16 Mar, 2026 - 16:45

“Ho vissuto nel terrore”: braccialetto elettronico per l’uomo che a Città di Castello maltrattava la compagna

“Ho vissuto nel terrore”: braccialetto elettronico per l’uomo che a Città di Castello maltrattava la compagna

Una relazione di coppia segnata da violenze, minacce e sopraffazione che, dopo anni di paura taciuta, approda nelle aule giudiziarie. Un uomo, nato nel 1982 e già gravato da precedenti di polizia, è destinatario di un’ordinanza cautelare di divieto di avvicinamento alla compagna, con applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal G.I.P. di Perugia su richiesta della Procura. A eseguire il provvedimento è stato il personale del Commissariato di Città di Castello, dopo che la donna ha trovato la forza di presentarsi in questura e sporgere querela, raccontando un quadro di maltrattamenti in famiglia fatto di gravi minacce, vessazioni e aggressioni, aggravato dall’abuso di alcol dell’uomo e da un clima di terrore costante in casa. Gli accertamenti degli investigatori hanno delineato un grave quadro indiziario, ritenuto sufficiente a imporre una misura restrittiva per prevenire nuovi episodi e proteggere l’incolumità della vittima.

Dalla paura silenziosa alla denuncia: la donna trova il coraggio di parlare

A rompere il muro di omertà e paura è stata proprio la vittima, una donna che ha deciso di varcare la soglia del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Città di Castello per raccontare l’inferno vissuto quotidianamente. Gli investigatori, ascoltando il suo racconto, hanno ricostruito una dinamica familiare ormai insostenibile, caratterizzata da una escalation di violenza fisica e psicologica.

La donna ha riferito agli agenti di essere stata più volte vittima di comportamenti violenti da parte del compagno. Nella sua denuncia, messa a verbale con il supporto degli specialisti della Polizia di Stato, ha descritto un rapporto di soggezione costante, fatto di “gravi minacce, vessazioni continue e vere e proprie aggressioni”. Un elemento che emerge con forza dagli atti è il ruolo dell’abuso di alcol da parte dell’uomo, classe 1982, che alimentava e aggravava gli episodi di violenza, rendendo il clima domestico una trappola di paura.

“Si presentava a casa in stato di alterazione e la situazione degenerava subito”, avrebbe raccontato la donna agli investigatori, descrivendo un’escalation di tensione che rendeva la quotidianità un incubo. Un clima di terrore che, secondo quanto emerso, si protraeva nel tempo, logorando la vittima e tenendola in uno stato di costante soggezione psicologica.

Indagini lampo e un quadro indiziario grave: la richiesta della Procura

La macchina investigativa del Commissariato di Città di Castello si è messa subito in moto. Gli agenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Perugia, hanno avviato accertamenti serrati per verificare quanto denunciato. Le dichiarazioni della vittima, ritenute coerenti e dettagliate, hanno trovato riscontri in un contesto familiare che appariva ormai degradato e pericoloso.

All’esito degli accertamenti, che hanno evidenziato un grave quadro indiziario a carico dell’uomo, l’Ufficio di Polizia ha ritenuto necessario richiedere all’Autorità Giudiziaria l’applicazione della misura più stringente: la custodia cautelare in carcere. La richiesta, firmata dagli inquirenti, mirava a un duplice obiettivo: evitare la commissione di ulteriori episodi analoghi e tutelare concretamente l’incolumità della vittima, interrompendo in modo netto una situazione di reiterata violenza e sopraffazione.

Le indagini avevano delineato la personalità di un uomo capace di atti violenti e prevaricatori, la cui pericolosità sociale era acuita dall’abuso di sostanze alcoliche. Gli investigatori hanno parlato di una situazione di reiterata violenza, soprattutto psicologica, che aveva ormai minato alla base il rapporto di coppia, riducendo la vittima in uno stato di paura e isolamento.

La decisione del GIP: “Braccialetto elettronico e divieto di avvicinamento”

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Perugia, chiamato a valutare la richiesta della Procura, ha condiviso pienamente il quadro indiziario e la gravità dei fatti contestati. Tuttavia, nell’emettere il provvedimento, ha optato per una misura cautelare comunque restrittiva ma proporzionata, ritenendo adeguato il divieto di avvicinamento alla parte offesa.

Una decisione che arriva dopo aver soppesato la necessità di proteggere la donna con l’applicazione di un controllo serrato. Per questo, il GIP ha disposto anche l’applicazione del braccialetto elettronico, il dispositivo che permette alle forze dell’ordine di monitorare costantemente gli spostamenti dell’indagato e garantire una “zona di sicurezza” intorno alla vittima. Il provvedimento è stato immediatamente notificato e fatto osservare dagli agenti del Commissariato di Città di Castello, che hanno materialmente eseguito l’ordinanza e attivato le procedure per il monitoraggio.

L’inchiesta, coordinata dal Procuratore della Repubblica Raffaele Cantone, resta ora aperta per ulteriori approfondimenti. L’indagato, assistito da un difensore, ha la facoltà di presentare memorie e chiedere interrogatori per chiarire la sua posizione. Nel frattempo, grazie al suo coraggio e al tempestivo intervento della Polizia, la donna può finalmente iniziare a vivere senza il terrore di quell’ombra.

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Federico Zacaglioni
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