Nella III Corte d'Assise di Roma, nell'aula bunker di Rebibbia, Mark Antony Samson ha confessato l'omicidio della fidanzata Ilaria Sula, 24 anni, uccisa un anno fa nell'appartamento di via Homs, quartiere Africano. "Ho colpito non so quante volte", ha dichiarato con tono pacato, ricostruendo un'aggressione nata da gelosia ossessiva: spiava i social della giovane rubandole le password, leggeva i messaggi con altri uomini e commentava: "Se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri".
Quando il pm ha contestato la sua frequentazione di un'altra ragazza, Samson ha tentennato e scelto il silenzio. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, parlano di tre coltellate al collo, corpo nascosto in una valigia e abbandonato in un dirupo a Capranica Prenestina; a carico l'omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi, relazione affettiva e occultamento di cadavere.

Prima di deporre, ha ammesso bugie passate per proteggere la madre Nors Manlapaz, che ha patteggiato due anni per concorso in occultamento dopo aver pulito il sangue. In aula, i genitori della vittima - Flamur e Gezime Sula, originari di Terni - ascoltavano con occhi lucidi, indossando magliette con il volto della figlia. "Giustizia significa ergastolo", ha detto il padre: "Ilaria era il nostro sole, aveva sogni come ogni ragazza della sua età; non sapevamo volesse lasciarlo, troppe differenze culturali". La madre ha avuto un malore, uscendo brevemente: "Sentire gli ultimi istanti è doloroso, solo Ilaria ci dà forza".
Il 23enne si è presentato con un giubbotto nero e camicia bianca, interrompendo subito il giudice per una premessa: "Sono consapevole di non aver detto sempre la verità, soprattutto su mia madre. Cercavo di proteggerla".
A scatenare la furia di Samson è stata una gelosia ossessiva documentata nel corso delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. Il ragazzo ha ammesso di aver rubato le password dei profili social di Ilaria senza farsi scoprire, leggendo i suoi messaggi con altri uomini. "Se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri", ha commentato in aula. Quando il pubblico ministero gli ha contestato che anche lui frequentava un'altra ragazza, Samson ha tentennato e scelto il silenzio.

Il controllo ossessivo era tale che il 23enne si è accorto quando le chat sono state spostate su un'altra piattaforma: "Me ne sono accorto", ha detto semplicemente. Il giorno dopo l'omicidio, parlando con un amico, aveva pronunciato una frase registrata da una dashcam: "Finirò in prigione, non mi importa. Ilaria è solo mia". In aula ha ridimensionato: "Avevo bevuto, ero agitato".
Samson ha confermato che Ilaria era "arrabbiata e delusa" quando aveva scoperto le sue bugie su esami e voti all'Università. Ha raccontato di essersi presentato a casa della giovane in piena notte: lei avrebbe reagito con rabbia e lo avrebbe mandato via. Una dinamica che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver contribuito a innescare la furia omicida.
A suo carico l'accusa di omicidio volontario aggravato da premeditazione, futili motivi, relazione affettiva e occultamento di cadavere. I pm contestano che abbia pianificato il delitto, come dimostrerebbe la presenza della valigia usata per trasportare il corpo.

In aula, i genitori della vittima - Flamur e Gezime Sula, originari di Terni - ascoltavano con occhi lucidi, indossando magliette con il volto della figlia. Durante la deposizione la madre ha avuto un malore ed è uscita brevemente. "Sentire quelle cose, ricordare gli ultimi istanti della vita di mia figlia è doloroso", ha spiegato. "Non so nemmeno chi ci dia ancora la forza per andare avanti, solo Ilaria può darmi questa forza".
Il padre ha parlato con voce spezzata: "Mia figlia era il nostro sole, aveva tanti sogni come ogni ragazza della sua età. Noi non sapevamo che volesse lasciarlo, troppe differenze culturali, avevamo paura". Poi l'appello alla Corte: "Io non chiedo vendetta, ma solo giustizia e la giustizia significa ergastolo". I coniugi Sula hanno anche espresso perplessità su alcuni dettagli: "L'orario non convince, ogni volta cambia versione. Vogliamo chiarezza".
Alla luce di tutti gli elementi emersi, i pm capitolini hanno contestato a Samson le massime aggravanti. Le indagini hanno ricostruito le tre coltellate al collo, il corpo chiuso in una valigia e abbandonato a Capranica Prenestina. Determinante il ruolo della madre Manlapaz, che ha patteggiato due anni per aver pulito il sangue nell'appartamento, favorendo l'occultamento.
Il processo davanti alla III Corte d'Assise di Roma prosegue con la discussione delle parti civili. La famiglia Sula segue ogni udienza con il volto di Ilaria stampato sulle magliette, simbolo di una battaglia per ottenere giustizia.