19 Feb, 2026 - 17:30

Miserere a Gubbio: un canto che apre la Quaresima e unisce tradizione, fede e comunità

Miserere a Gubbio: un canto che apre la Quaresima e unisce tradizione, fede e comunità

Questa sera a Gubbio si rinnova uno dei momenti più intensi e suggestivi del calendario religioso cittadino: il Canto del Miserere che introduce il periodo di Quaresima.

La celebrazione del Mercoledì delle Ceneri segna l’avvio dei quaranta giorni che precedono la Pasqua, tempo dedicato alla penitenza e alla riflessione personale e comunitaria. Secondo la tradizione ecclesiastica, fin dal V secolo la Chiesa ha inserito nell’inizio della Quaresima l’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli come segno di contrizione e pentimento per le intemperanze carnevalesche, accompagnando la funzione liturgica anche con momenti musicali e di preghiera profondamente simbolici.

Il Mercoledì delle Ceneri è anche giorno di astinenza e digiuno per i fedeli, e il Miserere, noto come uno dei salmi penitenziali della liturgia cattolica, assume un valore particolare proprio in questo contesto.

Il Miserere: la tradizione del salmo penitenziale

Il Miserere è il Salmo 50 secondo la Vulgata (il Salmo 51 nella numerazione ebraica), la cui apertura in latino recita “Miserere mei Deus” (Abbi pietà di me, o Dio), e da secoli è cantato come invocazione di perdono e purificazione spirituale.

A Gubbio questa pratica si intreccia con un’antica devozione locale: il canto è parte integrante non solo delle celebrazioni quaresimali, ma anche della Processione del Cristo Morto del Venerdì Santo, uno degli eventi più suggestivi della Settimana Santa.

Storicamente la processione e il canto stesso furono trasmessi per via orale, tanto che non esiste un’unica partitura originale, ma piuttosto un patrimonio di melodie e versi tramandati di generazione in generazione nelle confraternite e nelle comunità religiose locali.

Il canto quaresimale nella città dei Ceri

A interpretare il Miserere questa sera saranno i due gruppi legati alla Confraternita di Santa Croce della Foce, lo stesso sodalizio che poi accompagna, nella notte del Venerdì Santo, la toccante Processione del Cristo Morto con le sue note profonde che risuonano tra i vicoli e le piazze della città.

Nel percorso della Processione del Cristo Morto la voce del Miserere, un canto polivocale e paraliturgico tradizionalmente eseguito da due cori maschili - uno dietro il simulacro del Cristo Morto e l’altro dietro quello della Madonna Addolorata - si alterna e avvolge i partecipanti in un’atmosfera di raccoglimento e partecipazione collettiva.

Questa forma di canto non è solo un’esibizione musicale, ma è percepita dai fedeli come un’espressione profonda di fede e di identificazione emotiva con il dramma della Passione. Ciascuna strofa, composta sui versetti dispari del salmo, viene intonata seguendo una tradizione secolare che unisce devozione, storia e ritualità condivisa.

Le Stazioni Quaresimali: un cammino di preghiera

Con l’avvio della Quaresima inizieranno anche le Stazioni Quaresimali, che si svolgeranno ogni mercoledì alle ore 21, con partenza dalla chiesa di Santa Croce della Foce verso altre chiese del centro storico, come San Domenico, San Secondo e altri luoghi sacri che scandiscono il cammino spirituale della comunità.

Questa serie di celebrazioni è pensata per creare un percorso di meditazione e riflessione per i fedeli, invitandoli a lasciare il ritmo frenetico della vita quotidiana per dedicarsi a un tempo di ascolto e di rinnovamento interiore.

Il significato profondo del Miserere

Dal punto di vista liturgico, il Miserere non è un semplice canto: è uno dei settenari salmi penitenziali, testi che esprimono la fragilità umana e l’anelito a una misericordia più grande.

Il cuore del salmo, con le sue parole di richiesta di perdono, studia un dialogo tra l’uomo e Dio, mettendo in luce la consapevolezza del peccato e il desiderio di essere purificati. È per questo che il testo stesso, nato dalle tradizioni ebraiche e cristiane, ha ispirato non solo la liturgia ma anche numerose composizioni musicali famose, come quelle di grandi autori rinascimentali e barocchi.

L’eco della tradizione oltre i confini locali

La tradizione del Miserere in Quaresima non è esclusiva di Gubbio. In molte altre comunità italiane e in altre parti del mondo, la recitazione o il canto del salmo penitenziale accompagna celebrazioni e processioni, evidenziando la dimensione universale di questa antica forma di preghiera.

In città con una forte identità come Gubbio, dove le tradizioni religiose e culturali sono parte integrante della vita collettiva, eventi come il canto del Miserere attraggono anche l’attenzione degli Eugubini nel Mondo, comunità di cittadini originari che vivono all’estero ma che mantengono forte il legame con le celebrazioni storiche e spirituali della loro città natale. Anche per loro, la Quaresima e la Settimana Santa sono momenti nei quali tornare idealmente alle radici e alle ritualità che hanno segnato la loro formazione. (questo passaggio sintetizza un fenomeno noto delle comunità di emigrati italiani).

Una tradizione che unisce fede e memoria

In definitiva, il Canto del Miserere a Gubbio non è solo un appuntamento liturgico: è un simbolo di continuità culturale e spirituale, un elemento che collega il presente con secoli di storia, di fede e di memoria collettiva. È nei suoi versi, intonati in latino, che si riflette l’esperienza di intere generazioni, dalla penitenza personale alla condivisione comunitaria di un cammino di Quaresima che conduce alla Pasqua, il cuore della fede cristiana.

In una città dove folklore, religione e identità cittadina si fondono continuamente, il canto del Miserere resta un momento di profonda partecipazione, un segno di appartenenza che attraversa i confini del tempo e dello spazio, richiamando fedeli e visitatori ad ascoltare non solo con le orecchie, ma con il cuore.

 

(Foto da Eugubini nel Mondo)

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Mario Farneti
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