27 May, 2026 - 20:30

Maxi pale eoliche tra Umbria e Marche, protesta ad Apecchio: “Così si distrugge l’Appennino”

 Maxi pale eoliche tra Umbria e Marche, protesta ad Apecchio: “Così si distrugge l’Appennino”

L’Appennino umbro-marchigiano si prepara a una nuova mobilitazione contro i progetti di maxi-impianti eolici previsti sui crinali tra Umbria e Marche. Sabato 30 maggio, dalle ore 17, Piazza San Martino ad Apecchio ospiterà una manifestazione pubblica promossa dai Comitati Territoriali Riuniti Appennino Marche, aderenti alla coalizione TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione.

Il presidio si svolgerà davanti allo storico Palazzo Ubaldini e rappresenterà un nuovo momento di protesta contro quella che i promotori definiscono una vera e propria “industrializzazione della montagna”.

Nel mirino ci sono oltre 35 progetti in fase di valutazione tra Umbria e Marche, con più di 300 pale eoliche previste sui crinali dell’Appennino, dalla Massa Trabaria al Montefeltro, passando per territori che guardano direttamente anche verso l’eugubino.

“Un colpo di grazia all’identità dell’Appennino”

Il tono del comunicato diffuso dai comitati è durissimo. Secondo gli organizzatori, i nuovi impianti eolici rischiano di trasformare radicalmente il paesaggio appenninico.

“Se realizzati, anche solo in parte, questi colossi alti oltre 200 metri significheranno la fine per l’Appennino dell’Umbria e delle Marche, il colpo di grazia alla sua identità, alla sua economia e alla sua bellezza” spiegano i promotori della protesta.

Una posizione che mette insieme residenti, associazioni ambientaliste, agricoltori e cittadini contrari alla realizzazione delle grandi torri eoliche lungo le dorsali montane.

Secondo il fronte del “No”, il rischio sarebbe quello di compromettere irreversibilmente il paesaggio storico e naturale dell’Appennino centrale, sostituendo il profilo dei crinali con una distesa di aerogeneratori visibili a chilometri di distanza.

Pale alte oltre 200 metri e timori per ambiente e sicurezza

Uno degli aspetti che più preoccupano i comitati riguarda la dimensione degli impianti previsti. Le nuove pale eoliche supererebbero infatti in molti casi i 200 metri di altezza, diventando elementi dominanti del paesaggio montano.

I promotori parlano apertamente di “scempio paesaggistico senza precedenti e denunciano quello che definiscono un “danno ambientale cumulato di imprevedibile portata.

Non solo. Nel documento diffuso in vista della manifestazione si fa riferimento anche a potenziali criticità legate alla biodiversità, al rumore e alla presenza delle centrali di accumulo energetico.

Si comprimerebbe il diritto degli abitanti a vivere in un ambiente sicuro, non rumoroso e non costellato di improbabili centrali di accumulo a considerevole rischio incendio” sostengono i comitati, facendo particolare riferimento alla possibilità di installare sistemi di accumulo in aree boscose e difficilmente controllabili.

Il caso Gubbio e il timore di un effetto domino

Il tema delle pale eoliche è ormai da mesi al centro del dibattito anche nel territorio eugubino, dove diversi progetti hanno già sollevato forti polemiche tra cittadini e amministrazioni locali.

Le simulazioni fotografiche diffuse nei mesi scorsi hanno mostrato come gli impianti potrebbero diventare visibili anche da aree simboliche del territorio di Gubbio, modificando profondamente la percezione visiva del paesaggio collinare e montano.

Per i contrari agli impianti, il rischio concreto è quello di un “effetto domino”, con una proliferazione progressiva di pale eoliche lungo tutto l’asse appenninico.

“L’Appennino di Umbria e Marche non sarà più lo stesso” è il messaggio che accompagna la mobilitazione di Apecchio.

“La transizione energetica non deve diventare speculazione”

I promotori della protesta precisano di non essere contrari in assoluto alle energie rinnovabili, ma contestano il modello di sviluppo scelto per la transizione energetica.

La coalizione TESS insiste infatti sul concetto di una “transizione energetica senza speculazione”, sostenendo la necessità di privilegiare le cosiddette “aree grigie”, già urbanizzate o compromesse.

Secondo i comitati, gli investimenti dovrebbero concentrarsi soprattutto su capannoni industriali, parcheggi, aree logistiche e infrastrutture esistenti, evitando di occupare le montagne con giganteschi impianti industriali.

“Un’altra transizione energetica è possibile” spiegano gli organizzatori. “Bisogna pannellizzare capannoni, parcheggi e grandi arterie stradali, recuperare ed efficientare l’idroelettrico e puntare sul risparmio energetico”.

Una posizione che cerca di separare il tema della sostenibilità energetica da quello della tutela paesaggistica, sostenendo che le due esigenze possano convivere senza sacrificare l’identità storica e naturale dei territori appenninici.

Una rete di associazioni contro i maxi-impianti

La manifestazione di Apecchio vedrà la partecipazione di numerose realtà associative e ambientaliste.

Oltre al Comitato No Eolico Mercatello sul Metauro, tra gli aderenti figurano anche Lupus in Fabula, il Gruppo d’Intervento Giuridico e Mountain Wilderness Italia.

L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere alta l’attenzione pubblica su un tema destinato a segnare profondamente il futuro dell’Appennino centrale.

Dietro la battaglia contro i maxi-eolici si intravede infatti uno scontro più ampio tra due idee diverse di sviluppo: da una parte la spinta verso la produzione energetica da fonti rinnovabili su larga scala, dall’altra la difesa di un paesaggio considerato elemento essenziale dell’identità culturale, economica e turistica delle aree interne.

Ed è proprio su questo crinale, non solo geografico ma anche politico e culturale, che sabato pomeriggio ad Apecchio si giocherà un’altra tappa della partita sull’energia e sul futuro dell’Appennino.

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Mario Farneti
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