Le Mole di Narni - sito che si conferma uno dei luoghi turistici più esposti mediaticamente dell’Umbria, punto di riferimento per influencer, blogger di viaggi e migliaia di visitatori ogni anno - tornano al centro di un acceso confronto istituzionale. Nel Consiglio Comunale del 26 marzo scorso, il sindaco Lorenzo Lucarelli ha ribadito la necessità di tutelare l’interesse pubblico sulle aree prossime all’accesso e alla pedana, che a suo avviso intersecano la fascia di rispetto demaniale del fiume Nera e sono soggette a vincoli di polizia idraulica, paesaggistici e di concessione. Una posizione immediatamente contestata dalla Società Agricola Le Mole S.r.l. , in rappresentanza della famiglia Caponi, storica proprietaria dell’area dal 1969. In un comunicato diffuso dopo la seduta, la società ha definito la ricostruzione del primo cittadino “fuorviante” e ha ribadito la propria disponibilità al dialogo, denunciando al contempo la scelta dell’Amministrazione di non aprire un tavolo di confronto per una gestione condivisa del sito.

Nel corso del Consiglio Comunale, il sindaco Lorenzo Lucarelli ha replicato all’interrogazione presentata dal consigliere Bruschini articolando la posizione dell’Amministrazione su tre fronti principali. Per quanto riguarda la gestione futura, il primo cittadino ha elogiato il lavoro svolto nella passata stagione dalla cooperativa “Parco del Nera” , che ha saputo gestire un afflusso di circa 40.000 visitatori tutelando al contempo la piccola comunità residente nel borgo di Stifone. Ha confermato che per la gestione definitiva verrà avviata una procedura pubblica trasparente, “una gara o un percorso di coprogettazione” .
Sul fronte della sicurezza, il sindaco ha precisato che la riapertura per l’estate 2026 presenta criticità oggettive legate a imminenti lavori di messa in sicurezza da parte di Enel, necessari per eliminare i rischi connessi alle variazioni di portata dell’acqua dalla centrale idroelettrica. Qualora le tempistiche lo consentano, il Comune cercherà soluzioni per garantire una gestione transitoria e la continuità del servizio estivo.
Sul piano giuridico, Lucarelli ha chiarito che le pretese di uso esclusivo avanzate dalla proprietà privata su alcune aree sono infondate, in quanto tali spazi intersecano la fascia di rispetto demaniale del fiume Nera. Il Comune dispone di un accordo stipulato nel dicembre 2013 - con scadenza al 2033 - che il sindaco ha definito “un titolo serio e non occasionale”. Per chiudere ogni margine di incertezza, l’Amministrazione procederà alla formale costituzione di una servitù attiva a favore del Comune, consolidando il diritto di accesso e rendendolo opponibile a chiunque. Lo stesso sindaco ha riconosciuto il ritardo accumulato su questo fronte, annunciando proprio in Consiglio l’avvio del procedimento per la formalizzazione.

La replica della Società Agricola Le Mole S.r.l. non si è fatta attendere. In un comunicato stampa diffuso all’indomani del Consiglio, la famiglia Caponi ha espresso “sincero rammarico” per le dichiarazioni del sindaco, contestando in particolare la decisione dell’Amministrazione di “non collaborare con la proprietà al fine di individuare una gestione condivisa del sito”. Il primo cittadino, dal canto suo, aveva dichiarato in aula che “attualmente non ci sono le condizioni per poter andare avanti” su un percorso condiviso.
Il nodo centrale della contestazione riguarda il documento del dicembre 2013, indicato dal Comune come fondamento giuridico delle proprie azioni. Secondo la proprietà, l’atto presenta “evidenti criticità sotto il profilo amministrativo e legale: non ha data certa, essendo la data indicata a penna e priva di validazione, non è chiaro chi, per conto del Comune, lo abbia sottoscritto, non vi è certezza sull’autenticità della firma attribuita ad Alvaro Caponi” .
La società sottolinea inoltre che il documento “non è corredato da documento di identità né da dichiarazione sostitutiva di atto notorio, strumenti obbligatori nelle procedure pubbliche” . Di conseguenza, la famiglia Caponi sostiene che “l’intero impianto argomentativo del Comune si fonda su un documento che non presenta i requisiti minimi di regolarità amministrativa”. La contestazione si estende anche alla natura delle opere realizzate. Secondo la proprietà, gli interventi autorizzati avrebbero dovuto limitarsi a “operazioni leggere di manutenzione e miglioramento dell’accessibilità”, mentre è stata realizzata “una struttura in cemento armato - una passerella - che rappresenta un elemento estraneo al contesto paesaggistico”.

Un elemento di contrasto sollevato dalla famiglia Caponi riguarda la funzione attribuita alla passerella. Nel comunicato, la società contesta il riferimento del sindaco all’opera come “solarium” , ritenendolo “del tutto privo di fondamento”. A sostegno di questa tesi, la proprietà richiama la presenza di una targa installata al momento della realizzazione, tuttora leggibile, che recita: “Pista di servizio per l’accesso ad area golenale per opere di polizia idraulica e manutenzione dell’alveo. Vietato l’accesso alle persone non autorizzate” .
Va tuttavia precisato che nel corso del Consiglio Comunale il sindaco Lucarelli ha espressamente dichiarato: “non è un solarium, quella è una pedana”, aprendo una contestazione in aula proprio sulla definizione che la proprietà gli attribuisce.

Nel comunicato, la Società Agricola Le Mole denuncia inoltre che ad oggi non ha ancora ricevuto integralmente i documenti richiesti attraverso un accesso agli atti avviato nell’ottobre 2025, nonostante il Comune non abbia proceduto per oltre tredici anni alla formalizzazione di servitù o diritti reali sulle aree interessate.
Nonostante la durezza della contrapposizione, la Società Agricola Le Mole S.r.l. ribadisce la propria “disponibilità al dialogo e al confronto istituzionale” , contestando integralmente la ricostruzione fornita dal sindaco e rivendicando “il pieno rispetto dei diritti di proprietà e delle norme vigenti”. L’auspicio della proprietà è che l’Amministrazione comunale voglia “abbandonare atteggiamenti unilaterali” e aprire “finalmente a un confronto trasparente e costruttivo, nell’interesse del territorio e della collettività”.