Si apre, nella giornata odierna 22 gennaio 2026, il processo davanti alla Corte d’Assise di Perugia per la morte di Andrea Prospero. L'imputato, il 19enne romano Emiliano Volpe, si presenta con una nuova richiesta di patteggiamento, dopo che la prima era stata rigettata nei mesi scorsi.
Dopo quasi un anno dalla scomparsa, si apre il processo per la morte di Andrea Prospero, davanti alla Corte d’Assise di Perugia. Il giovane studente di Lanciano fu trovato senza vita in una casa-vacanze del centro storico, in data 29 gennaio 2025. Secondo la procura di Perugia, Andrea Prospero si sarebbe tolto la vita con un mix di medicinali oppiacei.
L’imputato, Emiliano Volpe, è accusato di istigazione al suicidio. La difesa dell’imputato, l’avvocato Alessandro Ricci, aveva avanzato nei mesi scorsi la richiesta di patteggiamento, bocciata perché considerata troppo mite e incongura.
Il 19enne romano, punta a una nuova richiesta per chiudere la vicenda con una pena più severa e che esclude pene alternative, rispetto a quella bocciata dal Gup Simona Di Maria, nonostante il via libera del procuratore Raffaele Cantone che prevedeva due anni e mezzo di reclusione, sostituiti da lavori di pubblica utilità.
Secondo il legale, il 19enne si è appena riscritto a scuola, riconoscendo un percorso di ravvedimento avviato nel corso degli ultimi dieci mesi, trascorsi ai domiciliari. Per il Gup, invece, il pentimento dell'imputato era stato ritenuto il falso, tardivo e privo di intenti risarcitori.
Andrea Prospero aveva 19 anni ed era uno studente universitario originario di Lanciano (Chieti). Andrea frequentava il primo anno di Informatica all’Università di Perugia e viveva presso l’Ostello Don Emilio Bromuri.
Lo scorso 24 di gennaio era sparito per poi essere trovato senza vita, cinque giorni dopo, nella camera di un B&B nel centro storico, presa in affitto nonostante alloggiasse in un ostello.
Emiliano Volpe, amico solo virtuale di Prospero, secondo l’accusa avrebbe rafforzato l’idea del suicidio nel ragazzo, persuadendolo a distanza a ingerire un mix letale di farmaci. Lo si evinto dalle “chat” e perfino da un video Telegram girato dalla vittima e depositato dalla Procura lo scorso novembre.
Si sarebbe trattato, quindi, di un suicidio in diretta: con il giovane romano che lo avrebbe invitato ad ammazzarsi preoccupandosi poi - con un terzo indagato - della possibilità che la vittima avesse lasciato la conversazione aperta che avrebbero potuto trovare gli inquirenti.
Il ragazzo, accerteranno le analisi medico legali, era morto a causa di un’overdose da farmaci, ossicodone e tranquillanti, assunti con un’abbondante dose di alcol ma sarebbe stato istigato al suicidio dal ragazzo romano conosciuto online.
La morte di Andrea Prospero aveva scosso, oltre che la sua famiglia, in modo profondo tutta la comunità perugina, sollevando anche importanti riflessioni sul ruolo dei social media e delle comunicazioni digitali, dove una parola o un consiglio possono segnare il destino di una persona.
Se da un lato il reato di istigazione al suicidio è già di per sé una questione di grande gravità, dall'altro il suo sviluppo in un contesto tecnologico e sociale sempre più digitalizzato assume una connotazione ancor più preoccupante.
Il giudice aveva disposto il giudizio immediato, ovvero lo svolgimento del processo senza passare per l’udienza preliminare, con il processo, in Corte d’assise, che inizia oggi. Sabato 24 gennaio, invece, a un anno dalla morte di Andrea, a Lanciano si terrà una messa nella chiesa Santa Maria del Suffragio.