Il giorno dopo il ritrovamento delle microspie a palazzo Spada, con la scoperta di alcune cimici nelle stanze degli assessori, il sindaco e presidente della Provincia Stefano Bandecchi alza il tiro e parla di “caso politico‑malavitoso”. Le attrezzature, ha spiegato, non risultano riconducibili alla Procura della Repubblica e questo, a suo giudizio, cambia radicalmente lo scenario. Il materiale è stato consegnato ai carabinieri insieme alla denuncia, ma in Comune ora si parla apertamente di sicurezza compromessa. Per Bandecchi, se fosse stato un controllo dell’autorità giudiziaria rientrerebbe in un contesto istituzionale chiaro. Il fatto che le microspie siano state installate in modo accurato nelle stanze del municipio, con ogni probabilità collegate a un sistema di registrazione, apre invece la strada a interrogativi pesanti su chi frequenta palazzo Spada e su possibili regie occulte.

Parlando con l’ANSA, il sindaco di Terni e presidente della Provincia Stefano Bandecchi ha rimarcato la gravità del momento: “Le attrezzature ritrovate purtroppo non appartengono alla Procura della Repubblica. Siamo quindi di fronte a un caso politico-malavitoso”. Il primo cittadino ha confermato che le strumentazioni sono state estratte dagli uffici in uso agli assessori per essere consegnate immediatamente all’Arma dei carabinieri, contestualmente al deposito di una formale denuncia. Esclusa la pista dell'attività investigativa ufficiale, la lettura dell'amministrazione vira su contorni inquietanti. “E quindi la situazione si fa preoccupante”, ha aggiunto Bandecchi, evidenziando come un'azione coordinata dalla magistratura avrebbe risposto a un perimetro istituzionale legittimo. L'inquadramento muta di fronte a cimici ben predisposte, prefigurando un'ingerenza che valica i fattori personali per toccare risvolti politici e criminosi.
L'emergenza impone ora interventi radicali sulla tutela della sede comunale. Stefano Bandecchi ha annunciato l'intenzione di effettuare una bonifica ancora più approfondita all'interno dell'edificio, puntualizzando come allo stato attuale le stanze di palazzo Spada non possano essere ritenute sicure per affrontare dibattiti amministrativi e politici di rilievo. Resta aperto il nodo relativo alle responsabilità materiali. Il lavoro svolto per posizionare i dispositivi ha richiesto tempo e perizia, suggerendo la presenza di un apparato di registrazione - interno o esterno alla struttura - idoneo a captare l'audio su più ambienti. L'attenzione degli inquirenti e della giunta si concentra dunque sull'analisi di quanti hanno avuto ed hanno tuttora accesso ai locali della sede municipale.

Secondo quanto ricostruito, le caratteristiche del materiale sequestrato escludono che si tratti di strumentazioni in dotazione agli organi inquirenti. Gli apparati impiegati dalla Polizia di Stato, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza o dai tecnici incaricati dalle Procure rispondono infatti a criteri operativi ben differenti. Le microspie rinvenute a palazzo Spada trasmettono un segnale analogico in chiaro su un canale fisso (CH 15), del tutto privo di cifratura. Un limite strutturale che rende le frequenze intercettabili da chiunque si trovi nelle vicinanze con un comune scanner radio, a differenza dei sistemi digitali criptati e protetti utilizzati dalla polizia giudiziaria.
La tecnologia appare obsoleta rispetto agli standard forensi attuali. Le cimici giudiarie moderne veicolano dati audio tramite reti cellulari 4G, 5G o IP dedicate, consentendo l'ascolto a qualsiasi distanza e la registrazione su server sicuri per la prova dibattimentale. I moduli radio emersi a palazzo Spada corrispondono invece a prodotti commerciali dal valore approssimativo di duemila euro, reperibili in spy-shop o su store online per indagini private. Un quadro tecnico che fa ipotizzare l'azione di una centrale di spionaggio politico orientata ad alimentare una macchina del fango, piuttosto che un atto d'indagine formale. Un'attività di controllo è stata condotta anche a palazzo Bazzani, dove l'ufficio adibito a Stefano Bandecchi e al vicepresidente Francesco Ferranti è risultato privo di anomalie, complice il presidio costante delle forze dell'ordine garantito dalla presenza della Prefettura nello stesso stabile.

Il ritrovamento delle microspie ha provocato un'immediata reazione sul piano politico, innescando un duro scontro tra la giunta e le forze d'opposizione. Nonostante l'amministrazione figurino come parte lesa nella vicenda, i parlamentari del Pd Anna Ascani e Walter Verini sono intervenuti criticando la gestione dell'ente e sostenendo in una nota congiunta che “il Comune di Terni, con Bandecchi, sta diventando un pozzo senza fine di opacità e inagibilità democratica”.
I rappresentanti dem hanno collegato l'episodio al clima politico cittadino, definendo la vicenda delle cimici “una vicenda oscura, dai contorni poco decifrabili” su cui fare piena luce. Nel dibattito si inserisce tuttavia il richiamo a precedenti storici della vita amministrativa ternana, ricordando come episodi analoghi si fossero già registrati in passato, proprio nelle fasi in cui sopra palazzo Spada si concentravano le attenzioni delle autorità inquirenti.