Non c’è solo la firma del tecnico italiano Francesco Farioli, ma pure quella di un umbro, dietro il trionfo del Porto nel campionato di Primeira Liga portoghese. Michele Montesi, trentaseienne originario di Spoleto, è l’uomo che il presidente André Villas-Boas (sì proprio lui, l’ex allenatore), ha voluto al suo fianco nel 2024 per ridisegnare il futuro del club lusitano. Ex sportivo di talento, Montesi non scende in campo né siede in panchina. Il suo regno è la direzione strategica, è infatti un Chief Strategy Officier, un ruolo cruciale che ha trasformato radicalmente le prospettive della società di Oporto. I risultati di questa pianificazione sono arrivati con una velocità sorprendente e a cascata si sono riversati sul campo. Sabato scorso, lo stadio Do Dragão è esploso in una festa biancoblu per celebrare la riconquista del campionato portoghese. È stata una stagione da record quella dei “Dragoes”, dominata con 27 vittorie e una sola sconfitta, a testimonianza di una solidità ritrovata. Ma il successo non si ferma ai confini nazionali: oltre al titolo, il Porto ha brillato in Europa raggiungendo i quarti di finale di Europa League. Dopo l’importante vetrina della Coppa del Mondo per Club, il cammino tracciato da Montesi riporta ora la squadra nel suo habitat naturale: la Champions League. Tra gli abbracci della festa scudetto, il manager spoletino si gode il traguardo, consapevole che il progetto di riportare il Porto ai vertici del calcio mondiale è ormai una realtà consolidata. (Foto di copertina FC Porto)
Nel 2024, il Porto ha vissuto una svolta epocale con l'elezione di André Villas-Boas, che ha posto fine allo storico regno di Pinto da Costa durato 42 anni. In quanto membership club, la società affida ai propri soci ha il compito di eleggere ogni quadriennio il presidente, il quale definisce poi i vertici del Consiglio di amministrazione e del Comitato esecutivo. Questa tornata elettorale è stata la più partecipata di sempre, portando al voto circa 30.000 persone. Il trionfo di Villas-Boas ha così inaugurato una nuova era per la governance e il futuro sportivo del club portoghese.
Francesco Farioli, giunto tra il generale interesse, in poco tempo ha conquistato tutti con un'identità tattica ben precisa e innovativa in campo. Sotto la sua guida, il Porto è diventato una macchina organizzata, capace di alternare un possesso fluido a una solidità difensiva invidiabile, dimostrando una lettura strategica fuori dal comune, spuntandola sul Benfica di Josè Mourinho (secondo a -11). Il trionfo di Francesco Farioli in Primeira Liga non è solo una vittoria, è un capolavoro statistico. Con 85 punti e una difesa bunker capace di incassare appena 15 reti in 32 match, il tecnico italiano ha dominato il campionato portoghese dal primo all'ultimo giorno. Una marcia trionfale scandita da 18 successi nelle prime 19 partite, che ha spinto i tifosi del Do Dragão a dedicargli cori già a settembre e la società a blindarlo con un rinnovo fino al 2028. Farioli ha saputo abbattere i pregiudizi sui tecnici italiani, storicamente visti all'estero come tattici prettamente difensivi, portando le sue idee "atipiche" e votate allo spettacolo in due templi del calcio europeo: l'Ajax e il Porto. Non è solo una questione di estetica o di DNA offensivo, ma di idee nuove, quelle che potrebbero "servire" al campionato italiano. Inoltre, questo successo, cancella definitivamente il trauma di un anno fa di Farioli all'Ajax, quando con un vantaggio di nove punti perse incredibilmente il titolo nel finale. E’ una rivincita sportiva dal valore inestimabile insomma, perché nella vita, quello che conta è rialzarsi, sempre!