Il Tribunale di Terni, con il giudice monocratico Claudia Tordo Caprioli della Sezione Civile per le procedure di crisi, si è riservato il pronunciamento sulle misure protettive e sulla congruità del piano strategico presentato da Moplefan nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi. La decisione potrebbe arrivare entro pochi giorni e rappresenta un passaggio decisivo per il futuro dello stabilimento ternano.
L’azienda ha depositato il piano sotto la supervisione dell’avvocato Francesco Angeli, esperto nominato dalla Camera di commercio per accompagnare il percorso di risanamento. All’udienza, che si è svolta mercoledì pomeriggio, erano presenti il collegio legale della società e alcuni creditori. Fuori e dentro il palazzo di giustizia si sono radunati anche una trentina di lavoratori Moplefan, insieme ai rappresentanti sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, oltre all’assessore comunale allo Sviluppo economico Sergio Cardinali.
Il piano prevede la ricapitalizzazione della Moplefan attraverso investitori esterni o mediante capitale interno, la vendita di alcune aree e il rilancio della produzione nello stabilimento di Terni. Un progetto che ora dovrà superare il vaglio del giudice, chiamato a verificare la sussistenza di una concreta prospettiva di risanamento.

L’udienza rientra nelle previsioni del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che prevede l'analisi del piano entro 40 giorni dalla richiesta della composizione negoziata.L’imprenditore che accede alla composizione negoziata può chiedere al Tribunale la conferma delle misure protettive del patrimonio, vale a dire la sospensione o la limitazione delle azioni esecutive e cautelari dei creditori.
Il giudice è chiamato a valutare il bilanciamento degli interessi in gioco e la concreta possibilità di risanamento. Deve decidere con decreto motivato anche sulla congruità del piano strategico, verificandone credibilità e razionalità rispetto alla situazione aziendale e al contesto operativo. In particolare, deve accertare che le proiezioni siano realistiche, che le ipotesi siano prudenziali e che le strategie risultino coerenti con i dati storici e di mercato, con l’obiettivo di un ritorno all’equilibrio patrimoniale e finanziario in un termine congruo. La riserva del Tribunale tiene dunque insieme due profili centrali: la tutela del patrimonio aziendale nella fase di trattativa con i creditori e la solidità del percorso di rilancio prospettato dalla società.
Intanto la situazione dei lavoratori resta delicata. Le maestranze sono senza cassa integrazione dallo scorso primo dicembre. Un vuoto che pesa su decine di famiglie e che alimenta la preoccupazione intorno allo stabilimento.
“Ad oggi non c’è il Decreto ministeriale e il prossimo incontro del 3 marzo al Ministero che speriamo faccia chiarezza sulla cassa e in generale il futuro di questa azienda e i suoi lavoratori”, afferma Davide Lulli della Rsu Moplefan.

Sul fronte istituzionale interviene l’assessore Sergio Cardinali, che colloca la vicenda oltre l’ambito strettamente giudiziario. “La situazione della Moplefan di Terni è appesa a un filo. Oggi si è svolta la camera di consiglio in Tribunale e siamo in attesa della sentenza del giudice sulla congruità del piano di risanamento e sulle misure protettive chieste dall’azienda nell’ambito della procedura di composizione negoziata. Ma la vicenda non può essere solo una questione della magistratura, occorre uno sforzo collettivo per arrivare al risanamento e al proseguimento dell’attività produttiva”, dichiara.
Cardinali richiama alcuni punti del piano. “Positivo che ci sia la vendita di un terreno non utile all’azienda ma che può portare risorse all’azienda stessa, nella seconda metà dell’anno è previsto un introito per alcune cessioni già disposte dalla proprietà polacca, i soci si sono impegnati a immettere denaro fresco e al tempo stesso è auspicabile che ci sia anche un ingresso di un nuovo socio”.

Il quadro, secondo l’assessore, necessita anche dell’apporto di Invitalia. “Tutto questo quadro ha comunque bisogno dell’apporto di Invitalia che tutti ci auspichiamo in quanto l’azienda è stata dichiarata in fase di crisi ma non in condizioni di insolvenza e una condizione nella quale, dunque, si può investire. L’altro aspetto sul quale ci attendiamo risposta è quello sulla cassa integrazione perché al momento i lavoratori non percepiscono nulla. Su questo versante ci attendiamo una risposta del Ministero”.
La partita si gioca dunque su più livelli. Da un lato il pronunciamento del Tribunale di Terni, chiamato a esprimersi sulla solidità del piano e sulle misure protettive. Dall’altro il confronto con il Ministero sul tema degli ammortizzatori sociali e l’eventuale coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nel percorso di ricapitalizzazione.
Nei prossimi giorni il decreto del giudice Claudia Tordo Caprioli potrà chiarire se il piano presentato da Moplefan offre una prospettiva concreta di risanamento. Da quella decisione dipenderà l’equilibrio tra tutela dei creditori e continuità produttiva. E, soprattutto, la possibilità di dare una risposta a lavoratori che da mesi attendono certezze.