La lite è esplosa ancora una volta dentro le mura di casa, ma questa volta qualcuno ha preso in mano il telefono e ha chiamato aiuto. Dopo l’ennesimo episodio di violenza, la vittima ha contattato il 112 e poi ha trovato il coraggio di presentarsi in commissariato per raccontare anni di richieste di denaro, insulti, minacce di morte, una quotidianità schiacciata dalla paura e dall’abuso di alcol del familiare violento. Da quella denuncia è partita l’indagine della Polizia di Stato di Città di Castello, che ha ricostruito un quadro di maltrattamenti abituali ai danni di più componenti della stessa famiglia.
Su richiesta della Procura della Repubblica di Perugia, il Gip ha disposto l’allontanamento dell’uomo dalla casa e il divieto di avvicinamento ai conviventi, misura cautelare eseguita nelle scorse ore dagli agenti del commissariato tifernate. Un provvedimento pensato per fermare subito la spirale di violenza, soprattutto psicologica, e restituire sicurezza alle vittime.

L’episodio che ha fatto scattare la reazione è stato soltanto l’ultimo di una lunga serie. Dopo una violenta lite, un familiare ha chiamato le forze dell’ordine. Ma è stato il passo successivo a cambiare le cose: la decisione di recarsi in commissariato e sporgere querela. Qui, tra le pareti dell’ufficio, è emerso il racconto di una vita domestica trasformata in un incubo.
La vittima ha descritto comportamenti vessatori e violenti protrattisi nel tempo, caratterizzati da continue richieste di denaro, insulti e reiterate minacce di morte. Un clima di costante paura e soggezione, reso ancora più pesante dalla dipendenza dall’alcol del presunto maltrattante.
“In più occasioni la vittima era stata costretta a contattare il Numero Unico di Emergenza 112, richiedendo l’intervento delle Forze dell’Ordine per interrompere le condotte aggressive”, si legge nel comunicato della Procura. Una dinamica ormai insostenibile, che aveva trasformato la casa da luogo di sicurezza in un campo di tensione permanente.

Sulla base della querela e delle successive indagini, gli agenti del commissariato di Città di Castello hanno approfondito gli accertamenti, sentendo varie persone informate sui fatti. Il materiale raccolto ha permesso di delineare un grave quadro indiziario a carico dell’uomo, tanto da spingere la Procura a chiedere un intervento immediato.
L’ufficio guidato dal Procuratore della Repubblica Raffaele Cantone ha ritenuto necessario richiedere l’applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai conviventi. L’obiettivo dichiarato è duplice: “evitare la commissione di ulteriori episodi analoghi e quindi a tutelare l’incolumità delle vittime, interrompere una situazione di reiterata violenza, soprattutto psicologica, e sopraffazione”.
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha condiviso la ricostruzione accusatoria e ha emesso il provvedimento, che è stato immediatamente eseguito dal personale della Polizia di Stato. L’uomo è stato allontanato dall’abitazione e gli è stato vietato di avvicinarsi ai familiari conviventi.
Un intervento che segna una linea netta, una tregua forzata dopo anni di soprusi. Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, ha firmato la richiesta inviata al Gip. La misura cautelare rappresenta uno strumento di protezione immediata, una barriera giuridica e fisica eretta attorno alle vittime, nella speranza di consentire loro di riappropriarsi di uno spazio di vita sereno e libero dalla paura.
L’episodio di Città di Castello riporta l’attenzione sul fenomeno dei maltrattamenti in ambito familiare, un reato spesso sommerso, che trova il coraggio di emergere solo quando la disperazione supera la paura. L’intervento delle istituzioni, in questo caso, è arrivato dopo un lungo stillicidio di violenze, ma ha il pregio di aver interrotto una spirale pericolosa, restituendo, almeno sul piano formale, un primo barlume di sicurezza a chi aveva smesso di sentirsi al sicuro nella propria casa.