29 Nov, 2025 - 18:00

Merloni–J.P. Industries–Indelfab, al traguardo finale la vertenza del “colosso del bianco”: in arrivo i pagamenti per gli ex lavoratori

Merloni–J.P. Industries–Indelfab, al traguardo finale la vertenza del “colosso del bianco”: in arrivo i pagamenti per gli ex lavoratori

Un capitolo che si chiude dopo decenni di attese

 

La lunga e complessa storia industriale che ha accompagnato per intere generazioni la vita economica e sociale della Fascia Appenninica giunge oggi al suo atto conclusivo. La parabola della Antonio Merloni, divenuta poi J.P. Industries e infine Indelfab, si avvia ufficialmente alla chiusura definitiva sul piano fallimentare e risarcitorio.

L’annuncio arriva da Luciano Recchioni, oggi collaboratore della Uilm-Uil, che comunica l’ormai imminente arrivo degli emolumenti inseriti nello stato passivo, destinati ai lavoratori coinvolti nel fallimento dell’azienda. Un’attesa durata anni, fatta di speranze rinviate, di battaglie sindacali, di sacrifici personali e familiari.

La conferma dalla curatela fallimentare

La notizia, spiega Recchioni, è giunta direttamente dalla curatrice fallimentare Simona Romagnoli, che ha comunicato ufficialmente l’avvio della fase finale delle procedure di pagamento.

Secondo la tempistica indicata, trascorsi i 15 giorni previsti dalla prassi a partire da martedì 25 novembre, gli assegni verranno inviati alle organizzazioni sindacali o ai professionisti che, negli anni, hanno seguito le pratiche per conto degli ex dipendenti. Per tutti gli altri lavoratori i pagamenti avverranno direttamente al domicilio.

Una notizia accolta con sollievo ma anche con profonda emozione da chi, per oltre un decennio, ha vissuto nell’incertezza.

“Il lavoro della Uilm e delle altre organizzazioni non è stato semplice né rapido — afferma Recchioni — ma l’obiettivo era chiaro: far sì che tutto ciò che spettava ai lavoratori arrivasse realmente nelle loro tasche. Ora possiamo dire che ci siamo”.

Una vertenza simbolo per l’intero territorio

La conclusione della vertenza segna la fine di una delle crisi industriali più lunghe e dolorose dell’Umbria e dell’intero Centro Italia. La Merloni, per decenni, non è stata soltanto un’azienda, ma un vero e proprio sistema economico e sociale, capace di garantire occupazione, sviluppo, stabilità e prospettive di crescita a migliaia di famiglie.

Con il crollo industriale prima della Merloni, poi della J.P. Industries e infine di Indelfab, si è aperta una ferita profonda nel tessuto produttivo della Fascia Appenninica. Stabilimenti chiusi, linee ferme, comunità intere costrette a reinventarsi. Una crisi che ha mostrato tutta la fragilità di un modello economico fortemente concentrato su un unico grande polo produttivo.

Ammortizzatori sociali e ricollocazioni: un equilibrio difficile

Nel corso degli anni, come ricorda Recchioni, un ruolo fondamentale è stato svolto dagli ammortizzatori sociali, spesso ottenuti grazie alle pressioni e alle mobilitazioni sindacali.

“Il loro utilizzo — sottolinea — ha permesso a molti lavoratori e lavoratrici di ricollocarsi, oppure di raggiungere la pensione”.

Per altri, soprattutto per chi aveva un’età più avanzata o competenze specialistiche difficilmente spendibili in un mercato del lavoro ormai profondamente cambiato, il percorso è stato molto più complesso. Ancora oggi resta una quota minoritaria di ex dipendenti che continua a cercare un’occasione di reinserimento stabile.

Le ferite sociali mai del tutto rimarginate

La vicenda Indelfab non è stata solo una questione industriale ed economica, ma una vera e propria storia sociale, fatta di presìdi, manifestazioni, trattative estenuanti e mesi di mobilitazione.

Recchioni richiama alla memoria i momenti più duri:
I Natali e i Capodanni trascorsi al freddo”, le notti passate sul Campanaccio di Nocera Umbra durante le mobilitazioni, le attese infinite davanti ai tavoli ministeriali.

Immagini che restano scolpite nella storia recente del territorio e che raccontano una lotta fatta di dignità, resistenza e senso di comunità.

Il valore simbolico dei pagamenti finali

L’arrivo degli emolumenti non rappresenta soltanto un ristoro economico, ma assume un valore profondamente simbolico. È il riconoscimento finale di un diritto lungamente sospeso, il segnale concreto che un percorso giudiziario e sindacale può giungere finalmente a compimento.

“È stata una vicenda snervante — ammette Recchioni — e certamente si può sempre pensare che qualcosa si sarebbe potuto fare meglio. Ma considerando le difficoltà affrontate, mi ritengo soddisfatto del risultato finale.

Un risultato ottenuto attraverso anni di lavoro silenzioso, di confronto costante con la curatela, di mediazioni tecniche spesso poco visibili all’esterno, ma decisive per la tutela degli interessi dei lavoratori.

Un pensiero a chi ha lottato

Il sindacalista rivolge un pensiero particolare a tutti gli ex dipendenti che hanno attraversato questa lunga stagione di difficoltà:

“A tutti loro — afferma — spero che questi contributi possano portare un po’ di serenità. Auspico che ciascuno abbia trovato la propria strada. E con la vertenza che finalmente si chiude, rivolgo a tutti un buon Natale e un felice anno nuovo”.

Parole semplici, ma cariche di significato, che racchiudono il senso umano di una battaglia durata oltre un decennio.

Tra memoria e futuro

La chiusura definitiva della vertenza Merloni–J.P. Industries–Indelfab lascia dietro di sé una scia di dolore, ma anche di consapevolezza. È la storia di un territorio che ha pagato un prezzo altissimo alla crisi industriale, ma che ha saputo anche reagire con determinazione.

Oggi restano la memoria di un grande polo produttivo che ha scritto pagine importanti dell’industria italiana e la lezione di una crisi che ha mostrato quanto sia necessario diversificare, innovare, investire in competenze e in nuove filiere produttive.

Il capitolo si chiude formalmente con l’arrivo degli ultimi pagamenti. Ma ciò che resta — la dignità del lavoro, la forza della solidarietà, la tenacia di un’intera comunità — continua a rappresentare un patrimonio collettivo che nessuna crisi potrà cancellare.

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Mario Farneti
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