08 Jul, 2026 - 20:00

Marmore tra passione e identità: torna la rassegna di teatro 'Archeologia Industriale e Vernacolo'

Marmore tra passione e identità: torna la rassegna di teatro 'Archeologia Industriale e Vernacolo'

Da tredici anni la vivace scena del teatro dialettale trova un palcoscenico privilegiato in uno degli scenari più suggestivi del territorio ternano: il sentiero numero 5 del Belvedere Superiore della Cascata delle Marmore. Qui ogni estate, tra cultura e identità, va in scena 'Archeologia Industriale e Vernacolo', la rassegna promossa dall'attivissima Pro Loco di Marmore che, nel tempo, è diventata un appuntamento di riferimento per pubblico e compagnie provenienti da tutta Italia.

L'edizione 2026 si aprirà martedì 14 luglio e andrà avanti fino a venerdì 24. Nel borgo a ridosso dell'imponente monumento naturale, l'atmosfera è già quella delle grandi occasioni. I preparativi sono entrati nel vivo e, insieme all'attesa per il debutto della rassegna, c'è un traguardo speciale all'orizzonte: i sessant'anni di attività della stessa Pro Loco, che verranno celebrati proprio nel corso della kermesse.

Di tutto questo e di ciò che si va preparando, ne abbiamo parlato con Manola Conti, presidente della Pro Loco. Insieme a lei abbiamo ripercorso la storia della rassegna, riflettuto sul valore del dialetto come patrimonio culturale e approfondito il legame appassionato con un territorio che, da sessant'anni, rappresenta il cuore dell'impegno dell'associazione.

Manola Conti: "Una 'ribellione' partita 13 anni fa"

13 anni per la rassegna di teatro 'Archeologia Industriale e Vernacolo', come è cambiata questa manifestazione nel corso degli anni?

"L’evento è iniziato nel 2013 come un esperimento, quasi una ribellione nei confronti di quella società che con il boom economico si era ormai uniformata ad un nuovo pensiero di cultura 'raffinata' simbolo di emancipazione dalle proprie origini popolari, disconoscendo in tal modo tradizioni e radici. Il messaggio è stato apprezzato da subito e l’evento ha guadagnato negli anni popolarità e consensi per la qualità e la varietà delle sue proposte, come riconosciuto anche dai Ministeri, Enti ed Associazioni di categoria che hanno concesso il patrocinio, e questo per la Pro Loco Marmore è un bel fiore all’occhiello".

Una volontà precisa e, per certi versi, controcorrente che da oltre un decennio continua a dare vita ad un evento di rilievo, attraendo cittadini e turisti che qui trovano un sistema efficiente e accogliente.

"La location - spiega Conti - è quanto di più straordinario la natura possa offrire, aggiungendo l’arredo storico (accessibile a tutti, anche alle persone con disabilità) e anche un po' di cultura e tradizione con la messa in scena di lavori teatrali in vernacolo, si può far sognare anche chi ormai sogni non ne ha più.
L’evento è cresciuto negli anni perché abbiamo capito che non basta avere unicità della location, accessibilità e coesione sociale, occorre offrire innovazione, eccellenza qualitativa, conoscenza del territorio ternano tra arte, natura, storia, cultura e solo così si avrà anche incremento del flusso turistico a beneficio di bar, ristoranti, alberghi, punti di ristoro insistenti nel Ternano".

La scelta di svolgere la rassegna in vernacolo è una dichiarazione poetica e d’intenti. Voi che da anni promuovete questa iniziativa, che idea vi siete fatti della produzione teatrale in dialetto? C’è il rischio di perderla o è ancora viva?

"L’obiettivo della Pro Loco è valorizzare le eccellenze del nostro territorio ricco di arte, storia, spiritualità, cultura, tradizioni, natura. Siamo sempre più convinti di essere stati fortunati a nascere in una terra così incantevole e desideriamo che non resti solo 'nostra' ma sia beneficio dell’umanità. A tanta storia, natura, bellezza, opere di ingegneria e di archeologia, abbiamo deciso di affiancare un evento tradizionale, ma innovativo, tutt’altro che inferiore, realizzato attraverso uno scambio di 'Bellezze' e quale migliore mezzo se non il teatro dialettale".

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Il dialetto consente di prendere spunto da situazioni comiche o buffe e affrontare temi importanti e molto seri sui quali riflettere con attenzione.

"Il dialetto riesce a rendere un’idea immediata di ciò che si vuol trasmettere, è vicinissimo alla vita quotidiana delle persone e rappresenta una diversità di esperienze e di culture. Consente inoltre di prendere spunto da situazioni comiche o buffe e affrontare temi importanti e molto seri sui quali riflettere con attenzione, consentendo a ciascuno di trarre le proprie considerazioni e conclusioni. Usare il vernacolo non solo nella vita di tutti i giorni, ma soprattutto come forma artistica negli scritti, nei testi teatrali, nella poesia, significa portarlo a conoscenza dei nostri figli, renderli possessori di una grande eredità: la nostra cultura. Perché esso è l’espressione di un popolo, è come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che li restituisce con profilo e identità precisi, ma soprattutto con un’anima".

"In questo senso, è un patrimonio culturale da tutelare. Valorizzarlo significa farne apprezzare il legame intimo e particolare con il territorio, le capacità espressive, i contenuti comici, poetici, ironici. Renderlo testo teatrale vuol dire continuare una tradizione che ha radici antichissime e un ruolo di rilievo nell’ambito delle arti performative italiane. Ecco perché, oltre all'intrattenimento, queste produzioni sono fondamentali nel preservare e tramandare i linguaggi regionali che sono 'dichiarazioni poetiche' e un vero atto di resistenza culturale e di profonda identità".

Certosina l'opera di selezione delle compagnie che, aggiunge Conti "dovranno portare sul palco lavori dialettali comprensibili e attuali che possano catturare l’interesse dello spettatore con quel non so che di ormai dato per perso. No, non c’è il rischio di perderla questa tradizione, tutt’altro. Molte compagnie hanno iniziato questo 'esperimento' con Marmore e hanno proseguito nel proprio territorio replicandolo. Anche questa, per noi, è una grande soddisfazione, significa che il prodotto vale".

Un'occasione per scoprire la storia e l'identità del territorio

La rassegna è diventata ormai un punto di riferimento con compagnie che provengono da tutta Italia mentre tra gli spettatori ci sono molti turisti. Che atmosfera si respira in quei dieci giorni?

"Marmore cambia volto - afferma la presidente della Pro Loco -. Questo evento diventa anche un'occasione speciale per ammirare preziose testimonianze dell’industria idroelettrica e della Società Terni, nel contesto paesaggistico della Cascata delle Marmore. Nel giro di un chilometro si scoprono anche opere architettoniche, archeologia industriale e idraulica, opere dell’uomo come Villa Morandi, casa Lina dell'architetto Mario Ridolfi, i sei sentieri della Cascata delle Marmore, la specola e la lapide di Pio VI, Ponte Canale, la diga mobile Stoney, la stazione ferroviaria della linea Terni-Sulmona, il balcone degli innamorati, il murale 'Fall', la statua 'L'attesa' del Maestro Renato Sciamannini, le rocche di Marmore e le Cave. Dieci giorni passano presto e noi avremmo voluto volare ancora più in alto, soprattutto per la cultura dei nostri giovani".

Quest’anno festeggerete anche i sessant’anni della di Pro Loco di Marmore, una realtà che opera instancabilmente sul territorio. Un bilancio e un auspicio per il futuro.

"Questa tredicesima edizione è stata probabilmente una delle più impegnative da organizzare. La riduzione dei contributi derivanti da bandi e finanziamenti ha reso il percorso particolarmente complesso, imponendo alla Pro Loco uno sforzo organizzativo ed economico ancora maggiore. Operiamo da 14 anni per la diffusione della cultura e le valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio utilizzando ogni mezzo artistico per farlo conoscere. Dietro ogni serata della rassegna si cela un lavoro lungo e costante fatto di progettazione, sacrifici, riunioni, ricerca di risorse e centinaia di ore donate gratuitamente da volontari che credono profondamente nel valore della cultura come motore di sviluppo del territorio".

"Organizzare una manifestazione di questo livello significa assumersi una responsabilità importante. Negli anni 'Archeologia Industriale e Vernacolo' ha consolidato credibilità e prestigio ben oltre i confini regionali, diventando un appuntamento riconosciuto e atteso dalle compagnie teatrali italiane, molte delle quali presentano la propria candidatura con largo anticipo. Perché dietro ogni sipario che si apre c’è il lavoro silenzioso di decine di volontari. E dietro ogni applauso c’è una comunità che continua a credere che la cultura sia uno dei più importanti strumenti di crescita, condivisione e futuro" conclude Conti.

Il programma 2026 di 'Archeologia Industriale e Vernacolo'

Il cartellone 2026 di 'Archeologia Industriale e Vernacolo' prevede dieci appuntamenti con compagnie teatrali provenienti da Umbria, Lazio, Campania, Toscana, Marche e Puglia, selezionate tra numerose candidature arrivate da tutta Italia.

A ciò si aggiunge una serata speciale: il 19 luglio, in occasione del sessantesimo anniversario della Pro Loco Marmore, la rassegna si arricchirà di un momento di festa e condivisione dedicato a tutta la comunità con il concerto dei 'Sunrise', formazione ternana che proporrà un viaggio attraverso i più grandi successi della storia della musica.

Di seguito il programma completo.

  •  14 luglio – Sipario Rosso (Rieti) – 'Mo mo me pijia un corbu'
  • 15 luglio – Le Civette Sul Comò (Terni) – 'Dodici rose e ’na ciancia'
  • 16 luglio – I Cittiunnali (Campello sul Clitunno) – 'Per fortuna è una notte di luna'
  • 17 luglio – Il Dialogo APS (Camposano - Napoli) – 'Le bugie con le gambe lunghe'
  • 18 luglio – L’Improvvisata Compagnia (Latina) – 'Il padre della sposa'
  • 19 luglio – Concerto con i 'Sunrise
  • 20 luglio – TeatroDue (Castellana Grotte - Bari) – '3 Unici Atti Comici'
  • 21 luglio – L’Antica Fraschetta (Bucine - Arezzo) – 'I compromessi sposi'
  • 22 luglio – APS Palcoscenico (Macerata) – 'Sulu um miraculu li putia fa rreanzavì'
  •  23 luglio – La Traussa (Spoleto) – 'Chi zompa gode e a chi predica je rode'
  • 24 luglio – Il Focolare (Loreto - Ancona) – 'Matrimonio mancato'
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Sara Costanzi
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