Il sogno di un polo universitario LUMSA a Gubbio, che avrebbe dovuto sorgere nell’ex Seminario di San Martino, sembra essersi smarrito tra riprese e pause, investimenti pianificati e attese non ancora soddisfatte. A lanciare l’allarme lo scorso 10 giugno vivogubbio.com, ripreso dai consiglieri comunali Diego Guerrini e Luigi Girlanda, che hanno protocollato un’interpellanza scritta per fare chiarezza sulla vicenda.
Tutto comincia nel 2010, quando LUMSA manifestò all’Amministrazione comunale l’intenzione di istituire a Gubbio un polo di alta formazione. L’immobile individuato fu l’ex Seminario, di proprietà comunale, ritenuto ideale per accogliere circa 700 studenti all’anno, pluriprovinciali, con la ricavabilità di circa 35 posti letto.
Ma già nell’autunno del 2012 la trattativa si arenò. Il Cda della LUMSA respinse l’offerta di acquisto del Comune — pari a 6 milioni di euro — preferendo concentrare risorse altrove, in particolare verso investimenti deliberati a Palermo.
Negli anni successivi il dialogo riprese, grazie anche al sostegno della Diocesi di Gubbio, fino alla stipula di una convenzione che sembrava promettere una via d’uscita efficace. Nel novembre 2015 si siglò un protocollo d’intesa: il Comune avrebbe concesso l’ex Seminario alla Diocesi, la quale avrebbe a sue spese eseguito i lavori necessari per renderlo agibile per LUMSA. Quest’ultima si impegnava ad attivare master, summer school, convegni e festival culturali in modo continuo e sistematico.
Il piano di adeguamento, presentato dalla Diocesi, stimò una spesa complessiva di 850.000 euro, da coprire grazie a un finanziamento importante erogato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.
Eppure, malgrado gli accordi, il progetto non è ancora diventato realtà. Nel luglio 2021, TRG Media riportava che il campus LUMSA a Gubbio sembrava svanire: l’università non sarebbe più disponibile a gestire direttamente l’ex Seminario, pur confermando l’intenzione di svolgere qui master; ma l’immobile sarebbe invece destinato temporaneamente ad altro uso, ospitando classi del locale istituto scolastico Ottaviano Nelli.
Un altro segnale di difficoltà venne già nel novembre 2020, quando l’allora sindaco Stirati lanciò un appello affinché l’Università onorasse gli impegni assunti, lasciando intendere di un prolungato stallo.
I consiglieri Guerrini e Girlanda chiedono risposte su diversi fronti:
Se i lavori di adeguamento dell’immobile siano stati effettivamente realizzati, in osservanza degli accordi.
Se LUMSA abbia effettivamente attivato i corsi, master, festival previsti.
Come intenda agire il Comune, in rapporto al finanziamento destinato all’edificio di sua proprietà.
Quanti e quali eventi formativi si siano tenuti finora nell’immobile.
Se e come si intenda proseguire lungo il percorso tracciato dal protocollo d’intesa in essere.
Queste richieste, secondo i consiglieri, sono fondamentali vista la natura pubblica dell’immobile e le attestazioni formali già siglate.
Oltre agli aspetti contrattuali e alle questioni amministrative, il progetto LUMSA a Gubbio rappresenta una opportunità strategica per la città.
Un polo universitario stabile significherebbe:
Attrazione di studenti e famiglie da tutta Italia e dall’estero, con un impatto positivo sull’economia locale (ricettività, ristorazione, servizi).
Formazione di alto livello in un contesto ricco di storia e cultura, in grado di creare sinergie con eventi già consolidati come il Gubbio Doc Fest, il Festival del Medioevo o iniziative promosse dal mondo associativo.
Valorizzazione del patrimonio immobiliare, trasformando l’ex Seminario in un centro pulsante di vita accademica e culturale, invece che in un edificio sottoutilizzato.
Innovazione e ricerca: master e summer school legati a settori strategici (turismo sostenibile, beni culturali, comunicazione digitale, green economy) potrebbero diventare motori di sviluppo per l’intero territorio.
“La presenza di un ateneo come LUMSA a Gubbio potrebbe fare da volano per l’economia e la cultura locale”, osservano vari operatori del settore turistico e culturale. “Non solo studenti e docenti: eventi, convegni e attività collaterali alimenterebbero un indotto importante”.
In Umbria, esperienze analoghe mostrano come la collaborazione tra atenei e amministrazioni locali possa generare risultati concreti. A Foligno, ad esempio, il centro per la formazione infermieristica ha consolidato il ruolo della città nel settore sanitario. A Spoleto, corsi universitari legati al restauro e alla musica hanno portato nuova linfa al tessuto culturale.
Gubbio potrebbe seguire percorsi simili, puntando sulle proprie eccellenze: patrimonio artistico, tradizione francescana, vocazione turistica e ambientale. La sfida è quella di calare la formazione universitaria dentro la specificità del territorio, creando un’offerta unica e attrattiva.
Il percorso che avrebbe dovuto portare LUMSA nel cuore storico della città, trasformando l’ex Seminario in un campus vivo e animato da attività culturali e formative, è ancora sospeso tra buone intenzioni e realtà da realizzare.
Non si tratta di individuare colpe, ma di riprendere in mano il progetto con determinazione, aggiornandolo alle esigenze attuali della città e degli studenti.
Come ricordano i promotori dell’interpellanza: “Il patrimonio pubblico va reso operativo, con trasparenza e coerenza, perché la città non può permettersi di perdere un’occasione così importante per il suo futuro”.
Il tempo passato ha complicato il quadro, ma non cancellato la prospettiva: un polo universitario LUMSA a Gubbio resta una strada ancora aperta, capace di rilanciare la città sul piano formativo, economico e culturale.