggiasse in un ostello.
Emiliano Volpe, amico solo virtuale di Prospero, secondo l’accusa avrebbe rafforzato l’idea del suicidio nel ragazzo, persuadendolo a distanza a ingerire un mix letale di farmaci. Lo si evinto dalle “chat” e perfino da un video Telegram girato dalla vittima e depositato dalla Procura lo scorso novembre.
Si sarebbe trattato, quindi, di un suicidio in diretta: con il giovane romano che lo avrebbe invitato ad ammazzarsi preoccupandosi poi - con un terzo indagato - della possibilità che la vittima avesse lasciato la conversazione aperta che avrebbero potuto trovare gli inquirenti.
Il ragazzo, accerteranno le analisi medico legali, era morto a causa di un’overdose da farmaci, ossicodone e tranquillanti, assunti con un’abbondante dose di alcol ma sarebbe stato istigato al suicidio dal ragazzo romano conosciuto online.