L’appuntamento è fissato per l’11 febbraio in Tribunale a Terni. In quell’udienza pubblica si deciderà la convalida del piano strategico di risanamento per la Moplefan, azienda del polo chimico ternano impegnata in una procedura di composizione negoziata della crisi. Il piano, illustrato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dall’esperto Francesco Angeli, mira a ristabilire equilibrio economico e liquidità nei prossimi quattro mesi, periodo definito cruciale per scongiurare la chiusura. “È emersa una situazione complicata ma non irreversibile”, ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Sergio Cardinali, uscito dal tavolo al Mimit. La partita si gioca su più fronti: la tutela occupazionale, la proroga degli ammortizzatori sociali e l’ingresso di nuovi investitori.
La sorte della Moplefan passa per un’aula del Tribunale di Terni. Martedì 11 febbraio, il giudice valuterà la congruità del piano di risanamento presentato dall’esperto Francesco Angeli, nominato dalla Camera di Commercio dell’Umbria per gestire la fase transitoria della composizione negoziata. Non si tratta di un’azienda in stato di insolvenza, ma di una realtà che deve urgentemente trovare un nuovo equilibrio finanziario. “Il tavolo di confronto sul futuro della Moplefan è partito dall'analisi del presente per ipotizzare scenari futuri”, ha esordito l’assessore Sergio Cardinali, descrivendo l’incontro al Mimit.
In quel confronto, Angeli – figura chiave incaricata di traghettare l’azienda – ha dettagliato le condizioni per la ripartenza. Il giudice, dopo l’udienza, gli affiderà compiti di sorveglianza, incluso il monitoraggio e l’aggiustamento del piano industriale. “I prossimi quattro mesi saranno cruciali per migliorare l’equilibrio economico dell’azienda e ripristinare una condizione di liquidità necessaria alla ripartenza delle produzioni”, ha rimarcato Cardinali. Una corsa contro il tempo che vede le istituzioni locali in prima linea. Il Comune di Terni assicura “vicinanza e sostegno ai lavoratori e tutto l’impegno possibile ad esercitare un ruolo di pressione”.
Accanto alla complessità del piano industriale, avanza con drammatica urgenza una crisi sociale. “Esiste un’emergenza salariale da fronteggiare”, ha denunciato senza giri di parole l’assessore Cardinali, sottolineando le “difficoltà” dei lavoratori per i “mancati pagamenti delle mensilità arretrate e della tredicesima”. La liquidità da recuperare non serve solo agli investimenti, ma anche a sanare questo debito salariale che grava sulle famiglie.
Parallelamente, procede a fatica l’iter per la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2026. L’iter è “appesantito dalle esigenze di integrazioni documentali che rallentano l’approvazione ministeriale”. Nei prossimi giorni è attesa una nuova verifica dell’ispettorato del lavoro di Terni sulla documentazione aggiornata. Ogni ritardo burocratico moltiplica l’incertezza per i dipendenti e indebolisce il clima di fiducia necessario alla ripartenza.

Il piano di risanamento della Moplefan non regge senza un ripensamento della struttura societaria. Dal tavolo ministeriale è emersa con chiarezza la necessità di un nuovo investitore. “Il tavolo ha messo in evidenza l'importanza della composizione societaria che deve prevedere l’ingresso di un nuovo investitore funzionale alla partecipazione di Invitalia”, ha spiegato Cardinali. L’ingresso di capitale privato è visto come il volano per sbloccare anche il contributo pubblico dell’agenzia nazionale.
Le implicazioni, tuttavia, travalicano i confini aziendali. La Moplefan è un tassello di un ecosistema produttivo più ampio. “Siamo consapevoli che si tratta di una situazione complessa che, se irrisolta, rischia di ingenerare un effetto domino per tutte le altre aziende del polo chimico”, ha ammonito l’assessore. Una chiusura avrebbe quindi ripercussioni a catena, mettendo a rischio l’intero distretto industriale ternano.
Tutto è ora sospeso in attesa del via libera del Tribunale. L’udienza dell’11 febbraio è solo il primo passo di un percorso ad altissimo rischio. “L’uscita dalla crisi va supportata dalle istituzioni, a partire dal ruolo determinante del Ministero che deve sbloccare i fondi pubblici attesi ormai da troppo tempo”, è l’appello conclusivo di Cardinali. I prossimi quattro mesi saranno un banco di prova per la tenuta del tessuto produttivo e per la capacità delle istituzioni di intervenire con tempestività ed efficacia.