Non accade spesso che i Ceri lascino la Basilica di Sant’Ubaldo, in vetta al Monte Ingino, dove sono custoditi accanto all’urna che contiene le spoglie incorrotte del Santo. Proprio per questo, lo spostamento avvenuto nella giornata di ieri ha assunto un valore particolare, non solo tecnico ma anche simbolico. I tre Ceri, riconosciuti monumento nazionale e cuore della più profonda tradizione cittadina, sono stati trasferiti eccezionalmente per consentire un intervento di manutenzione e revisione strutturale, necessario a garantirne la conservazione e la sicurezza.
Con il supporto dell’Università dei Muratori e dei due Capitani, e sotto il coordinamento del Comune di Gubbio, i Ceri sono stati prelevati dal luogo più alto e più sacro della città per essere condotti nello spazio destinato alla manutenzione ordinaria. Un’operazione compiuta con rispetto, attenzione e consapevolezza, perché «toccare i Ceri significa toccare la storia viva di Gubbio».

Il Comune di Gubbio ha deciso di affidare l’intervento a un’équipe di restauratori volontari altamente qualificati, che opererà in coordinamento con l’Ufficio Cultura e in costante contatto con la Soprintendenza. Non si tratta di un semplice controllo di routine, ma di un’azione di tutela preventiva su un bene che rappresenta l’identità più profonda della comunità eugubina.
L’intervento si è reso necessario per verificare l’allentamento di due elementi del timicchione dei Ceri di Sant’Ubaldo e San Giorgio, in relazione alle statue dei Santi. L’obiettivo è chiaro: preservare la stabilità strutturale dei Ceri e garantire la sicurezza, nel pieno rispetto della tradizione e dei materiali originali.
«La conservazione dei Ceri non è solo un dovere tecnico, ma un atto di responsabilità verso la città», è il principio che guida l’operazione.
Nel linguaggio ceraiolo, il timicchione – detto anche più raramente miticchione – è, in italiano, il moncone di tronco d’albero che costituisce una delle parti terminali dell’asse portante del Cero. In realtà, i timicchioni sono due: uno inferiore e uno superiore, entrambi sporgenti all’esterno rispetto alla struttura del Cero.

Al timicchione inferiore viene incastrata la cavìa, cioè l’elemento che consente di fissare la barella utilizzata per il trasporto a spalla. Nel timicchione superiore, invece, viene inserita la statua del Santo. Si tratta dunque delle due estremità dell’albero che costituisce la vera e propria spina dorsale del Cero, l’asse strutturale che ne garantisce stabilità ed equilibrio.
Proprio perché sono punti di connessione fondamentali tra la struttura lignea, la base di trasporto e la sommità che sostiene il Santo, i timicchioni richiedono controlli accurati e manutenzioni puntuali. «Intervenire su questi elementi significa intervenire sui nodi strutturali più delicati del Cero», spiegano i tecnici, sottolineando come anche piccoli allentamenti debbano essere verificati con la massima attenzione per garantire sicurezza e corretta conservazione
L’intervento vede impegnata una squadra di restauratori volontari altamente specializzati, in stretta collaborazione con il Comune e sotto la supervisione della Soprintendenza. È un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni e competenze del territorio, che dimostra come la tutela del patrimonio possa essere anche un atto di partecipazione civica.
Ogni operazione viene svolta con criteri conservativi rigorosi, nel rispetto dell’autenticità dei Ceri e della loro funzione simbolica. «Non si tratta di modificare, ma di custodire», è la filosofia che accompagna il lavoro.
Parlare dei Ceri significa parlare della Festa del 15 maggio, uno dei riti più antichi e identitari d’Italia. È importante ricordarlo: la Festa dei Ceri non è una gara e non ha vincitori. Non esistono classifiche né traguardi da tagliare per primi.
È, piuttosto, «una sfida contro se stessi», un gesto collettivo di dedizione, fatica e appartenenza, che ogni anno rinnova il legame tra la città e la sua storia. È la Festa di tutti gli eugubini, perché rappresenta un patrimonio condiviso che va oltre il singolo aspetto religioso, pur rimanendo profondamente legato alla figura di Sant’Ubaldo.
Da secoli, la Festa dei Ceri viene trasmessa di generazione in generazione. Non è solo un evento, ma un linguaggio simbolico fatto di gesti, regole non scritte, rispetto e sacrificio fisico.
«I Ceri non appartengono a una generazione, ma alla storia di Gubbio», ed è per questo che la loro tutela riguarda tutti.
Il riconoscimento dei Ceri come monumento nazionale impone un livello di attenzione ancora maggiore. La verifica strutturale e la manutenzione non sono solo atti tecnici, ma scelte di responsabilità culturale. Tradizione e sicurezza non sono in contrasto: si rafforzano quando c’è consapevolezza del valore di ciò che si custodisce.

Lo spostamento eccezionale dei Ceri dalla Basilica di Sant’Ubaldo e l’avvio della manutenzione rappresentano un gesto di grande rispetto verso il simbolo più profondo della città. «Custodire i Ceri significa custodire l’anima di Gubbio».
Un’operazione silenziosa ma fondamentale, che guarda al futuro senza tradire il passato, e che conferma come la Festa dei Ceri sia, oggi come ieri, il cuore vivo della comunità eugubina.
(Lo spaccato del Cero è da: La Forma, gli Uomini, la Corsa dei Ceri della Città di Gubbio, di Vincenzo Ambrogi e Mario Farneti, seconda edizione 2025)