Londra non è solo una skyline di grattacieli e un frenetico centro finanziario. Per una quindicina di manager e imprenditori umbri, per quattro giorni è stata un’aula a cielo aperto, un laboratorio avanzatissimo dove toccare con mano il futuro della leadership e dell’intelligenza artificiale. Si è chiusa con un bilancio più che positivo la terza edizione della London Immersion, l’esperienza formativa d’eccellenza promossa da Umbria Business School, la scuola di alta formazione di Sistemi Formativi Confindustria Umbria, realizzata in collaborazione con la prestigiosa UCL School of Management, tra i primi atenei al mondo per ricerca e impatto scientifico.

Il cuore del progetto, guidato didatticamente dal professor Paolo Taticchi, vicedirettore della UCL School of Management e principal architect del percorso, è stato un dialogo serrato con i protagonisti della nuova frontiera tecnologica e manageriale. L’esperienza si è aperta con un’immersione diretta nelle viscere dell’innovazione: una visita esclusiva all’University College London, presso il Dipartimento di AI & Robotics. Un assaggio concreto di come macchine e algoritmi stiano già ridisegnando modelli organizzativi, processi decisionali e il mercato stesso delle competenze professionali.
La seconda giornata, ospitata nel cuore di Canary Wharf, ha fatto sul serio con il percorso “Leadership in Action: Inspiring, Influencing and Integrating Change in the Age of AI”. Accanto al professor Taticchi, sono saliti in cattedra docenti del calibro di Raina Brands e Blaine Landis, insieme all’esperto di AI Giovanni Giamminola, per una full immersion dedicata alle sfide che i leader sono chiamati ad affrontare in un’economia sempre più plasmata dall’intelligenza artificiale.
Uno dei momenti più attesi e carichi di ispirazione è stato l’incontro con Francesca Carlesi, CEO UK di Revolut, intervistata da Simone Filippetti de Il Sole 24 Ore. La manager ha tracciato con schiettezza il suo percorso nella finanza internazionale, tra Londra e New York, offrendo ai presenti un esempio tangibile e potente di leadership femminile ai vertici di una realtà globale valutata 70 miliardi di dollari.

Il viaggio nel futuro dei manager umbri non si è fermato alle aule universitarie. La terza giornata ha mescolato saperi diversi, partendo da un pranzo riservato a Casa Cucinelli London, dove il gruppo ha dialogato con Andrew Shepperd, co-fondatore di Entrepreneurs Hub. Subito dopo, il salto nella storia e nelle istituzioni: la delegazione è stata accolta a Palazzo di Westminster, sede del Parlamento del Regno Unito, per una visita che ha permesso di assistere ai lavori della Camera dei Lord e a una seduta dei Comuni.
È in questa cornice di altissimo profilo che si è tenuto il panel “Leadership and Innovation: The Italian Business Voice at Westminster”, moderato ancora una volta da Simone Filippetti, un confronto dedicato al ruolo specifico che le imprese italiane possono giocare nei processi di trasformazione globale. A chiudere la giornata, una lectio alla London School of Economics del professor Brunello Rosa sulla geopolitica dell’intelligenza artificiale, a ricordare come nessuna innovazione tecnologica sia scollegata dagli equilibri internazionali.
L’ultimo atto si è consumato all’Istituto Italiano di Cultura, con un panel sulla disruption generata dall’AI, al quale è intervenuto anche Francesco Bongarrà, Direttore dell’Istituto e Presidente dell’Autorità Garante per l’Informazione della Repubblica di San Marino. Un sigillo istituzionale a un’esperienza che ha fatto della contaminazione il suo punto di forza.

Le competenze acquisite e le connessioni tessute in questi giorni intensi sono ora un capitale prezioso da reinvestire in patria. “La London Immersion – ha sottolineato il Presidente di Umbria Business School, Riccardo Stefanelli – rappresenta uno sguardo sul futuro che desideriamo portare anche nel nostro territorio. Le esperienze vissute dai partecipanti dimostrano che l’innovazione nasce quando si ha il coraggio di confrontarsi con ciò che accade nel mondo”.
“Le competenze e le idee riportate da questa iniziativa - ha aggiunto Stefanelli - possono diventare un motore prezioso di crescita per l’Umbria”.
Un’affermazione che suona come un programma. Perché la vera sfida, per questi manager e imprenditori, inizia ora: tradurre la visione londinese in progetti concreti per le loro aziende, contribuendo a scrivere, anche dall'Umbria, un pezzo del futuro industriale del Paese.