23 Jul, 2026 - 17:20

Caso microspie a Palazzo Spada, Bandecchi attacca la sinistra: “In Italia ancora non siamo diventati sovietici”

Caso microspie a Palazzo Spada, Bandecchi attacca la sinistra: “In Italia ancora non siamo diventati sovietici”

Nel film Le vite degli altri il potere entra in casa delle persone con le microspie e trasforma ogni stanza in un ufficio della Stasi. A Terni il sospetto è che qualcuno abbia provato a fare lo stesso con Palazzo Spada, portando dentro le stanze del Comune di Terni la logica del controllo occulto. Solo che qui non c’è un regime dichiarato, non ci sono ordini scritti su carta intestata. C’è una guerra politica continua, fatta di esposti, indagini della Magistratura, conferenze stampa e ora anche prese elettriche svuotate e riempite di cimici per intercettazioni ambientali. Stefano Bandecchi si sente il drammaturgo spiato del film e indica un nemico invisibile che ascolta e registra. La sinistra, invece, lo tratta come l’agente che tocca la scena del crimine e rischia di bruciare le prove. Il risultato è un clima dove le istituzioni sembrano meno un municipio e più un appartamento di Berlino Est nel 1984.

Il ritrovamento di apparati di spionaggio al primo piano della sede comunale ha innescato uno scontro durissimo tra il sindaco di Terni e l'opposizione di centrosinistra. Una vicenda complessa in cui l'amministrazione parla di centrale di spionaggio occulta, mentre le forze parlamentari sollevano interrogativi sul rispetto della Procura della Repubblica e sulla trasparenza delle operazioni di bonifica.

La denuncia del primo cittadino e la tesi della centrale d'ascolto abusiva a Palazzo Spada

Secondo la ricostruzione dell'amministrazione, le microspie a Palazzo Spada non sarebbero riconducibili ad attività investigative della polizia giudiziaria. Stefano Bandecchi, in un video girato in Provincia con il vicepresidente Francesco Maria Ferranti, ha respinto gli attacchi delle opposizioni, accusando il centrosinistra di difendere chi ha installato le cimici abusive invece di tutelare le istituzioni.

“Onorevole Piccolotti, quindi lei sostiene che io, per cercare delle microspie che spiano me, debba avvertire l'autorità giudiziaria? E il PD, insieme a lei, Piccolotti, sostiene che io debba dare delle spiegazioni e che è possibile un reato perché ho levato questa microspia e non me la sono mangiata? Onorevole Piccolotti, insieme a lei e al PD, chi mi ha autorizzato a guardare nella mia macchina, in casa mia, nella mia camera da letto, nel mio bagno, nel mio cesso, chi mi stava spiegando? Onorevole Piccolotti, siamo in Italia, ancora non siete diventati sovietici, la Procura può fare quello che vuole, gli altri possono andarsene a c...”, ha dichiarato il sindaco Stefano Bandecchi.

L'affondo dell'onorevole Elisabetta Piccolotti e i dubbi sull'interferenza con le indagini della Procura

Di parere opposto la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, che chiede trasparenza sull'intervento delle ditte private. Il timore principale riguarda il rischio che la rimozione dei dispositivi possa aver inquinato prove legate a procedimenti giudiziari in corso, come le inchieste per l'Orvietana Calcio e i lavori sulla strada Bagnorese che vedono indagato lo stesso primo cittadino.

“Le microspie trovate nelle prese elettriche di Palazzo Spada sollevano una domanda che il sindaco Bandecchi non può eludere: se quei dispositivi risultassero collegati a un'indagine della magistratura, chi ha autorizzato la bonifica e la rimozione?”, attacca Elisabetta Piccolotti. “Bandecchi deve chiarire se la Procura sia stata avvisata prima o dopo l'intervento, chi ha rimosso i dispositivi e se l'operazione possa aver compromesso prove riguardanti le indagini a suo carico. Servono chiarezza in Consiglio comunale e rispetto delle istituzioni, non l'ennesimo show mediatico”.

La reazione del Partito Democratico: Ascani e Verini denunciano l'inagibilità democratica dell'ente

Anche i parlamentari del Partito Democratico, Anna Ascani e Walter Verini, esprimono profonda preoccupazione per il clima politico che si vive nel capoluogo umbro, definendo l'episodio delle cimici come l'ultimo segnale di una grave crisi istituzionale.

“Il Comune di Terni, con Bandecchi, sta diventando un pozzo senza fine di opacità e inagibilità democratica”, denunciano Anna Ascani e Walter Verini. “Dopo insulti, minacce, conflitti di interesse e l'impatto sul calcio ternano, assistiamo a questa vicenda oscura delle cimici. Ci auguriamo che si faccia piena luce su questo episodio, inserito in un clima inquinato che una città come Terni non merita”.

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Federico Zacaglioni
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